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Marò: il tranello indiano dei continui rinvii

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E siamo al 27esimo rinvio sul caso dei Marò. Questa mattina infatti dall’India arriva la notizia dell’ennesimo rinvio in merito alla formulazione delle accusa contro Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Questa volta si prendono altre due settimane). Nulla di nuovo, me lo aspettavo alla grande.

L’unica parziale buon notizia è che il Governo indiano pensa che non si debba applicare la legge antiterrorismo (Sua Act). E qui c’è un contraddizione di fondo: pensano che non si debba applicare la legge antiterrorismo ma lasciano le indagini e il compito di formulare le accuse al NIA (National Investigation Agency) cioè alla sezione antiterrorismo indiana.

Perché dico che me lo aspettavo? Perché in India funziona proprio così, quando non sanno che pesci pigliare per rimediare ai propri errori prendono tempo con continui rinvii. L’ho già visto con altri casi di italiani detenuti in India. Solo che questa volta è un po’ diverso perché non si tratta di semplici cittadini italiani ma di militari italiani che operavano sotto mandato internazionale.

A mio modestissimo parere il piano indiano è lampante: dato che dopo due anni non hanno nulla, forzare la mano all’Italia e costringerla a fare quello che in molti chiedono, cioè andare a prendere i due marò e  riportarli in Italia. In questo modo gli indiani avrebbero l’occasione di passare da puliti, da vittime, come avvenne l’ultima volta che i marò tornarono in Italia e venne giustamente (e purtroppo momentaneamente) deciso di non rimandarli in India.

In India hanno capito anche i sassi di aver commesso un errore madornale e non ne sanno come uscire. E allora cercano un scappatoia che coinvolga il Governo italiano.

E allora, facciamoli contenti: andiamoli a prendere e chiudiamola qui questa assurda storia che ci sta letteralmente umiliando, questa vera e propria presa per i fondelli. E’ ora di finirla e va fatto adesso, tanto tra due settimane ci sarà l’ennesimo rinvio.

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