Jihad globale e mondo libero: un abbraccio mortale al quale non riusciamo a sottrarci

E’ indiscutibile che il mondo libero nei confronti dell’Islam abbia fatto male i suoi conti. Negli ultimi anni si era diffusa in occidente la mentalità che ci potesse essere una Islam moderato al quale affidare il controllo dei più grandi Stati musulmani. Le cosiddette “Primavere Arabe” avevano rafforzato questa convinzione.

Inutile fare qui la lunghissima lista di errori fatti dall’occidente e in particolare da Obama e dalla Unione Europea, ci vorrebbe un trattato. Quello che adesso è fondamentale capire è come venire fuori da questa situazione che vede l’intero mondo musulmano, anche quello teoricamente moderato, invasato dalla Jihad globale.

Inutile negare l’evidenza, c’è una grandissima parte del mondo islamico che approva silenziosamente le gesta dello Stato Islamico, ISIS. Migliaia di giovani europei cresciuti in occidente stanno andando a combattere la Jihad oppure hanno deciso di combatterla in casa nostra. Come dice Ben-Dror Yemini «la Jihad non sarebbe l’espressione fondamentale del mondo musulmano, lo è semplicemente diventata».

Negli ultimi tempi abbiamo assistito praticamente inerti alla creazione di califfati islamici persino alle porte dell’Europa, come in Libia. Nel momento in cui scrivo ci giungono notizie che la città nigeriana di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, è circondata e assediata dalle forze di Boko Haram. Decine di migliaia di persone, cristiane e musulmane, stanno fuggendo. Grossi problemi ci sono in Afghanistan e in Pakistan (che ha pure le bombe atomiche). E’ scoppiata la Jihad globale, quella che Papa Francesco per paura di chiamare con il suo vero nome chiama “la terza guerra mondiale a pezzi”.

La risposta occidentale a questa guerra non dichiarata è davvero flebile. In Europa si continua a tollerare manifestazioni pro-ISIS. L’antisemitismo è aumentato a dismisura. Nessuno Stato ha emesso leggi speciali che impediscano ai giovani europei di andare a combattere la Jihad. Anche la cosiddetta “grande coalizione” ideata da Obama per combattere lo Stato Islamico fa acqua da tutte le parti e dire che è ambigua è puro eufemismo. Per fare un esempio, pochi giorni fa il Segretario di Stato americano, John Kerry, parlando alla Mecca ha detto che Al-Arabiya e Al-Jazeera sono “partner importanti nella lotta all’estremismo islamico” quando ambedue le reti ospitano programmi che chiamano alla Jihad globale (si pensi al programma di Yusuf Qaradawi su Al-Jazeera dove l’eminente esponente dei Fratelli Musulmani chiama continuamente allo sterminio degli ebrei e a finire il lavoro lasciato incompiuto da Hitler). Siamo alla cecità più assoluta più che al ridicolo.

E perché, come dicevo ieri, non si danno le armi ai curdi invece di proclamare improbabili e ridicole alleanze contro lo Stato Islamico? Mi spiegate come si fa a fare una alleanza che combatta la Jihad globale incorporando al suo interno Arabia Saudita e Qatar? E come se si volesse combattere una invasione di cavallette con le locuste.

La realtà è che fino a quando il mondo libero non riuscirà a liberarsi degli assurdi stereotipi legati al sogno dell’islam moderato non riuscirà mai a combattere la Jihad globale. Ammettiamo che al momento non esiste un islam moderato, non esistono paesi islamici buoni e cattivi, non esistono all’interno dell’Islam correnti che rinneghino l’idea di portare l’islam in tutto il mondo, cosa che tradotta nei termini islamici si chiama Jihad. Ammettiamo questo e forse saremo ancora in tempo per liberarci dall’abbraccio mortale della Jihad globale. Diversamente prepariamoci a soccombere.

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