Secondo Protocollo

Israele: rapporto intelligence delinea quadro drammatico

Si è tenuta ieri sera una riunione tra i responsabili dell’intelligence israeliana con lo scopo di preparare quella prevista per oggi tra gli stessi responsabili dell’intelligence e i Ministri legati alla sicurezza di Israele (Difesa, Esteri, vari viceministri e generali). Lo scopo è quello importantissimo di stabilire le linee da adottare nell’immediato e nel medio-lungo periodo in termini di difesa di Israele.

Il rapporto del Mossad – Il rapporto presentato ieri sera dai responsabili del Mossad è stato suddiviso in diverse “aree” in quanto le minacce alla sicurezza di Israele arrivano da diverse parti e non tutte hanno la stessa tempistica di prevenzione e quindi di intervento:

  • La minaccia iraniana – E’ considerata la più importante anche se sulle “tempistiche di intervento” ci sono effettivamente pareri discordanti. Alcuni sostengono che si debba intervenire subito e a sostegno della loro ipotesi portano prove inconfutabili che l’Iran si sta effettivamente avvicinando a grandi passi alla cosiddetta “linea rossa” o “punto di non ritorno”, quel punto cioè che renderà il programma nucleare iraniano non più reversibile o rallentabile nemmeno con un attacco militare. Altri, specie la sezione che monitora gli effetti delle sanzioni internazionali sull’Iran, propendono per spostare in avanti la data limite in cui l’Iran supererà la linea rossa. Si tratta di pochi mesi, ma potrebbero essere fondamentali per tante ragioni. Ieri i media israeliani hanno diffuso la notizia di un accordo segreto tra Obama e gli ayatollah che escluderebbe un intervento americano in cambio di una mancata ritorsione iraniana su obbiettivi strategici americani nel Golfo Persico. La notizia è stata seccamente smentita ieri sera dal portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ma la smentita (piuttosto fiacca) non ha convinto nessuno. In effetti il Mossad ha presentato diverse prove a sostegno di questa ipotesi oltre a prove inoppugnabili sulla campagna condotta da intelligence e media americani vicini a Obama per svelare i piani di attacco all’Iran. Il punto fondamentale comunque è quello di stabilire una data esatta entro la quale l’Iran supererà la “linea rossa” e la riunione di oggi servirà proprio a questo. Poi tale data verrà comunicata a Obama forse attraverso il capo della CIA, David Petraeus, che voci insistenti danno in Israele nel tentativo di ricucire la gravissima situazione scaturita a seguito delle rivelazioni di stampa di ieri.
  • La minaccia egiziana – Per la prima volta dalla caduta di Mubarak si è parlato apertamente di “minaccia egiziana”. Il neo presidente egiziano, Mohammed Morsi, sta continuando con la sua epurazione dei vertici militari. Ieri a “pensionato” altri 70 generali legati ai vecchi vertici militari. Una vera e propria epurazione che non è la conseguenza di un mancato sostegno dell’esercito alla rivoluzione egiziana (i militari l’hanno sostenuta quasi da subito) ma è un modo di tagliare completamente i ponti con quella gerarchia militare che per anni ha collaborato pacificamente con Israele. In sostanza, secondo il Mossad, Morsi è fermamente intenzionato a rivedere tutti i rapporti con Israele e di rivederli in peggio. Per fare questo sta mettendo ai vertici dell’esercito i “suoi generali”, cioè quelli legati alla Fratellanza Musulmana. Questo preoccupa molto l’intelligence israeliana anche perché questa situazione potrebbe trasformarsi in sostegno più o meno aperto ad Hamas.
  • La minaccia siriana – E’ quella più imprevedibile soprattutto perché non si ha un quadro preciso di chi siano i ribelli che combattono contro Assad. Il problema maggiore è quello delle armi chimiche in mano al regime siriano che potrebbero finire in mano agli Hezbollah libanesi o ad altri gruppi terroristici. Fino a qualche settimana fa le armi chimiche siriane erano custodite nella base di al-Safira a nord-ovest di Damasco. Ma da un paio di settimane sono state spostate in un deposito situato nei pressi della cittadina di Jdaidid Yabws, posizionata su una strada a scorrimento veloce che arriva direttamente in Libano, a pochissimi Km dal confine libanese e quindi a pochi minuti da Hezbollah. Questo preoccupa molto l’intelligence israeliana anche a seguito delle rinnovate minacce lanciate proprio ieri dal Leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che ha fatto chiaramente intendere di essere in possesso (o lo sarà a breve) di armi di distruzione di massa. Confermata dal Mossad anche la presenza di diverse migliaia di pasdaran iraniani in Siria, un altro fatto che non lascia per niente tranquilli.
  • La minaccia Hamas e Jihad Islamica – Direttamente legata alla minaccia egiziana soprattutto per l’attuale situazione nel Sinai. A dispetto delle promesse gli egiziani non stanno facendo niente per fermare l’afflusso di armi e terroristi che dal Sinai si muove verso la Striscia di Gaza. Il Mossad ha informazioni precise in merito alla consegna di diversi missili Grad ad Hamas, missili che a quanto pare sono passati tranquillamente sotto gli occhi dei militari di frontiera egiziani. Il sospetto è che sia proprio l’Egitto a favorire l’ingresso di armi nella Striscia di Gaza. Diverse fonti di informazione affermano che per ottobre la Jihad Islamica, con il beneplacido di Hamas, stia preparando una offensiva a base di lancio di missili. Il Mossad giudica molto importante anche il rischio di rapimenti, sia di civili israeliani che di militari. Secondo una informazione precisa ci sarebbe l’ordine da parte dei vertici della Jihad Islamica di rapire cittadini israeliani.

Dalle poche informazioni che abbiamo potuto raccogliere appare quindi un quadro molto fosco della situazione che riguarda la sicurezza di Israele. E’ un Paese praticamente circondato che si trova ad affrontare sfide letali per la sua sopravvivenza come, forse, non ha mai affrontato. Non c’è solo la minaccia esistenziale portata avanti dall’Iran, ma ci sono una serie di minacce concentriche che hanno in comune la drammaticità dell’imminenza. Questo è il quadro in cui oggi il Governo israeliano è costretto a muoversi consapevole che quello che dovrebbe essere il maggiore alleato, gli Stati Uniti, sono in effetti direttamente responsabili di questa attuale situazione che altro non è che il frutto della scellerata politica estera di Barack Obama.

Sharon Levi