Secondo Protocollo

Medio-Oriente: il ruolo poco umanitario delle ONG nel conflitto israelo-palestinese

In questi giorni in Israele, all’interno del mondo “umanitario”, è molto acceso il dibattito in merito alla durissima denuncia del Governo israeliano nei confronti della ONG irlandese Trócaire, una denuncia che ha portato alcuni massimi funzionari irlandesi a precipitarsi in Israele per verificare sul campo le accuse israeliane.

In sostanza Israele accusa la ONG Trócaire di non fare un lavoro umanitario ma, al contrario, di fomentare l’odio verso Israele e tra palestinesi e israeliani, il tutto con i generosissimi fondi del Governo irlandese che ammontano a 56 milioni di dollari l’anno. Trócaire è una delle maggiori protagoniste del boicottaggio dei prodotti israeliani tanto da arrivare, nelle scorse settimane, a chiedere al Governo irlandese il “totale boicottaggio di ogni prodotto israeliano”. Gerusalemme accusa la ONG irlandese di fare politica e non di portare avanti un progetto umanitario in quanto, al di la della questione morale legata al coinvolgimento politico di una “organizzazione umanitaria” in un conflitto, il continuo rilascio di documenti falsi (false fotografie di bambini palestinesi affamati o feriti, foto poi rivelatasi scattate in Siria, falsi filmati di violenze ai danni di palestinesi, filmati poi rivelatasi prodotti con l’ausilio di attori, falsi rapporti sulla situazione a Gaza in cui Hamas viene descritto quasi come un benefattore e non come vero oppressore, ecc. ecc.), la continua assistenza a gruppi terroristi, quello che la ONG Trócaire porta avanti è una vera campagna d’odio anti-israeliano in territorio israeliano. Infatti, pur ammettendo che il sistema dei boicottaggi sia un metodo pacifico per influenzare i Governi, il sistema usato da Trócaire mira a colpire esclusivamente lo Stato Ebraico di Israele (oltretutto con documentazioni palesemente false) e non altri attori dell’area che i crimini li commettono veramente (leggi Siria, Arabia Saudita, Hamas ecc. ecc.).

Non mi voglio dilungare ulteriormente su chi sia la ONG Trócaire (a partire da quello che ci sarebbe da dire sul suo direttore in Israele, Garry Walsh), vorrei invece porre l’accento su come la vicenda che vede coinvolta la ONG irlandese sia una cosa che in Israele e solo in Israele vede coinvolte decine di ONG che, ben lungi dl portare avanti programmi umanitari (ammesso che ce ne sia bisogno) conducono campagne espressamente politiche e del tutto parziali finendo per diventare “attori protagonisti di un conflitto” che influenzano lo stesso conflitto e che, fomentando l’odio con enormi falsità, contribuiscono in maniera decisiva al suo prolungamento e non alla sua soluzione.

Questa è una situazione paradossale che non esiste in nessuna altra parte del mondo e alla quale va posto un rimedio quanto prima. Come non ricordare l’incredibile rapporto di Amnesty International di quest’anno su Israele e Territori occupati? Lo abbiamo denunciato immediatamente (qui il link). Come non ricordare le allegre vacanze a Gaza mascherate da “missioni umanitarie” che ogni anno organizza il Free Gaza Movement? Per non parlare poi dei milioni di dollari destinati alle infrastrutture palestinesi e spariti inspiegabilmente nei meandri dei conti esteri di Hamas e della ANP. Addirittura Israele è l’unico Stato al mondo che fino a pochissimo tempo fa finanziava ONG israeliane che lavoravano alla distruzione di Israele.

Vi siete mai chiesti come mai queste ONG, queste “organizzazioni umanitarie” non organizzano mai niente contro le stragi di Assad? Vi chiedete perché due delle maggiori organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani (due premi Nobel per la pace) hanno tra i loro maggiori finanziatori gli sceicchi arabi di Arabia Saudita, Oman, Emirati Arabi Uniti ecc. ecc. e che i maggiori finanziamenti arrivano loro (o li vanno a prendere direttamente e palesemente a Riad) subito dopo la pubblicazione di rapporti critici verso Israele?

Il caso della ONG Trócaire è quindi solo l’ultimo di una massiccia campagna a senso unico contro Israele, una campagna che spende ogni anno milioni e milioni di dollari per fabbricare fotografie e filmati falsi, che paga gente per diffondere su internet le loro menzogne e che, ci tengo a sottolinearlo, vive solo grazie alla persistenza del conflitto israelo-palestine. Insomma, questi non hanno alcuni interesse a che questo conflitto finisca, non solo per i loro fortissimi connotati antisemiti, ma proprio perché gli verrebbero meno i generosi finanziamenti della mossa di odiatori a cui fa comodo (molto comodo) il loro “fare politica travestita da azione umanitaria”.

Tra parentesi, in questo assurdo e unico paradosso mondiale, gli unici a rimetterci veramente sono proprio i palestinesi che, come spiegavamo ieri su Rights Reporter, a causa del boicottaggio rischiano di rimanere senza alcun lavoro. E’ proprio vero, l’unico termine adatto a queste persone è “pacivendoli”.

Miriam Bolaffi