Italiani detenuti all’estero: il vergognoso caso spagnolo di Simone Righi

Premesso che solitamente questa organizzazione non interferisce con le legislazioni di altri Stati o con le sentenze emesse da tribunali di altri Stati, quando nel 2007 Simone Righi venne arrestato a Cadice (Spagna) dalla polizia spagnola ci occupammo subito del caso in quanto aveva contorni decisamente oscuri che facevano superare di gran lunga l’interferenza con la legislazione di uno Stato estero e sforavano nella vera e propria violazione dei Diritti Umani da parte della polizia e della giustizia spagnola ai danni di un cittadino italiano, cosa confermata proprio in questi giorni.

Ma andiamo con ordine e ripercorriamo brevemente la storia di Simone Righi e della sua compagna, Jo Fiori in quanto necessaria a far capire i fatti accaduti (qui trovate tutta la storia nei dettagli). Nel settembre del 2007 i due ragazzi italiani si recano in Spagna per una vacanza. Con Simone e Jo ci sono i loro tre cani, Holly, Vito e Maggie, tutti e tre dotati di “passaporto internazionale” e quindi vaccinati e regolarmente denunciati. Dovendo recarsi a Cadice per una manifestazione i due affidano – a pagamento – i tre cani ad una struttura all’apparenza attrezzata e gestita da una “associazione animalista” di Puerto Real (Cadice). Quando quattro giorni dopo tornano alla struttura per riprendere i cani li trovano morti, letteralmente ammazzati con un veleno paralizzante. Simone e Jo si rendono conto subito che la struttura è un vero e proprio lager per animali e senza esitare chiamano le forze dell’ordine. Arrivano la Policia Nacional, la Guardia Civil e l’Unità Zoofila della Guardia Civil. Così si scopre che il canile era da tempo sotto indagine per maltrattamento animale. Scattano così le denunce contro la pseudo associazione animalista. Nonostante questo il canile rimaneva regolarmente aperto con convenzione con una quindicina di comuni. Per chiedere la chiusure del canile venti giorni dopo viene organizzata dalle associazioni animaliste spagnole una manifestazione a Cadice alla quale prendono parte anche Simone e Jo. E qui iniziano i guai per Simone Righi e per Jo Fiori.

La manifestazione, come dimostrano i filmati e le tante fotografie, si svolge in maniera del tutto pacifica e vede la partecipazione di circa 2.000 persone. A un certo punto però la polizia decide di prendere di mira in maniera deliberata  e sicuramente premeditata (lo dimostreremo in seguito) Simone Righi e Jo Fiori. Simone in particolare cade in un vero e proprio agguato e viene violentemente percosso tanto da fargli perdere i sensi e successivamente arrestato con le gravissime quanto assolutamente ingiustificate accuse di “intento di attentato, resistenza a Pubblico Ufficiale e Disordine Pubblico”. Pochi giorni dopo anche Jo Fiori viene imputata per gli stessi reati senza però essere arrestata. Simone Righi rimane in carcere per due mesi e viene scarcerato dopo un imponente mobilitazione internazionale e dopo l’intervento dell’ex Console di Madrid Sergio Barbanti, del Ministro degli Esteri Franco Frattini, dell’On. Marco Zacchera e di Brigitte Bardot. La cauzione viene fissata a 3.000 euro e a Simone Righi viene impedito di lasciare il territorio spagnolo. Il processo è fissato per il prossimo 4 ottobre 2010 (ma ci torneremo in seguito) e Simone Righi rischia una condanna a dieci anni di carcere solo per aver protestato per l’uccisione dei suoi tre cani e per questo picchiato selvaggiamente dalla polizia spagnola (in coda all’articolo o a questo link troverete il video molto esplicativo del feroce pestaggio).

Ricapitolati brevemente i fatti arriviamo ad analizzare gli eventi che anno portato alla detenzione di Simone Righi e alle spropositiate accuse mosse contro di lui dalla giustizia spagnola, eventi che ci hanno spinto a intervenire in quanto si ravvisano palesi e dimostrate violazione dei Diritti Umani.

1.    La manifestazione animalista di Cadice – alla manifestazione di Cadice per chiedere la chiusura del canile lager hanno preso parte oltre 2.000 persone e secondo tutti i testimoni, corroborati da video e fotografie, tutto si è svolto in maniera pacifica senza che nessuno oltrepassasse i limiti o offendesse qualcuno

2.    L’agguato – l’agguato deliberato e studiato a tavolino contro Simone Righi e Jo Fiori è scattato quando i manifestanti, dopo aver protestato davanti al Municipio di Cadice, si trovavano in una via stretta e senza vie d’uscita (lo dimostrano il video e le fotografie). Secondo un esperto di tecniche antisommossa sentito da Secondo Protocollo, quello è il luogo adatto per organizzare un agguato indirizzato a persone precise e precedentemente individuate. La polizia infatti ha accuratamente evitato gli oltre 2.000 manifestanti e si è diretta con decisione contro i due italiani . Da notare che tra i poliziotti che hanno partecipato all’agguato vi erano anche agenti della “Secreta” una sorta di polizia antiterrorismo. Cosa ci facevano a Cadice per una semplice manifestazione animalista?

3.    Le percosse – come dimostra il video che trovate in coda (o a questo link) Simone Righi non oppone alcuna resistenza ma nonostante questo viene violentemente picchiato tanto da fargli perdere i sensi  (qui la foto).

4.    I motivi della persecuzione – Il ruolo del Comune di Cadice non sembra secondario. Si vuole far pagare a Simone Righi il fatto che abbia denunciato il canile lager e per questo lo abbia fatto chiudere con “grave danno dei comuni che avevano con il canile una convenzione per ripulire le strade dagli animali”. Andando a fondo sul canile e sulla associazione che lo gestiva abbiamo scoperto che diversi parenti di “importanti personalità dei comuni interessati”, in particolare di quello di Cadice, lavoravano nella struttura o era soci della associazione che prendeva “importanti contributi statali” per fare il lavoro sporco. Gli animali arbitrariamente abbattuti sarebbero centinaia.

5.    Il processo e le accuse – il processo, a queste condizioni, rischia di essere del tutto falsato come del resto sono esagerate e smentite dai filmati e dalle immagini le accuse. Accusare chi protesta pacificamente di “intento di attentato” è tipico di posti come l’Iran e non di uno Stato europeo. Picchiare violentemente e deliberatamente una persona pacifica e tipico delle milizie basji non di una polizia europea.

Per questi motivi riteniamo che ci siano tutti gli estremi affinché il Governo italiano metta da parte il “principio di non interferenza” e intervenga direttamente per tutelare i Diritti di Simone Righi. Innanzi tutto chiediamo che un esponente del Consolato prenda parte ufficialmente alle udienze del processo contro Simone Righi e che il Ministero degli Esteri italiano chieda immediate spiegazioni al Governo spagnolo.

Per nostro conto abbiamo inviato tutta la documentazione in nostro possesso alla Corte Europea dei Diritti Umani chiedendo di aprire una indagine urgente sui fatti di Cadice. Copia della documentazione è stata inviata al Parlamento Europeo affinché apra una procedura contro la Spagna per “gravi violazioni del Trattato di Lisbona”. In questa opera chiediamo il supporto di tutti gli organi politici italiani. Il fatto accaduto a Simone Righi è del tutto al di fuori del Diritto Internazionale. La vittima che diventa reo è tipico dei peggiori regimi dittatoriali e non può essere tollerato nel cuore della “modernissima Europa”.

Secondo Protocollo

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