La macchina miliardaria del pacifismo che vive di guerre e crisi umanitarie

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Una volta essere pacifisti significava combattere contro le guerre, cioè fare in modo che le guerre non ci fossero attraverso azioni mirate a mettere d’accordo i contendenti. L’Onu aveva creato anche una apposita sezione a tal riguardo, la United Nations Peacemaker, una unità di persone specializzate nella negoziazione tra parti in conflitto che doveva seguire dei rigidi parametri e dei percorsi per raggiungere l’obbiettivo finale che era appunto quello di mettere d’accordo le parti in conflitto.

Di quella unità è ormai rimasto solo un lontano ricordo, è rimasta solo la componente burocratica che come sempre sopravvive a qualsiasi cambiamento. La parte operativa si è persa strada facendo quando la politica delle Nazioni Unite è cambiata dalla “prevenzione delle guerre e delle crisi” alla “gestione delle guerre e delle crisi”.

E’ un po’ quello che è successo al movimento pacifista. Oggi i pacifisti sono i primi a sguazzare nelle guerre e nelle crisi umanitarie. Ci campano sopra. Non cercano più di prevenirle come dovrebbero fare, semplicemente le gestiscono. E quando ci sono le condizione per mettere fine a qualche conflitto fanno in modo che ciò non avvenga. Difficile rinunciare alla vacca grassa dell’aiuto umanitario ed emergenziale.

Ne abbiamo un esempio lampante in Medio Oriente. Questa settimana il Parlamento britannico ha votato il riconoscimento simbolico della Palestina, una decisione accolta con enorme soddisfazione da quel mondo pacifista che di guerre ci campa. Il motivo di tanto ipocrita giubilo viene spiegato con il fatto che “questa decisione intende accelerare il processo di pace che porti alla costituzione di due Stati che vivano pacificamente uno accanto all’altro”. Il bello è che se parlate con qualsiasi israeliano vi dirà che la soluzione dei due Stati che vivano in pace uno accanto all’altro gli va più che bene. Provatelo a chiederlo a un palestinese per vedere cosa vi risponderà. Vi dirà che Israele occupa un territorio non suo e che quindi deve sparire. Quindi? Chi è che non vuole la soluzione dei due Stati? Una curiosa lettura che consiglio è quella dell’articolo scritto dai giornalisti Ben Birnbaum e Amir Tibon del New Republic nel quale si racconta dell’incontro avvenuto alla Casa Bianca tra il Presidente Obama e Abu Mazen nel quale il Presidente americano offriva al Presidente palestinese praticamente tutto quello che voleva compresa Gerusalemme Est come capitale del futuro Stato Palestinese. Ebbene, il buon Abu Mazen rifiutò come avevano fatto in passato i suoi predecessori. E allora, chi è che non vuole la soluzione dei due stati? Eppure se sentite qualsiasi pacifista vi dirà che la colpa è di Israele e farà di tutto affinché questa situazione non muti.

Francamente fino a qualche tempo fa credevo che si trattasse di semplice antisemitismo, ma mi è bastato allargare lo sguardo per capire che se in parte la causa è certamente una buona dose di antisemitismo, alle spalle di questo movimento che un giro di interessi miliardari che spazia su decine e decine di crisi dove quella palestinese è solo la più remunerativa. Ci basta dare una occhiata alla inchiesta sui fondi alla Palestina oppure alla pioggia di miliardi piovuti sulla ricostruzione di Gaza per capire qual è il meccanismo che muove questa enorme macchina che è il pacifismo e l’aiuto umanitario e che a questa gente la pace non interessa affatto. Rimarrebbero senza lavoro. E se questo meccanismo lo applichiamo ad altri contesti ci renderemo conto che è di una ricorrenza imbarazzante, dai migranti alle guerre in Medio Oriente e in Africa per finire a Ebola, ci sarà sempre una crisi sulla quale puntare e sulla quale guadagnare.

Intendiamoci, il colpevole questi signori lo trovano sempre. Di solito i più gettonati sono Israele e la lobby ebraica, ma anche gli americani non scherzano, poi il colonialismo, i micro conflitti che però vengono sempre alimentati dagli ebrei e dagli americani, i cambiamenti climatici, le scie chimiche e via dicendo. Mai una volta che venga citata la madre di tutti i colpevoli, cioè il mancato sviluppo, il volontario tenere la gente in povertà e nella ignoranza. Mai una volta che si dica che l’aver abbandonato la politica della cooperazione allo sviluppo, che questa gente chiama colonialismo, sia alla base di moltissimi disastri e che abbia dato il via a quella concatenazione di eventi che oggi sono sotto gli occhi di tutti e che alimentano il mercato miliardario delle emergenze. Non sarebbe logico per i cosiddetti pacifisti sputare sul piatto in cui mangiano. Non sarebbe logico cercare di trovare un accordo di pace tra due contendenti in conflitto perché poi finirebbe la festa. E allora vediamo i “pacifisti” sostenere Hamas, giustificare la nascita dello Stato Islamico, comprendere persino gli Ayatollah che vogliono la bomba atomica. Li vediamo condannare i cristiani che si difendono dalle stragi musulmane in Repubblica Centrafricana o giustificare e difendere i terroristi islamici di Boko Haram. E’ normale, la gallina dalle uova d’oro va sempre salvaguardata.

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