La democrazia turca: arrestati decine di giornalisti che contestavano il Governo

Solo nelle ultime settimane sarebbero decine i giornalisti turchi arrestati perché contestavano il Governo di Erdogan oppure perché indagavano su episodi di corruzione all’interno dell’esecutivo guidato dal sempre più convinto islamista.

Erdogan ieri ha smentito che ci sia il Governo dietro alla serie di arresti di giornalisti sostenendo che sono iniziative giudiziarie riconducibili alla fantomatica “rete Ergenekon”, una sorta di Gladio turca che ha portato in galera diversi generali ma che, soprattutto, ha permesso  proprio a Erdogan di prendere a calci la storica laicità turca attraverso lo smantellamento delle alte sfere dell’esercito a lui ostili.

Alcuni dei giornalisti arrestati stavano proprio indagando sui fatti che hanno portato in galera i più alti generali turchi che in passato si erano opposti all’elezione di Erdogan in base al fatto che l’attuale primo ministro era considerato un estremista islamico lontanissimo dalla laicità voluta in Costituzione dal fondatore della Turchia, Mustafa Kemal Atatürk. Altri stavano scrivendo alcuni dossier sui rapporti tra il partito di Erdogan e la Fratellanza Musulmana egiziana, mentre altri ancora indagavano sui rapporti con l’Iran e la Siria e su quanto queste amicizie avessero allontanato la Turchia dall’ingresso in Europa.

Anche diversi giornali sono stati chiusi nelle ultime settimane. La loro colpa è stata quella di criticare i continui arresti di giornalisti turchi oppure di essere curdi o di qualche altra minoranza. La Turchia è al 178° posto nella classifica stilata da Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa e solo questo dovrebbe dirla lunga. Dopo questi ennesimi arresti forse farebbero bene a retrocederla ulteriormente.

Secondo Protocollo

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