Secondo Protocollo

Israele razzista? Una risposta alle accuse di Gideon Levy

Israele razzista? Secondo Gideon Levy si. Anzi, «Israele è il Paese più razzista e allo stesso tempo più ingenuo dell’occidente». Lo scrive il compagno di merende di Amira Hass sul solito Haaretz, ripreso come sempre da Internazionale, un binomio (in ambo i casi) che è il massimo dell’espressione della politica anti-israeliana che qualcuno vuole definire “politically correct”, ma che in realtà è tra le peggiori (e più furbe) espressioni dell’odio verso Israele.

Nonostante per lavoro sia costretta a leggere molti scritti degli “odiatori”, di solito evito accuratamente di leggere quelli di Gideon Levy (e di Amira Hass), perché mi da rabbia vedere cittadini israeliani odiare così tanto il proprio Stato. I loro articoli non sono critiche verso il Governo, che sarebbero pure più che legittime, i loro articoli sono scritti con l’intento di delegittimare lo Stato Ebraico, nella migliore tradizione di odiatori e antisemiti. Questa volta però non mi sono potuta esimere dal leggere questa porcata che già dal titolo era tutto un programma: “Israel is the most naive and racist country in the West”.

Non ho definito l’articolo di Gideon Levy “una porcata” tanto per farlo, lo è veramente. E’ pieno di false indicazioni, di falsi stereotipi, di vere e proprie menzogne e, addirittura, di soluzioni suicide per Israele. La cosa non è nuova per il giornalista arabo con passaporto israeliano che scrive in ebraico ma pensa in arabo. I suoi articoli sono sempre strabordanti di menzogne scritte apposta per “aggraziarsi” il foltissimo pubblico antisemita. Qualche volta passa il segno e questa è una di quelle.

Levy accusa Israele di “non avere una politica per l’immigrazione” mentre gli Stati  vicini (Turchia, Giordania, Libano e via dicendo) “hanno accolto migliaia di profughi palestinesi, curdi, iracheni ecc. ecc.”. Prima menzogna. Israele ha una politica per l’immigrazione e anche particolarmente elastica, solo che deve tenere conto delle sue dimensioni che sono poco più grandi della Lombardia. Questo naturalmente Levy lo sa benissimo, ma fa finta di dimenticarsene. Poi fa un gran ragionamento (prendendo come esempio gli immigrati russi in Israele arrivati a centinaia di migliaia) per arrivare alla conclusione che “Israele farebbe entrare solo gli immigrati bianchi ma non quelli africani e quindi neri”. Conclusione, Israele è razzista. Arriva addirittura ad accusare il Governo israeliano di “aver istigato la popolazione all’odio razziale”, citando i recenti fatti di violenta reazione da parte di cittadini israeliani esasperati  verso alcuni immigrati clandestini, episodi scaturiti da una impressionante escalation di violenze commesse dagli immigrati ai danni di cittadini e donne israeliane (una serie di stupri impressionante). Ma anche in questo caso il giornalista arabo-israeliano fa finta di dimenticarsene (Haaretz non tratta mai di violenze contro gli israeliani) e preferisce inventarsi la “istigazione all’odio razziale”. Ma il vero capolavoro di ipocrisia lo fa alla fine quando dice candidamente: «sia chiaro, la soluzione non è spalancare i cancelli a tutti quelli che chiedono di poter entrare in territorio israeliano, ma l’afflusso di rifugiati deve essere regolamentato e i migranti già arrivati devono essere classificati in base ai pericoli che corrono se li rispedissimo da dove sono venuti». Il ragionamento potrebbe anche filare se si limitasse a quelli già entrati in Israele che non abbiano commesso reati né in Israele né nel loro paese d’origine (perché mica sono tutti rifugiati politici, ci sono ladri, stupratori e assassini tra quelli che chiedono asilo). Ma da qui a pretendere, come fa Gideon Levy, che Israele apra le porte a tutti coloro che bussano affermando di essere “perseguitati nel loro paese” ce ne passa. Ecco dove sta la brillante ipocrisia di Levy, non sostiene che bisogna aprire a tutti ma dalla lista non esclude nessuno.

Caro Gideon Levy, ho l’impressione che tu, come sempre, ti sia buttato a pesce su un singolo episodio che ha visto cittadini esasperati cercare di cacciare da case occupate abusivamente alcuni clandestini dopo che gli stessi si erano macchiati di crimini gravissimi. E il fatto che siano “rifugiati” non cambia lo stato delle cose, cioè che sono dei delinquenti. Lo so, adesso dirai che lo sono diventati per colpa del Governo israeliano che non li ha messi a vivere in bellissime ville sul mare e non li ha nutriti. Certo….tu sei abituato ai parametri di Hamas e pretendi che anche gli altri delinquenti godano degli stessi lussi e privilegi. Ma in ogni Paese civile chi delinque viene arrestato, se è clandestino viene espulso e comunque uno Stato non è tenuto a mantenere gli immigrati clandestini. Pure i rifugiati devono trovarsi un lavoro (e in tanti in Israele lavorano e sono rispettati). Piuttosto, tu che sei così intelligente, mi dovresti spiegare quello che ai miei occhi di povera analista alle prime armi appare come un enorme paradosso: mi spieghi perché questi “rifugiati” fuggono da paesi in guerra, fanno migliaia di chilometri, attraversano deserti tra mille rischi per poi finire in un altro paese in guerra e per di più, stando a quello che dici tu, anche antidemocratico? Non ti sembra strana questa cosa? Non ti sembra un po’ “pilotata”? Un po’ fasulla?

Miriam Bolaffi

2 Comments

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  • Se Gideon Levy é quello della foto, sembrerebbe dalla posa che si tratti di un pensatore in un momento di relax.
    Sia il dito elegantemente in appoggio alla testa, che lo sguardo che punta centralmente non indicano una momentanea particolare attività di pensiero -almeno secondo i canoni della programmazione neurolinguistica- a parte forse una leggera inclinazione del capo, che rivelerebbe un atteggiamento auditivo. Ascolterà forse la sua voce o chissà che.
    Comunque non sembra ricco di idee:
    non ha ancora pensato, per esempio, di indicare a qualcuno il modo per facilitare una immigrazione di massa dall’Africa sub-sahariana verso lo Stato ebraico.
    A tale scopo basterebbe suggerire ad alcuni governi della regione di stornare un po’ di fondi dalle rendite petrolifere a favore dei Beduini del Sinai, in modo da indurli a non cibarsi più di quelle miserie, che derivano dal sequestro o dall’uccisione dei poveri migranti.
    Adeguatamente pagati, i Beduini di cui sopra potrebbero addirittura favorire il transito sul proprio territorio e rinvigorire il movimento migratorio.
    Un vero atto “pacifico” di guerra, che sicuramente troverebbe d’accordo molte anime belle.

  • Se Gideon Levy é quello della foto, sembrerebbe dalla posa che si tratti di un pensatore in un momento di relax.
    Sia il dito elegantemente in appoggio alla testa, che lo sguardo che punta centralmente non indicano una momentanea particolare attività di pensiero -almeno secondo i canoni della programmazione neurolinguistica- a parte forse una leggera inclinazione del capo, che rivelerebbe un atteggiamento auditivo. Ascolterà forse la sua voce o chissà che.
    Comunque non sembra ricco di idee:
    non ha ancora pensato, per esempio, di indicare a qualcuno il modo per facilitare una immigrazione di massa dall’Africa sub-sahariana verso lo Stato ebraico.
    A tale scopo basterebbe suggerire ad alcuni governi della regione di stornare un po’ di fondi dalle rendite petrolifere a favore dei Beduini del Sinai, in modo da indurli a non cibarsi più di quelle miserie, che derivano dal sequestro o dall’uccisione dei poveri migranti.
    Adeguatamente pagati, i Beduini di cui sopra potrebbero addirittura favorire il transito sul proprio territorio e rinvigorire il movimento migratorio.
    Un vero atto “pacifico” di guerra, che sicuramente troverebbe d’accordo molte anime belle.