Libertà di culto e Diritti Umani in Europa: come si concilia l’Islam con le norme europee?

Prendo spunto da una intervista rilasciata dal Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, a il sussidiario.net nella quale il Ministro Terzi afferma di volere “la libertà di culto” in Europa e nel mondo, per aprire un dibattito sulla impossibilità di convivenza tra Diritti Umani e Islam, un argomento che so essere delicato ma che ritengo sia ora di affrontare seriamente.

Premesso che la Carta dei Diritti Umani dell’Unione Europea garantisce, giustamente, piena libertà di culto a tutti i cittadini europei, il che non fa una piega, negli ultimi tempi sono emersi fatti che mettono in conflitto il sacrosanto Diritto a professare la propria fede con l’applicazione reale dei Diritti Umani. Mi riferisco al grandissimo numero di bambine infibulate  in Gran Bretagna (e non solo) e all’applicazione della Sharia (la legge islamica) nelle cause civili sempre in Gran Bretagna. Come può una legge come la Sharia che mette su due piani diversi l’uomo e la donna (con la seconda subalterna al primo) essere considerata in linea con la Carta dei Diritti Umani dell’Unione Europea che prevede invece piena parità di Diritti tra uomo e donna? Come può la mutilazione genitale, che a dire il vero non è propria solo dell’Islam, essere considerata un atto legittimo nel nome della libertà di culto o nel rispetto di una tradizione tribale che non hanno nulla a che vedere con i Diritti Umani? Possiamo, noi europei, nel nome di una libertà di culto totale soprassedere a gravissime violazioni dei Diritti Umani?

Se così fosse dovremmo teoricamente accettare anche i sacrifici umani che alcune forme religiose arcaiche continuano a pretendere. Oppure dovremmo accettare anche la lapidazione delle adultere come pretende la legge islamica. Possiamo davvero farlo? Io dico di no. Ma se non lo facciamo per le forme estreme non dobbiamo farlo nemmeno per quelle che noi consideriamo alla stregua di “violazioni minori”.

Per esempio, possiamo accettare i matrimoni imposti dalle famiglie islamiche alle proprie figlie oppure li dobbiamo considerare reati e gravi violazioni dei Diritti Umani e delle donne? Possiamo accettare la poligamia oppure dobbiamo considerarlo un reato come giustamente fa il codice penale italiano e tanti altri codici di quasi tutti i paesi europei? Possiamo accettare che una bambina poco più che adolescente sposi un vecchio uomo solo perché è il volere della famiglia oppure dobbiamo considerarlo come reato di pedofilia? Possiamo accettare che a una donna venga imposto di indossare il velo anche se lei non vuole, oppure che venga segregata in casa perché il culto vuole che per uscire venga accompagnata da un uomo? Possiamo accettare che un tribunale riconosca l’attenuante religiosa quando un padre sgozza la propria figlia perché vuole vivere all’occidentale o perché frequenta un uomo non musulmano?

Ecco, quando si parla superficialmente di “libertà di culto” vorrei che si riflettesse su queste cose perché quando la libertà di culto si scontra con l’applicazione dei fondamentali Diritti Umani, la libertà si trasforma in abuso e non c’è culto o tradizione arcaica che tenga.

E torno quindi alla domanda del titolo: come si concilia l’Islam con le norme europee in tema di Diritti Umani? Semplice, non si concilia affatto, anzi, si trova agli antipodi dei Diritti Umani. Se non iniziamo a riconoscere questa grave carenza del mondo islamico in Europa non possiamo parlare né di integrazione e neppure di libertà di culto ma dobbiamo parlare di “Diritto che soccombe alla prepotenza” e di “accettazione passiva delle più gravi violazioni dei Diritti Umani”, due cose che non hanno nulla a che vedere con la libertà di culto o con l’accettazione di altri culti. Possiamo accettarlo oppure possiamo (e dobbiamo ) combatterlo, non per islamofobia o per razzismo, ma perché è giusto combattere per i Diritti Umani .

Bianca B.

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