L’ipocrita utopia della democrazia araba

In questi giorni di rivolte nei Paesi arabi si sente sempre più spesso parlare di “democrazia araba”, di “terza ondata” del processo di democratizzazione cominciata nel 1974 con la rivoluzione portoghese, di “risveglio del mondo arabo” contro l’oppressione e di “grandioso movimento di liberazione”. Tutte utopie quando non ipocrisie.

Innanzi tutto, paradossalmente, le cosiddette rivoluzioni arabe sono avvenute nei pochi paesi non estremisti e certamente laici. Tunisia, Egitto, Libia e Marocco non sono certo Paesi che applicano la Sharia e tra i paesi arabi sono quelli dove esiste più libertà, almeno per il momento. Non dico certo che sono democrazie compiute. Ben Alì, Mubarak e Gheddafi non sono certo personaggi che si possano definire democratici. Tuttavia, e questo è un bel paradosso, se consideriamo il restante mondo arabo che ha gioito insieme a certi intellettuali europei di queste “rivoluzioni” non possiamo fare a meno di notare che chi urla e gioisce per le “rivoluzioni democratiche” altro non è che un dittatore a sua volta, addirittura peggio di quelli deposti. A meno che non vogliamo considerare una democrazia l’Iran degli Ayatollah oppure la Siria di Assad,  il Libano controllato da Hezbollah, la Striscia di Gaza controllata da Hamas,  la Turchia di Erdogan o il Sudan di Bashir. Eppure i vari Ahmadinejad, Nasrallah, Assad, Meshal e Bashir hanno esultato per le rivolte che hanno deposto Ben Alì, Mubarak e che stanno deponendo Gheddafi, salvo poi reprimere in fiumi di sangue le manifestazioni dei loro giovani che intendevano dimostrare solidarietà con i rivoltosi tunisini, egiziani e libici. Come si spiega tutto questo?

Un secondo paradosso è quello relativo alla attuale situazione in quei Paesi dove i dittatori sono stati deposti. Prendiamo la Tunisia. Cosa hanno ottenuto i manifestanti con la cacciata di Ben Alì? Assolutamente niente, anzi, certamente hanno ottenuto un peggioramento della situazione tanto che si stanno catapultando a migliaia verso le coste europee. E in Egitto? Cacciato Mubarak il controllo del potere è passato all’esercito e quindi siamo ben lungi da una democrazia. Non solo, il referendum appena concluso ha praticamente consegnato il Paese nelle mani della Fratellanza Musulmana, la stessa che controlla gli insorti di Bengasi che stanno combattendo contro Gheddafi. Se a questo aggiungiamo che da quando se ne andato Mubarak si sono moltiplicati gli episodi di intolleranza e di violenza verso i cristiani, abbiamo un quadro preciso della situazione, un quadro che non assomiglia per niente ad una forma democratica.

E allora, quando parliamo di “democrazia araba”, di cosa stiamo parlando? Non parliamo certamente di una forma di democrazia come la intendiamo noi dove uomini e donne hanno gli stessi Diritti, dove c’è libertà di culto e rispetto verso le altre religioni e dove il potere è laico. Quando parliamo di “democrazia araba” intendiamo invece una forma democratica soggetta ai vincoli religiosi, alle differenze di genere, alle persecuzioni verso le altre religioni, verso i diversi (mi vengono in mente gli omosessuali) e verso tutto ciò che non è islamico. E se qualcuno quando parla di “democrazia araba” intende qualcosa di diverso da questo può tranquillamente andare al reparto neuro più vicino, perché sta parlando e si sta immaginando qualcosa che non è possibile semplicemente perché non è nel DNA islamico. Ve lo immaginate un Paese islamico dove si possa tranquillamente girare con una croce o con una stella di David al collo? Ve lo immaginate un Paese islamico dove i gay si possano dichiarare senza rischiare di essere appesi per il collo ad una gru? Ve lo immaginate un paese islamico dove le donne hanno gli stessi Diritti degli uomini? Sapete quali erano gli unici Paesi islamici dove era possibile fare una cosa del genere o qualcosa di molto simile? Egitto, Tunisia e Libia.

Magari è proprio per questo che le rivolte sono partite da questi Paesi, da quelli cioè dove paradossalmente esisteva più libertà rispetto agli altri. E adesso quel è il rischio? Purtroppo credo che non vedremo questi Paesi marciare verso la democrazia. Credo invece che li vedremo finire nelle mani dell’islam più cupo. Le prime avvisaglie le vediamo in Egitto e la Libia probabilmente farà la stessa fine seguita a ruota dalla Tunisia. Negli altri Paesi le “rivoluzioni” non sono possibili semplicemente perché le reprimono nel sangue. Si è detto che dietro alle rivolte nel Maghreb c’è una generazione di arabi colti, di giovani eruditi che usano le nuove tecnologie quali internet e i social network . Ma quali? Quel 2% che ha avuto la fortuna di studiare, magari in occidente? E gli altri 98% dove li mettiamo? Per un giovane arabo che quando parla di “democrazia” sa di quello di cui sta parlando, ce ne sono cento che intendono tutta altra cosa, che ancora sono convinti che se moriranno da martiri finiranno in paradiso dove avranno uno stuolo di vergini.

E allora, andiamoci piano a parlare di “democrazia araba” o quantomeno specifichiamo bene cosa essa sia, perché rischiamo di confondere quella che noi intendiamo essere una democrazia con quella che intendono loro. Certo, si potrà dire che ai giovani arabi va bene così e che quella è la democrazia a cui ambiscono. Lo rispetto, purché non cerchino di imporre anche a noi la loro utopica democrazia.

Franco Londei

Recently Published Stories

Quando i “giornalisti” vogliono fare Oriana Fallaci

Oriana Fallaci era una professionista, non diffondeva odio generalizzato a differenza di quello che stanno facendo alcuni giornalisti che si definiscono “suoi eredi”

Medio Oriente: gli errori di Obama, la follia di Trump

Quello che sta avvenendo in Medio Oriente nelle ultime settimane è qualcosa di molto serio, complesso e pericoloso, qualcosa che non avrebbe bisogno dell’afasia di Trump che sta consegnando la regione nelle mani di Putin

Tal Flicker

Vietare le manifestazioni sportive nei paesi arabi

Quanto successo all’atleta israeliano negli Emirati Arabi Uniti è qualcosa di gravissimo, come gravissimo è il silenzio delle “democrazie” occidentali di fronte a questo affronto allo sport oltre che a una intera nazione

Trump, l’uomo che ci sta “twittando” verso l’ignoto

Bisogna uscire dalla logica che “siccome Obama è stato un pessimo presidente quello che fa Trump va tutto bene” perché non è affatto così. Trump rischia di essere peggio di Obama

corruzione in italia

Ma siamo sicuri che il problema è l’immigrazione e non mafia, corruzione e ingiustizia sociale?

Per stare dietro al pur serio problema rappresentato dalla immigrazione clandestina di massa rischiamo di perdere di vista i veri problemi del Paese, cioè mafia, corruzione e ingiustizia sociale

mogherini

Il Diritto secondo la Mogherini

Mogherini docet: «il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha molti poteri, ma non quello

L’ipocrita utopia della democrazia ara…

by Franco Londei tempo di lettura: 3 min
10