Secondo Protocollo

La faziosità di Amnesty International su Israele. Oggi nuovo attacco

Lo scorso 25 maggio abbiamo segnalato l’incredibile faziosità del rapporto 2012 di Amnesty International su Israele, un rapporto mai così parziale e basato su falsità. Oggi, a distanza di qualche giorno, ne torniamo a parlare grazie alle spiegazioni che ci da Gidon Shaviv dalle pagine di Ynetnews in merito ai redattori di quel rapporto e così possiamo capire molte cose che sul perché di quel rapporto così fazioso e mendace e anche perché la relazione sulla detenzione amministrativa in uscita oggi sarà un attacco unilaterale verso Israele.

Gidon Shaviv, prima di passare al dunque, ricorda giustamente che tutta la credibilità di Amnesty International è basata sul concetto di “imparzialità”, una imparzialità venuta chiaramente meno nella stesura del rapporto 2012 che riguarda “Israele e territori occupati” dove, come abbiamo fatto notare, i “ricercatori” non nominano mai Hamas e dedicano appena 14 parole su otto pagine agli attacchi terroristici contro Israele. In sostanza un rapporto a senso unico e di certo non imparziale.

Cosa ha scoperto Gidon Shaviv? Che i due “ricercatori” autori del rapporto annuale e della relazione sulla detenzione amministrativa sono due vecchie conoscenze di Israele, distintosi in passato per episodi chiaramente anti-israeliani. I due si chiamano Deborah Hyams e Saleh Hijazi.

Deborah Hyams ha aderito ad Amnesty nel 2010 dopo aver per lungo tempo fatto parte della nutrita pattuglia di attivisti filo-palestinesi, una militanza attiva tanto da offrirsi come scudo umano a Beit Jala, vicino a Betlemme, con l’intenzione di impedire le legittime risposte israeliane al fuoco di mortai palestinesi. In un articolo del 2012 pubblicato dal Washington Jewish Week ha affermato che “gli attentati suicidi erano una risposta (legittima n.d.r.) all’occupazione”. In un’altra occasione ha difeso l’uso della violenza da parted ei palestinesi affermando che “l’occupazione è violenza  e la conseguenza di questa azione deve tradursi in violenza”. Non male per una “ricercatrice imparziale di Amnesty International”.

Non da meno è Saleh Hijazi. Palestinese nato a Gerusalemme e cresciuto a Ramallah. Nel 2005 ha lavorato come addetto alle pubbliche relazioni per l’Ufficio del Ministero della pianificazione a Ramallah e nel 2007 è stato indicato come contatto per l’ONG “Another Voice”  passata alle cronache per il motto “Resist! Boycott! We Are Intifada!” (resisti, boicotta, noi siamo l’intifada). In merito poi alla relazione sulla detenzione amministrativa in uscita oggi, la imparzialità di Saleh Hijazi è messa in discussione dal fatto che vada raccontando come suo padre fu arrestato “ingiustamente” dalle autorità israeliane (ringraziamo Gidon Shaviv e Ynet News per le informazioni).

Ora, come si può pretendere da due tipi di questo calibro che siano imparziali? Come si può pretendere che scrivano una sola parola contro i terroristi quando loro stessi giustificano apertamente la violenza contro Israele? E’ davvero buffa (patetica) la pretesa di Amnesty International di apparire imparziale.

E oggi ci aspettiamo un nuovo durissimo attacco da questi personaggi “imparziali”. E’ in uscita, ampiamente strombettata, la relazione di Amnesty International sulla detenzione amministrativa applicata dalle autorità israeliane sui sospetti di terrorismo, una norma di autodifesa che negli ultimi anni ha impedito decine di attentati e ha permesso la cattura di tantissimi terroristi. Vedrete che sarà l’ennesimo esempio di parzialità da parte di Amnesty International. Ma forse ne parleremo dopo averla letta.

Un fatto è certo: Amnesty International è tutto fuorché imparziale. Il suo rapporto 2012 su “Israele e territori occupati” lo ha ampiamente dimostrato e adesso sappiamo anche perché.

Miriam Bolaffi