Ma siamo proprio sicuri che i palestinesi vogliano due Stati per due popoli?

Tiene banco in queste ore la polemica sulla decisione del Governo israeliano di ratificare l’emendamento alla Legge sugli Ingressi e sulla Cittadinanza volto a sottolineare lo status di Israele come paese sia “ebraico” che “democratico”, come tiene banco la decisione da parte della Lega Araba di sostenere le “impuntature” di Abu Mazen.

Intendiamoci, è tutto più che normale. Ogni cosa si faccia in Israele suscita polemiche, quindi non c’è niente di nuovo. Non mi sento, in tutta onestà, di criticare o approvare il cosiddetto “giuramento di fedeltà” a Israele previsto dall’emendamento voluto dall’estrema destra israeliana. Ha i suoi punti a favore e i suoi punti criticabili. Una cosa è certa, le polemiche non sono tanto sul giuramento in se, quanto piuttosto sull’affermazione di “Stato Ebraico”, come se Israele fosse l’Unico Stato al mondo a dichiarare la sua componente etnico/religiosa. Non mi sembra che a tal proposito ci siano proteste per la “Repubblica Islamica dell’Iran”, oppure per la “Repubblica Araba d’Egitto”, per la “Grande Repubblica Araba di Libia” e chi più ne ha più ne metta. E in merito al giuramento di fedeltà non è affatto discriminante ma un atto di fede verso la propria nazione e verso i suoi principi fondanti. Al limite si potrebbe obbiettare che i tantissimi palestinesi che ogni anno chiedono la cittadinanza israeliana potrebbero non accettare di giurare fedeltà ad uno Stato Ebraico, ma questo non è un atto illegale come non è illegale che diversi paesi europei per concedere la cittadinanza pretendano la conoscenza della lingua e della costituzione. Persino gli USA hanno parametri molto rigidi e chiedono un giuramento di fedeltà. In ogni caso è un problema di chi chiede la cittadinanza israeliana e non dei cittadini israeliani. Nessuno costringe nessuno a chiedere la cittadinanza a Israele. Se si vuole diventare un cittadino di Israele si devono accettare le regole altrimenti si sta fuori.

Tuttalpiù mi chiedo se questo non rompa le uova nel paniere di coloro che mirano allo Stato Unico Binazionale, prima di tutto degli stessi palestinesi che sempre più apertamente mirano ad un unico Stato che comprenda Israele e Palestina, ma anche di tutti quei pseudo-pacifisti alla Amira Hass che non fanno mistero che il loro sogno sia quello dello Stato Unico.

E’ la storia a dirci che l’obbiettivo finale (nascosto ma non tanto) dei palestinesi è quello dello Stato Unico e non quello dei due Stati per due popoli, altrimenti sarebbero anni che lo Stato di Palestina (o Repubblica Islamica di Palestina) sarebbe nato. Negli anni scorsi ai palestinesi è stato concesso di tutto, perché non hanno mai accettato?

E adesso, sulla stessa lunghezza d’onda si è schierata la Lega Araba. Con una dichiarazione ai margine della riunione della Lega Araba e dell’Unione Africana, tra le tante scemenze che hanno dichiarato c’è anche quella che “appoggia la scelta della ANP di interrompere i colloqui diretti con Israele”. La scusa ufficiale è sempre quella degli insediamenti ebraici, ma in realtà alla ANP non interessa uno Stato Palestinese per due motivi: il primo è che non potrebbero più usufruire dei finanziamenti dei Paesi Arabi che proprio quest’anno hanno dimostrato insofferenza verso la ANP. Il secondo è che l’obbiettivo reale dei palestinesi non è mai stato uno quello di creare uno Stato a fianco di quello di Israele, ma di inglobare tutto in un unico Stato.

In occidente si continua a perorare la causa dei due Stati per due popoli. Bene, allora sarà il caso che invece che continuare a criticare Israele e le sue democratiche decisione (giuste o sbagliate che siano sono sempre decisioni democratiche), i Governi occidentali iniziano a chiedersi se veramente i palestinesi vogliano due Stati per due popoli. A me sembra proprio di no.

Miriam Bolaffi

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