L’Italia dell’informazione controllata

Mi ha colpito molto lo speciale dedicato all’informazione pubblicato su “Il Venerdì di Repubblica” intitolato “professione reporter”, non tanto per le incredibili difficoltà che incontrano i giornalisti nei paesi controllati da regimi particolari, quanto piuttosto per il quadro desolante che viene disegnato dell’informazione italiana.

Intendiamoci, niente di cui non si sapesse già. La nostra associazione ha creato apposta un sito internet per aggirare le eventuali nuove leggi che il Governo prima o poi andrà a fare per limitare l’informazione sul Web (Free Italian Press). Tuttavia leggere di nuovo i rapporti prodotti da Freedom House e da Reporteres Sans Frontières lascia veramente l’amaro in bocca.

Secondo Freedom House l’Italia è al 24° posto su 25 nella classifica europea sulla libertà di stampa. Solo la Turchia è dietro di noi e questo la dovrebbe dire lunga. A livello globale l’Italia è invece al 72° posto, insieme a Benin, Hong Kong e India ma dopo il Belize, il Mali, Tonga ecc. ecc.

Classifiche a parte (non ci voleva Freedom House a ricordarci la situazione dell’informazione in Italia) quello che fa riflettere maggiormente non è la scarsa libertà di stampa come viene interpretata solitamente, cioè quando un regime fa chiudere giornali di opposizione (come in Venezuela), incarcera i giornalisti e i blogger dissidenti (come avviene in Iran) o addirittura fa ammazzare i giornalisti scomodi (come avviene in Russia), ma è il metodo usato in Italia per limitare la libertà di stampa: il controllo.

Intendiamoci, ha ragione Bruno Vespa quando dice che in Italia i giornalisti non vengono incarcerati per quello che scrivono, però vengono zittiti, emarginati o, peggio ancora, diffamati (ricordate Boffo?). Questo avviene perché l’informazione in Italia è quasi tutta, direttamente o indirettamente, nelle mani di una sola persona: Silvio Berlusconi.

L’attuale Premier italiano controlla i 4/5 dell’informazione televisiva. Il TG1 di Minzolini è schierato in maniera imbarazzante, il TG2 non gli è ostile (non fa danni), Canale 5, Italia 1 e Rete 4 sono sue direttamente. Rimangono il TG3 e La 7, il primo schierato a sinistra ma con un bacino di utenza risibile, la seconda del tutto imparziale e con la propensione a passare tutte le notizie senza filtri (secondo me l’informazione migliore degli ultimi anni). Che dire poi dei giornali cartacei? Il Premier controlla la Mondadori con tutti i suoi affiliati, controlla direttamente Il Giornale e indirettamente Libero. Molti giornali sono in mano ad editori di destra (magari pure deputati) e sono palesemente schierati con lui. Altri pubblicano tutte le notizie ma hanno l’accortezza, quando si tratta di notizie scomode per il Premier, di pubblicarle in pagine secondarie quando non in trafiletti che per trovarli ci vuole il cane da tartufi. A parte La Repubblica, L’Unità (per ovvi motivi) e il Fatto Quotidiano, sono pochi i giornali che remano contro il Premier (non considero i piccoli giornali come il Manifesto e altri di estrema sinistra perché hanno una tiratura che non ha peso).

E’ chiaro che con un quadro così l’informazione in Italia non può essere libera, non perché i giornalisti vengono incarcerati o uccisi, ma perché è quasi completamente controllata da una sola persona. Insomma, si potrebbe dire che in Italia vige “il regime dell’informazione”, cioè quella particolare condizione dove gli utenti finali, i cittadini, hanno un quadro della situazione che è quello dipinto dal controllore, del tutto fuorviante rispetto alla realtà.

L’unica isola di libertà rimane (per il momento) la rete. Ho messo tra parentesi che la situazione è momentanea perché già diverse volte questo Governo ha provato con varie proposte di legge, all’apparenza pure sensate ma che nascondevano tranelli infidi, a mettere un bavaglio alla rete. Io potrei pure essere per una certa regolamentazione della rete ma solo per quanto riguarda, per esempio, l’anonimato. In sostanza ritengo che chi scrive qualcosa debba prendersi le proprie responsabilità evitando di scriverle in maniera anonima, ma questo è un discorso che faremo un’altra volta. Quello che invece non posso accettare è che si tenti di imbavagliare la rete e il dissenso che scorre attraverso internet. E’ l’unica cosa che il Premier (e nessun altro) non può realmente controllare.

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