Libano: dove i palestinesi sono veramente discriminati ma nessuno, ipocritamente, ne parla

La proposta lanciata da Salvatore Lombardo, direttore del UNRWA in Libano, di concedere ai rifugiati palestinesi nel paese dei cedri, i Diritti Civili e Umani, ha aperto uno squarcio nell’ipocrita silenzio che avvolge la situazione nei campi profughi palestinesi in Libano.

E si, perché di silenzio ipocrita si tratta, ipocrita perché tutti si guardano bene di parlare di come vengono trattati i palestinesi in Libano e più in generale nei Paesi arabi che ospitano questi strani profughi che, secondo le regole internazionali applicate dal UNHCR non sarebbero da considerarsi come tali ma come cittadini del paese dove sono nati, ma che per un perverso meccanismo messo in piedi ad hoc per lo UNRWA nascono e vivono con lo status di profughi, un fatto questo che non esiste da nessun’altra parte del mondo e per nessun altro popolo. Lo stesso UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) è un caso più unico che raro in quanto svolge gli stessi compiti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu (UNHCR) ma con regole completamente diverse ed esclusivamente per un popolo che non esisteva fino al 1947. Per capire meglio, non esiste una agenzia Onu per i Kurdi benché siano un popolo millenario. Tant’è, allo stato attuale, secondo le regole del UNRWA i profughi palestinesi sparsi in diversi Paesi arabi sono oltre tre milioni (qualcuno dice 5 milioni) mentre secondo le regole internazionali applicate dal UNHCR non sarebbero più di 100.000 (quelli cioè che rimangono degli originali 540.000).

Da qui la proposta di Salvatore Lombardo di ripristinare lo stato di Diritto e di equipararsi alle regole dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu e quindi di riconoscere ai palestinesi nati in territorio straniero i Diritti Civili e Umani riconosciuti ai cittadini di quei Paesi. Lombardo, nel suo ragionamento, parte dal Libano in quanto direttore del UNRWA di quel Paese. L’analisi che fa della situazione è fredda e inoppugnabile: la situazione nei campi profughi palestinesi in Libano è diventata insostenibile e centinaia di migliaia di persone vengono discriminate rischiando di finire nel vortice del terrorismo islamico.

Secondo Lombardo, sono 425.000 i profughi palestinesi registrati come tali dal UNRWA in Libano, suddivisi in 12 campi. Essi non possono aprire attività commerciali, non possono possedere niente, non possono lavorare in quanto non sono cittadini libanesi, non hanno alcun Diritto Civile. Questa condizione favorisce il loro reclutamento da parte dei gruppi estremisti islamici quali Al Qaeda e Hamas. Molti di loro negli ultimi mesi sono stati reclutati da Hezbollah. Le condizioni di vita nei campi sono intollerabili e vige la completa anarchia. Nemmeno l’esercito libanese può entrare nei campi. In particolare Lombardo porta l’esempio del campo di Ain el -Hilweh, il più grande campo profughi nel sud del Libano, dove le armi sono più numerose degli abitanti e dove negli ultimi mesi sono state segnalate pesanti infiltrazioni di Al Qaeda che approfitta delle condizioni disperate di molti giovani che non vedono sbocchi per la loro condizione. La proposta di Salvatore Lombardo è semplicissima: concedere a questa gente gli stessi Diritti di cui godono i cittadini libanesi. Questo permetterebbe loro di uscire dai campi, di trovare un lavoro, di aprire attività commerciali ecc. ecc. Secondo Lombardo, che cita uno studio fatto da esperti delle nazioni Unite, questo porterebbe una maggiore stabilità del Libano in quanto sottrarrebbe moltissimi giovani alla nefanda influenza dei gruppi terroristi. Il primo a beneficiarne sarebbe quindi il paese dei cedri.

Nonostante il ragionamento del Direttore del UNRWA fili perfettamente liscio, la proposta ha subito trovato l’opposizione di Hezbollah e di una parte del Governo Libanese, in particolare dei partiti cristiani che temono che la concessione dei Diritti Civili ai palestinesi porterà alla loro naturalizzazione. I cristiani e gli Hezbollah temono che la cosa possa in qualche modo infrangere il delicato equilibrio esistente in Libano tra le varie confessioni religiose. I cristiani non si dimenticano del ruolo svolto dai fedayyìn di Arafat durante la guerra civile che insanguinò il Libano mentre gli sciiti di Hezbollah non vogliono una invasione di sunniti nel territorio da loro controllato. E poi al momento i palestinesi potrebbero far comodo come carne da macello se dovesse scoppiare un conflitto con Israele.

Salvatore Lombardo tuttavia non desiste e per domenica prossima (domani n.d.r.) ha organizzato, insieme ad alcune organizzazioni libanesi per i Diritti Umani, una marcia su base nazionale per chiedere al Governo libanese di concedere i Diritti Civili ai palestinesi nati e cresciuti in Libano.

Quello che risulta strano è come in occidente, le migliaia di sigle di organizzazioni filo-palestinesi che sostengono di difendere i Diritti del popolo palestinese, non parlino per niente della proposta di Salvatore Lombardo e della discriminazione araba di cui sono vittime i palestinesi nei Paesi arabi. La cosa mi sembra francamente satura di ipocrisia. Certo che far sapere al mondo come gli arabi trattano i palestinesi potrebbe rompere le uova nel paniere di parecchie organizzazioni ideologizzate, potrebbe evidenziare come i palestinesi in Cisgiordania godano di Diritti e dei vantaggi dello sviluppo economico mentre in altre parti sono pesantemente discriminati. Infine la cosa potrebbe togliere una freccia importante dall’arco dei fautori del no ad ogni costo ad un accordo con Israele, quello del fantomatico Diritto al ritorno. Se non è ipocrisia questa…….

Miriam Bolaffi

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