Israele, con l’Iran alle porte serve risolvere la questione palestinese

Ormai della questione palestinese ne hanno le scatole piene anche gli arabi che pure l’hanno inventata. Non lo possono dire apertamente ma la decadenza della ANP da un lato e quella di Hamas dall’altro a causa dello stop ai finanziamenti a pioggia da parte dei paesi arabi del Golfo non ha bisogno di conferme, è evidente.

Il problema quindi, almeno per Israele, non sono i paesi arabi sebbene ogni tanto tirino fuori il discorso più ad uso interno che altro. Il problema sono le istituzioni mondiali ed europee che continuano incredibilmente a mandare soldi a pioggia alla ANP e, soprattutto, è la vastissima galassia di odiatori che ha fatto della questione palestinese un’arma di delegittimazione di Israele e un business molto lucroso.

Nel suo discorso all’Onu Netanyahu ha parlato del cambiamento in atto nel mondo arabo in merito al modo si vedere Israele

Vedete, il più grande cambiamento di atteggiamento nei confronti di Israele è in atto altrove. E’ in atto nel mondo arabo. I nostri trattati di pace con l’Egitto e la Giordania continuano ad essere ancore di stabilità in un Medio Oriente instabile. Ma devo dirvi questo: per la prima volta nella mia vita, molti altri Stati della regione riconoscono che Israele non è il loro nemico. Essi riconoscono che Israele è loro alleato. I nostri nemici comuni sono l’Iran e l’ISIS. I nostri obiettivi comuni sono la sicurezza, la prosperità e la pace. Credo che nei prossimi anni lavoreremo insieme per raggiungere questi obiettivi collaborando apertamente (Benjamin Netanyahu all’Onu)

Le intenzioni di Netanyahu sono buone e lodevoli, gli appunti sui nemici comuni di Israele e degli arabi – Iran e ISIS – sono precisi e puntuali e la speranza di future collaborazioni non è per nulla campata in aria. Ma su tutto aleggia quel maledetto spettro che è la questione palestinese. Fino a quando la questione palestinese continuerà a resistere non ci sarà modo né per Israele né per i paesi arabi di collaborare apertamente per combattere Iran e ISIS e regalare al Medio Oriente una stagione di pace e prosperità. Il problema è che da parte palestinese e, soprattutto, da parte di chi con il business palestinese ci si arricchisce, non c’è nessuna volontà di risolvere il problema. Anzi, fanno di tutto per vanificare qualsiasi sforzo.

Ora, il problema è che mentre si perde tempo dietro a questa ormai assurda vicenda qualcuno ne approfitta per aumentare la sua minaccia a Israele e a tutto il Medio Oriente. Il primo a rendersi conto della gravità del momento è il Presidente palestinese, Mahmud Abbas alias Abu Mazen, che non perde occasione per alzare l’asticella delle richieste e delle pretese oltre che a falsificare in maniera tragicomica la storia. Abbas sa benissimo che sia Israele che gli Stati arabi hanno altre gatte da pelare ma che fino a quando la questione palestinese sarà irrisolta non potranno dedicarsi ai veri nemici.

Cosa fare allora? In un mondo normale basterebbe ascoltare le allucinanti parole di Abbas all’Onu e la replica di Netanyahu per abbandonare i cosiddetti palestinesi al loro destino

Signore e signori, se le abitudini sono dure a morire alle Nazioni Unite, le abitudini palestinesi muoiono ancora più difficilmente. Il presidente Abbas ha appena attaccato da questo podio la Dichiarazione Balfour. Sta preparando una causa contro la Gran Bretagna per questa dichiarazione del 1917. Quasi 100 anni fa – parla come bloccato nel passato. I palestinesi potrebbero altrettanto bene citare in giudizio l’Iran per la Dichiarazione di Ciro, che ha permesso agli ebrei di ricostruire il nostro tempio di Gerusalemme 2500 anni fa. A pensarci bene, perché non una class action palestinese contro Abramo per l’acquisto di quel pezzo di terra a Hebron dove i patriarchi e le matriarche del popolo ebraico sono stati sepolti 4.000 anni fa? Non state ridendo. E’ assurdo come questo. Citare in giudizio il governo britannico per la Dichiarazione Balfour? Sta scherzando? E questo viene preso sul serio qui? Il presidente Abbas ha attaccato la Dichiarazione Balfour, perché ha riconosciuto il diritto del popolo ebraico ad un focolare nazionale nella terra di Israele. Quando le Nazioni Unite hanno sostenuto la creazione di uno Stato ebraico nel 1947, hanno riconosciuto la nostra storia ed i nostri diritti morali nella nostra patria e per la nostra patria. Eppure oggi, quasi 70 anni dopo, i palestinesi si rifiutano ancora di riconoscere tali diritti – non il nostro diritto ad una patria, non il nostro diritto ad uno Stato, non il nostro diritto a nulla. E questo rimane il vero nocciolo del conflitto: il persistente rifiuto palestinese di riconoscere lo stato ebraico in qualsiasi confine. Vedete, questo conflitto non tratta di “insediamenti”. Non è mai stato così (Benjamin Netanyahu all’Onu)

ma purtroppo non viviamo in un mondo normale altrimenti nessuno darebbe peso alla questione palestinese che ormai si trascina stancamente da quasi 70 anni. E così ci troviamo ancora a fare i conti con questa favoletta e lo facciamo in un momento veramente difficile e pieno di pericoli. La soluzione più logica sarebbe quella di cancellare la questione palestinese da qualsiasi contesto e da qualsiasi media concentrandoci solo sulle cose serie, ma è oggettivamente impossibile a causa degli eserciti di odiatori e di magnaccia. Poi i palestinesi con i loro attentati sanno come fare per “restare sul pezzo”. Purtroppo temo che Israele dovrà fare i conti con questo problema e lo dovrà fare in fretta per poi occuparsi del vero pericolo mortale, l’Iran. E’ una trappola dalla quale sarà difficile uscire perché Abbas è un furbone è non mollerà tanto facilmente l’osso così come non lo molleranno gli Ayatollah. Ma abbiamo visto che con le buone non è risolvibile, quasi 70 anni di concessioni e tentativi andati a vuoto ne sono la prova. E allora tanto vale fare i falchi, tanto vale scegliere la via della decisione unilaterale e prendere le decisioni anche per i palestinesi, tanto qualsiasi soluzione verrà loro proposta non verrà accettata. Che sia Israele a stabilire una linea di confine, poi i palestinesi faranno come vogliono. Il pericolo iraniano si fa sempre più vicino e a Gerusalemme davvero non possono più star dietro alle follie palestinesi.

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