Secondo Protocollo

Italiani in carcere all’estero: Falcone e Nobili liberi. E’ la fine di un incubo….forse

E’ la fine di un incubo durato quasi tre anni, cioè da qual lontano 9 marzo 2007 quando Angelo Falcone e Simone Nobili vennero arrestati dalla polizia indiana con l’infamante accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Ora Angelo e Simone sono liberi, assolti in secondo grado dall’Alta Corte di Shimla.

Finito qui? Beh no, non direi proprio. Angelo e Simone sono stati arbitrariamente arrestati dalla polizia indiana per aver rifiutato di elargire una mazzetta, una grossa mazzetta da 25.000 dollari, accusati di essere in possesso di 18 Kg di hashish (leggasi diciotto kilogrammi) senza che mai nessuno sia stato in grado di vedere il “corpo del reato”, nemmeno nel tribunale di prima istanza dove erano stati condannati a 11 anni di carcere. Sono stati presi e sbattuti in una galera indiana senza aver fatto niente se non essersi rifiutati di sottostare alle prepotenze di alcuni poliziotti. La rete è piena di documenti che raccontano la loro storia, soprattutto il blog del padre di Angelo, Giovanni Falcone, che da tre anni lotta come un leone per i Diritti di suo figlio, quindi non starò a ripercorrere la lunga trafila che ha portato i due ragazzi prima direttamente all’inferno e poi, finalmente, liberi. Quello che a me interessa evidenziare sono le conseguenze di tutto questo, conseguenze che in questo momento sono assimilabili ad altre migliaia di italiani incarcerati all’estero. Quello che mi interessa è evidenziare la lunghissima serie di errori e di mancanze da parte delle autorità italiane nei confronti di Angelo Falcone, Simone Nobili e, in ultima analisi, nei confronti delle loro famiglie.

Partiamo dalle conseguenze sui due ragazzi, sia fisiche che psicologiche. Dopo pochi mesi che erano in carcere in India, nel quale dormivano in terra e mangiavano una ciotola di riso e verdure una volta al giorno, i due ragazzi hanno contratto l’epatite. Il loro fisico era fortemente debilitato. La condizione psicologica fortemente compromessa. Essere in quell’inferno senza aver commesso niente ucciderebbe chiunque. Mi dispiace non poter riproporre i vecchi link agli articoli su questa storia perché ci si renderebbe conto delle sensazioni che si provavano allora, a botta calda. Solo Giovanni Falcone, padre di Angelo ed ex carabiniere in pensione, faceva il diavolo a quattro almeno per migliorare la condizione detentiva dei due ragazzi. Allora ottenere il permesso di telefonare a casa o di essere chiamati in carcere era già una vittoria, poterli far visitare da un giornalista free lance, fargli arrivare dall’Italia un pacco con dei viveri era un sollievo che teneva i due ragazzi attaccati alla vita.

Nei primi tempi in cui i due ragazzi erano stati incarcerati ci furono purtroppo molte mancanze da parte delle autorità consolari italiane in India. La prima visita consolare che ricevettero in carcere avvenne dopo sei lunghi mesi e solo dopo che Giovanni Falcone fece il diavolo a quattro andando in tutte le TV e venendo con il sottoscritto addirittura alla Camera dei Deputati a raccontare la vicenda del figlio. Fino a quel momento nessuno si era interessato né della vicenda, né delle condizioni dei due ragazzi, il tutto dietro al paravento della “non interferenza nella legislazione di un altro Stato”. Che poi ce lo dovrebbero spiegare quale interferenza ci sarebbe stata nel denunciare le condizioni detentive dei due ragazzi, del tutto al di fuori del Diritto Internazionale. Nel frattempo Giovanni Falcone cercava di far avere ai due ragazzi una difesa adeguata dibattendosi in mezzo a mille difficoltà e a esose richieste di denaro da parte di pseudo avvocati, richieste del tutto al di fuori del contesto indiano. Il caso di Angelo Falcone e di Simone Nobili ai quali, come vittima, io aggiungerei Giovanni Falcone, è un caso da manuale per evidenziare l’inadeguatezza della struttura consolare italiana in determinate circostanze, inadeguatezza che abbiamo denunciato nel nostro rapporto dello scorso 17 agosto (lo potete scaricare da questo link). Ho messo anche Giovanni Falcone tra le vittime di questa assurda vicenda perché ritengo che quest’uomo coraggioso sia stato la terza vittima dell’ingiustizia indiana prima e della inadeguatezza delle istituzioni italiane poi.

Ora queste tre vittime dovranno affrontare altri problemi, dal recupero psicologico dei ragazzi fino al pagamento degli avvocati indiani. Il recupero psicologico sarà uno degli scogli più difficili da superare. Noi le vediamo ogni giorno le conseguenza di una detenzione all’estero sulla psiche delle persone detenute che rientrano a casa. Spesso si tratta di persone che comunque un reato lo avevano commesso e che sono state in regime di detenzione in Paesi che non hanno certo condizioni simili a quelle indiane, (USA, Europa ecc. ecc.). Eppure una volta tornati a casa crollano quasi sempre a livello psicologico. Ora immaginatevi che crollo psicologico avranno Angelo e Simone dopo aver passato tre lunghi anni della loro vita da innocenti in una carcere indiano che definire un incubo è puro eufemismo. In tre anni si sono visti la vita completamente capovolta e rovinata da una semplice decisione, quella di andare a passare una vacanza in India. Onestamente confido che lo Stato, dopo aver avuto tante mancanze verso queste tre vittime, voglia quantomeno adoperarsi per aiutarli a superare questi scogli.

In chiusura di questo mio scritto permettetemi di rivolgere prima un elogio del tutto sincero a Giovanni Falcone, l’unico che veramente non ha mai mollato durante questi lunghissimi tre anni, che ha partecipato a decine di trasmissioni, che ha scritto a tutto il mondo, che è andato a congressi, che è arrivato fino all’essere ricevuto dal Ministro Frattini, un uomo che non si è mai chiesto un attimo se suo figlio fosse colpevole o innocente. In tanti lo hanno pure giudicato eccessivo nel suo continuo battere il chiodo, nel suo continuo ricercare e pretendere il Diritto. Beh, Giovanni oggi ha vinto alla faccia di tutto e di tutti (me compreso) che non credevano più in questo epilogo. In seconda battuta mi si permetta di riprendere per l’ennesima volta le nostre istituzioni che in questo settore sono praticamente latitanti fatta eccezione per pochi (troppo pochi) dirigenti della Direzione Generale per gli Italiani all’estero, un po’ come se i Diritti dei cittadini italiani all’estero fossero solo un optional. Non è così e la storia di Giovanni Falcone, di suo figlio Angelo e di Simone Nobili dovrebbe insegnare alle istituzioni che combattere per il Diritto può portare davvero a risultati impensabili. Lo si tenga presente per le altre migliaia di casi ancora in piedi, ci si ricordi che non è “indebita interferenza nella legislazione altrui” quando a essere violati sono i Diritti Fondamentali.