Lieberman: finalmente un po’ di chiarezza e realismo

Qualcosa sta cambiando in Israele in merito alla percezione del conflitto con i palestinesi in barba al galoppante buonismo sinistro interno e in barba alle sinistre europee che vorrebbero uno Stato ebraico arrendevole e pronto a fare per la centesima volta quelle concessioni che di fatto lo condannerebbero all’estinzione.

Qualcosa è cambiato con le parole di Lieberman sulla pace con i palestinesi pronunciate ieri durante l’annuale riunione con gli ambasciatori di Israele nel mondo. Il Ministro degli esteri è stato lapidario e chiaro come mai aveva fatto in passato: «una soluzione del conflitto con i palestinesi non è realisticamente possibile nel prossimo decennio, perciò la parola chiave da usare deve piuttosto essere “gestione del conflitto”». Finalmente si ammette quello che ormai era evidente a tutti (almeno a color che non avessero gli occhi chiusi): a queste condizioni non è possibile parlare di pace con i palestinesi per il semplice motivo che i palestinesi non vogliono la pace (a tal proposito si legga il sondaggio palestinese).

Per inciso, una parte dell’opinione pubblica israeliana crede ancora che una soluzione sia possibile, magari sperando in un miracolo. Tuttavia la percezione che i margini di manovra siano davvero pochissimi inizia a farsi largo anche in quella parte di popolazione che crede alla possibilità di pace con i palestinesi e questo lascia spazio a quella definizione usata da Lieberman,  cioè “gestione del conflitto”. Una oculata gestione del conflitto con i palestinesi potrebbe garantire a Israele una soddisfacente situazione di calma e di sicurezza. A patto però che si ammetta che il conflitto c’è e che non ci sono le condizioni per cambiare questo stato di cose.

D’altra parte, come ha ben ricordato proprio Lieberman, il fatto che l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) si stia riavvicinando al gruppo terrorista di Hamas non è certo il segno di una volontà di pace. Allora, perché illudersi e magari abbassare la guardia? Israele non accetterà mai di trattare con Hamas, questo Abu Mazen lo sa benissimo, quindi l’avvicinamento della ANP ad Hamas non può essere visto altrimenti come la volontà di continuare il conflitto da parte dei palestinesi. Addirittura Lieberman arriva ad ipotizzare che i palestinesi vogliano “internazionalizzare il conflitto” piuttosto che calmierarlo.

Da molto tempo questa associazione afferma che purtroppo non ci sono le condizioni per il raggiungimento di una situazione di pace con i palestinesi semplicemente perché essi non la vogliono e che l’unica soluzione possibile è quella di “pace in cambio di pace” e non di in cambio di ulteriori concessioni che negli ultimi 60 anni non hanno portato a niente. Ora anche i buonisti a tutti i costi dovranno aprire gli occhi.

Miriam Bolaffi

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