Israele: sotto attacco globale

Israele – Ieri il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito al quotidiano Yedioth Ahronoth che nell’ultimo anno Israele ha sventato numerosi attacchi terroristici contro cittadini e interessi israeliani in tutto il mondo rivelando anche di un attentato fallito in Sud Africa. «In molti casi l’intelligence non ha reso noti i tentativi falliti da parte dei terroristi, ma è chiaro che siamo di fronte ad un attacco globale contro Israele» ha detto Netanyahu ai giornalisti.

E a giudicare solo dalle ultime informazioni, quelle rese note, non si può certo dare torto al Premier israeliano. Solo negli ultimi mesi si è saputo che attentati sono stati sventati in Azerbaijan (due volte), Kenya, Turchia, Cipro, Thailandia, Bulgaria (uno sventato all’inizio dell’anno) e in Turchia (un tentativo di attaccare il console israeliano a Istanbul). Ogni volta le prove inconfutabili hanno portato all’Iran e a Hezbollah.

Proprio ieri sera Netanyahu ha convocato i vertici del Mossad e dello Shin Bet per decidere la strategia da seguire e per avere ragguagli sull’attentato in Bulgaria, sulla situazione in Siria e sulle mosse da fare per rispondere a questi attacchi. Ma non si sono limitati solo a questo. Hanno valutato l’attacco concentrico portato negli ultimi mesi contro Israele, un attacco che non riguarda solo gli attentati falliti ma che comprende il tentativo di boicottare l’economia israeliana, quello di delegittimare Israele attraverso una campagna mediatica massiccia e il tentativo di “invadere Israele” con migranti e richiedenti asilo, un tentavo quest’ultimo molto sottovalutato ma che nell’ottica dell’attacco concentrico contro Israele ha una sua logica.

Gli attentati – partiamo proprio dagli attentati. Come detto sono stati moltissimi quelli sventati, l’ultimo solo pochi giorni fa a Cipro, un attentato che doveva avvenire con la stessa identica dinamica di quello avvenuto in Bulgaria. Il Mossad ha raccolto prove concrete che il fallito attentatore di Cipro, un libanese affiliato a Hezbollah per sua stessa ammissione (o rivendicazione), aveva gli stessi identici materiali dell’attentatore in Bulgaria. Stesso esplosivo, stessa dinamica (introdursi in un bus di turisti israeliani in aeroporto) e stese fonti di informazioni. Non sarà una sorpresa se si scoprirà che negli ultimi mesi i due erano stati anche negli stessi posti e usato gli stessi contatti. Il materiale sequestrato all’attentatore di Cipro riconduce innegabilmente a Hezbollah come esecutore e all’Iran come mandante. Sono l’alto numero di tentativi di colpire e la dislocazione degli obbiettivi a far dire a Netanyahu che “Israele è sotto attacco globale” anche se il mandante è uno solo: l’Iran.

Il boicottaggio dell’economia israeliana – crescono i Paesi che adottano misure di boicottaggio dei prodotti israeliani e non solo di quelli provenienti dai territori contesi. E’ chiaro che si è di fronte ad una strategia precisa orchestrata da più menti ma che fanno capo ad una sola ideologia, quella dell’antisemitismo e del movimento globale che lo sostiene. Non c’entrano i “poveri palestinesi” nel boicottaggio dei prodotti israeliani anche perché sono i primi a rimetterci, è proprio una iniziativa figlia dell’antisemitismo e dell’odio contro Israele. All’inizio il fenomeno è stato ampiamente sottovalutato dal Governo israeliano ma negli ultimi tempi ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio attacco all’economia israeliana e per questo Israele sta valutando di adottare misure di contrasto.

La campagna mediatica di delegittimazione – della campagna di delegittimazione abbiamo parlato più volte rimproverando al Governo israeliano di “perdere la guerra mediatica” contro i numerosissimi attaccanti. La rete ingoia di tutto, spesso anche falsificazioni talmente palesi da apparire grottesche (qui una piccola galleria di falsi). Per molto tempo anche questo tipo di attacco è stato sottovalutato da Gerusalemme. Ora sembra che le cose stiano cambiando anche grazie all’aiuto di numerosi attivisti a difesa di Israele. Il Governo israeliano sta pensando anche di stanziare dei fondi per sostenere una “contro-campagna mediatica”, una cosa che avrebbe dovuto fare già da un po’ ma che per varie ragioni non ha mai fatto (a dispetto delle innumerevoli e false voci).

Invasione di stranieri e ipotetici richiedenti asilo – La questione potrebbe anche rientrare nella campagna di delegittimazione mediatica e in parte vi rientra visto l’ampio risalto trovato sui media anti-israeliani. Ma la cosa è un tantino più complessa di come appare. Alla base c’è una vera e propria strategia volta a danneggiare l’immagine di Israele nel mondo e a mettere in difficoltà le autorità israeliane, una strategia che, come ha dimostrato un recente rapporto dell’Onu passato per lo più sotto silenzio, coinvolge direttamente l’Eritrea, un Paese alleato dell’Iran di cui poco si parla (lo faremo noi nei prossimi giorni). Il coinvolgimento eritreo parte dai massimi livelli governativi essendo la mente di questa strategia  il Generale Teklai Kifle “Manjus”, comandante della zona militare occidentale dell’Eritrea, un coinvolgimento che riguarda anche il flusso di armi verso la Striscia di Gaza passando per il Sinai e che oltre a far guadagnare al regime eritreo milioni di dollari con il traffico di esseri umani e di armi, serve di rimando all’Iran sia per creare scompiglio in Israele che per armare Hamas. Insomma, gli eritrei, i sudanesi e gli altri immigrarti africani non arrivano per caso in Israele ma ci vengono portati deliberatamente a seguito di una strategia ben precisa orchestrata da Teheran in collaborazione con Asmara. Ma siccome, come detto, la vicenda è molto più complessa di come sembra rimandiamo al rapporto specifico che pubblicheremo i prossimi giorni.

Come si può vedere da questo purtroppo breve (per ragioni spazio) resoconto, Israele si trova a combattere su più fronti essendo attaccato da più parti e con metodi del tutto nuovi che in qualche modo hanno trovato Gerusalemme impreparata a reagire immediatamente a questo attacco concentrico. Però tutto sta ad individuare i nemici e la loro metodologia di attacco, poi ogni singolo attacco potrà essere combattuto. Se sugli attacchi terroristici noi possiamo fare ben poco (ci pensano Mossad e Shin Bet) su tutto il resto l’unica cosa da fare è informare correttamente, ed è quello che vogliamo continuare a fare. Israele, l’ultimo bastione di democrazia in Medio Oriente e ultimo caposaldo contro l’invasione islamica, è sotto attacco e deve essere difeso.

Noemi Cabitza

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