La Palestina e le sciagurate scelte europee che puntano a distruggere Israele

Written by | Blog, Medio Oriente

Ieri la Francia si è unita a Svezia, Spagna e Regno Unito nel riconoscere, seppur simbolicamente la Palestina. Presto a quanto pare si aggiungeranno altri Stati mentre proprio domani al Parlamento Europeo sarà in discussione una mozione presentata dai gruppi socialisti (S&D) e dalla sinistra europea (GUE) per il riconoscimento dello Stato di Palestina sui confini del 67 e con Gerusalemme Est come capitale.

E’ una follia politica dettata (imposta) a suon di petrodollari e ricatti da parte dei Paesi Arabi all’Unione Europea, una eresia che non potrà che portare sciagure invece che pace. Per capirlo cerchiamo di fare un ragionamento pragmatico o, se volete, cinico.

  • Punto 1 – Israele non accetterà mai di tornare ai confini del 67 (che poi confini de che?) né tantomeno accetterà di cedere Gerusalemme Est ai palestinesi. Su questo ho veramente pochissimi dubbi. Cosa farà allora l’Europa? Userà il metodo usato con Putin? Cercherà cioè di imporre a Israele il ritiro nei confini del 67 con una specie di embargo? Non credo che questo sia possibile, prima di tutto per ragioni meramente geo-politiche essendo Israele l’unico caposaldo regionale che fino ad ora ha impedito all’estremismo islamico di debordare in Europa. Questo lo capisce anche una come la Mogherini. In secondo luogo l’Europa non può fare come quegli idioti del BDS, non può boicottare i prodotti israeliani, se non altro per una questione di brevetti.
  • Punto 2 – Quale Palestina si intende riconoscere? Quella in Cisgiordania amministrata dalla ANP o quella di Gaza amministrata da Hamas? No perché, non so se nelle cancellerie europee se ne rendono conto, ma ci sono due Palestine. Riconoscono quella della ANP o quella di Gaza? Non credo che qualcuno pensi realmente che la prima possa convivere con la seconda. Qualcuno è di troppo. Allora, chi si elimina? Hamas o la ANP? Qualcuno di questi “illuminati” mi saprebbe rispondere anche tenendo conto che Hamas è tutt’ora nella lista nera europea dei gruppi terroristici? Ma soprattutto, qualcuno mi saprebbe spiegare come eliminare chi dei due è di troppo? La ANP si può comprare, come si è sempre fatto, ma Hamas? Ci mandano i soldati europei a eliminare Hamas?
  • Punto 3 – Un riconoscimento serio deve essere un riconoscimento a tutti gli effetti. Se si riconosce la Palestina come uno Stato ci si aspetta che questo Stato sia indipendente sotto tutti gli aspetti. Quindi elezioni libere, un Governo eletto dalla popolazione, un sistema economico, un sistema di welfare, un sistema sanitario, scuole e ospedali, un sistema di trasporti, una rete stradale, ecc. ecc. Ora, chi glielo va a dire a uno come Abu Mazen che deve fare tutte queste cose?
  • Punto 4 – Attualmente ci sono 150.000 palestinesi che lavorano in Israele, a occhio e croce il 10% della popolazione palestinese della West Bank. Gli altri dipendono (chi più, chi meno) da Israele. La luce, la telefonia, il gas, internet, la sanità dipendono da Israele. Cosa provocherebbe un improvviso blocco di tutto questo? Perché mica in Europa si aspetteranno che Israele accetti le imposizioni di Bruxelles senza fare nulla? Cosa accadrà alla Palestina? Certo, come sempre si provvederà a rimpinguare le casse palestinesi con miliardi e miliardi di euro, ma siamo sicuri che basterà? Ma soprattutto, quanto tempo ci vorrà?

Ora, è chiaro che né ad Abu Mazen né tantomeno ai politici sinistroidi europei interessa tutto questo. Loro mica devono lottare per campare ogni giorno. Ma i palestinesi si. Perché ai palestinesi che chiedono questo riconoscimento unilaterale non gli spiegate queste due o tre cosucce? Perché non gli raccontate quanti soldi da l’Europa e il mondo intero ai loro leader e non gli chiedete se non si domandino come mai la Palestina è ancora a livello dei peggiori Paesi del terzo mondo? Mica ci vuole tanto? Con i mezzi di comunicazione che ci sono oggi basta una settimana.

Detto per inciso, io sarei il primo a volere uno Stato palestinese, uno Stato dove i palestinesi possano vivere senza rompere le palle al prossimo e dove i bambini possano crescere senza il sogno di diventare martiri invece che ingegneri o dottori (o semplici operai che si guadagnano da vivere). Ma se non ci si è arrivati in 60 anni di trattative, dopo che ai palestinesi è stato concesso praticamente di tutto, perché mai ci si dovrebbe arrivare ora con una decisione unilaterale? A meno che l’obbiettivo vero non sia un altro, cioè Israele.

Scusate tanto, non vorrei sembrare un complottista da scie chimiche, ma anche un cieco si renderebbe conto che politicamente il riconoscimento unilaterale della Palestina è un suicidio, anche per gli stessi palestinesi. Allora cosa rimane come obbiettivo politico se non la cancellazione di Israele o quantomeno cercare di danneggiare lo Stato Ebraico? Non bisogna essere raffinati analisti per comprenderlo.

Last modified: Dic 3, 2017