Medio Oriente: come è cambiata la visione strategica araba, a dispetto degli odiatori

Definire il Medio Oriente il punto più caldo del mondo non è certo una esagerazione. Ogni cosa che avviene nella regione, specie se riguarda Israele, viene immancabilmente amplificata e non di rado distorta dai media mondiali.

Sono proprio i media e la loro tendenza a sostenere l’una o l’altra parte a mostrarci come a pesare sulla visione strategica in Medio Oriente siano ancora vecchi e radicati dogmi duri a morire, come per esempio quello sempreverde che vuole Israele alla fonte di tutti i problemi. Questo dogma è stato usato e abusato per decenni per meri fini strategici e, fino a un certo punto, ha pure funzionato. Ma poteva funzionare solo fino a quando la globalizzazione della informazione non prendeva piede, fino a quando cioè a dettare i ritmi della informazione provvedevano solo quelli che uno come Grillo chiamerebbe i “media di regime”. Oggi con la possibilità di accedere a più fonti di informazione anche le grandi masse possono farsi un’idea diversa da quella imposta loro dai regimi. E così che che anche i regimi arabi hanno capito che il vecchio dogma che voleva Israele colpevole di tutti i mali del mondo e quello altrettanto storico dei palestinesi vittime di genocidi inventati e di popolo mai esistito con diritto di autodeterminarsi, non potevano essere più usati come parte di una strategia, di una visione strategica che mirava alla distruzione di Israele e alla “riconquista” dei territori musulmani finiti in mano (o tornati in mano) agli infedeli.

Intendiamoci, è un dogma durissimo a morire, paradossalmente più nel moderno occidente che nell’arretrato mondo islamico. Anzi, è la consapevolezza che quel dogma si sta lentamente spegnendo, che sta perdendo la sua forza propulsiva a spingere gli odiatori a riproporlo con maggiore frequenza, quasi in maniera ossessiva. Solo che gli arabi non la pensano più così da un po’ di tempo, i leader da diversi anni, le popolazioni in maniera più graduale ma anche leggendo diversi editoriali della stampa araba si capisce che seppur lentamente le cose stanno cambiando.

Come cambia la visione strategica in Medio Oriente?

Ne avevo già parlato a maggio, la consapevolezza che il nemico non è Israele ma l’Iran ha spinto molti Paesi arabi a cambiare la loro strategia regionale e a rivedere i loro obiettivi strategici. Questo cambio di rotta ha portato a nuove alleanze (palesi o segrete) e alla fine della politica assistenzialista dei paesi arabi nei confronti dei cosiddetti “palestinesi”, una politica finalizzata per nuocere a Israele che ora però non ha più ragione di esistere proprio per l’acquisita consapevolezza dei reali rischi rappresentati dall’Iran per il mondo arabo.

Uno degli ostacoli maggiori che i leader arabi dovevano superare per cambiare la loro strategia in Medio Oriente era proprio quel dogma creato da loro stessi che vedeva in Israele il Satana da abbattere e che per decenni aveva infervorato le folle arabe. Come potevano andare a dire a milioni di sudditi che fino ad allora si erano sbagliati, che era tutta una montatura per nuocere a Israele? Come potevano dire di aver creato dal nulla il cosiddetto “popolo palestinese” e che adesso il “nemico Israele” non era più il nemico? Non potevano e per questo per diversi anni si è andati avanti a riunioni segrete e ad accordi sottobanco, mai una cosa ufficiale. Ma ad aiutarli è stata proprio la globalizzazione dei media e della informazione. Con il tempo sempre più giornalisti arabi hanno scritto critiche aperte nei confronti della politica araba verso Israele e sempre più analisti hanno apertamente criticato i palestinesi. Questo ha creato una situazione che io ho definito di “stanchezza della causa palestinese”. Gli arabi si sono resi conto che per decenni i palestinesi hanno solo approfittato di loro, che Israele non ha mai minacciato un solo Stato arabo e che il nemico era da ricercare da altre parti. L’accordo su nucleare iraniano ha fatto il resto. Oggi un Principe Saudita può permettersi senza rischi di parlare di alleanza tra Israele e Arabia Saudita, un ex generale saudita di primissimo piano e vicino al Re Salman può recarsi in visita ufficiale in Israele, per di più accompagnato da importanti uomini d’affari, mentre l’ex capo dei servizi segreti sauditi può affermare che «l’Iran usa Hamas e la Jihad Islamica per destabilizzare il Medio Oriente» senza che dal mondo arabo si sollevino proteste.

A dispetto di tutti gli sforzi degli odiatori e di qualche voce stonata ancora legata ai vecchi dogmi il mondo arabo è perfettamente consapevole delle mutate situazioni e le accetta, anche se non sempre di buon grado. E’ per questo che quasi tutti i media filo-palestinesi, quasi tutti gli odiatori irriducibili e persino quelle forze politiche apertamente anti-israeliane (vedi il M5S, Casapound, fascisti, comunisti e rossobruni vari) si stanno schierando apertamente a fianco dell’Iran. E’ l’unico modo che hanno per continuare a portare avanti il vecchio dogma che vuole Israele come la madre di tutti i problemi mondiali e continuare a fracassare gli attributi con l’inesistente questione palestinese. E’ vero, c’è anche un enorme business da salvaguardare, ma l’odio anti-israeliano vince su tutto. Questa gente non riesce ad accettare che la visione strategica araba in Medio Oriente è completamente mutata negli ultimi due/tre anni e che tutti o quasi sono consapevoli che Israele non rappresenta un pericolo per nessuno mentre l’Iran non passa giorno in cui non dimostri la sua pericolosità. Anzi, molti giornalisti e analisti arabi si rendono conto che se Israele venisse distrutto i prossimi sarebbero proprio loro (sull’argomento mi piacerebbe mettere il link a un magnifico articolo di un giornalista giordano ma purtroppo non lo ritrovo).

Certo, le apparenze potrebbero raccontare cose diverse dalle mie, ma nella politica mediorientale le apparenze contano meno di zero, a contare sono i fatti. E i fatti ci dicono che la visione strategica araba in Medio Oriente è completamente cambiata e Israele non è più il pericolo mortale da abbattere ma un prezioso alleato contro l’espansionismo iraniano. Poi ognuno può dare la sua personale interpretazione, i fatti restano.

Recently Published Stories

kurdistan referendum

Kurdistan: forse non è proprio il momento migliore

Non basta essere determinati, forti e senza paura per affrontare una situazione come quella che si prospetta subito dopo il referendum, serve essere supportati pesantemente, serve avere sostegno militare e diplomatico, cosa che il Kurdistan oggi non ha

nazifascismo islamico

Vogliamo combattere il nazifascismo? Cominciamo dalla Fratellanza Musulmana

Vogliamo veramente parlare di nazifascismo contemporaneo e di come combatterlo anche attraverso la nuova legge Fiano? Bene, facciamolo, ma facciamolo seriamente partendo dal combattere la Fratellanza Musulmana

iran corea del nord

Iran e Corea del Nord: stesse minacce, reazioni diverse. Perché?

Come mai il mondo ignora completamente le gravissime minacce iraniane a Israele mentre per la Corea del Nord non si contano più le reazioni e le riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu?

Apologia del fascismo e il pericoloso DDL Fiano

Non mi piace il DDL Fiano, lo dico da antifascista convinto. Si presta a troppe interpretazioni e assomiglia tanto a un escamotage per silenziare il dissenso, fa cioè una cosa fascista che è proprio quello che dice di voler punire

11 settembre jihad globale

16 anni di Jihad globale e stiamo perdendo la guerra

A 16 anni dall’attacco alle torri gemelle ancora ci rifiutiamo di vedere la realtà e cioè che siamo in guerra con l’Islam, una guerra che noi ci rifiutiamo di combattere diventando facili prede della Jihad globale

nazifascismo italia

Nazifascismo in crescita in Italia. Le responsabilità della sinistra

Non sarebbe male per la sinistra fare un sano “mea culpa” sulla situazione che si è venuta a creare in Italia a causa di una politica stupida e arrogante

Medio Oriente: come è cambiata la visio…

by Franco Londei tempo di lettura: 4 min
0