Medio Oriente: è Putin la grande incognita nella sfida tra Iran e Israele

In un Medio Oriente lasciato in fiamme dalla disastrosa politica di Obama ci sono pochissime certezze e tante incognite. Una delle poche certezze emerse con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è il ritorno dell’Iran nella lista dei cattivi, un “ritorno” che però crea nuovi dubbi e nuove incertezze soprattutto sul ruolo della Russia di Putin che sfruttando a piene mani la debolezza e gli errori di Obama è tornata a svolgere un ruolo di primaria importanza in Medio Oriente.

Negli ultimi giorni si è assistito a un crescendo di minacce e contro-minacce tra gli Stati Uniti e l’Iran, specie dopo che gli Ayatollah hanno effettuato l’ennesimo test balistico di un missile intercontinentale in grado di raggiungere obiettivi a 4.000 Km di distanza. Mentre gli Stati Uniti parlano di violazione della Risoluzione Onu 2231 e minacciano ritorsioni affermando che “ogni opzione è sul tavolo”, una formula che non esclude un attacco militare, la Russia si schiera a fianco dell’alleato iraniano e sostiene la favoletta delle “armi difensive” ma non entra nel vivo della discussione preferendo per il momento rimanere fuori dalle scaramucce tra il Presidente Trump e gli Ayatollah iraniani, forse in attesa di un vertice tra Trump e Putin.

La politica della Russia in Medio Oriente è estremamente pragmatica, lo è sempre stata, ma proprio per questo difficilmente al Cremlino potranno fare a meno dell’alleanza strategica con l’Iran, una alleanza cementata in Siria dove per altro, a differenza dei proclami, i due alleati non combattono affatto contro lo Stato Islamico ma puntano a combattere quei gruppi che nuocciono ai loro interessi regionali e che operano nelle zone strategicamente di loro interesse. Questa “alleanza dei pragmatici” pone dei problemi non da poco per il Presidente Trump il quale ha annunciato a più riprese di voler riallacciare i rapporti con la Russia di Putin, rapporti che proprio Obama aveva reso tesissimi (non solo per colpa sua, questo va detto). Ci sono forti incongruenze tra quanto dichiara il Presidente Trump in merito all’Iran e quanto avviene sul terreno e quindi anche con la dichiarata intenzione di riallacciare i rapporti con Putin. Per esempio, è impensabile che gli Stati Uniti possano portare un qualsiasi attacco all’Iran senza scatenare la reazione russa. Come concilia il Presidente Trump la sua volontà di accostarsi alla Russia con le minacce all’Iran (ammesso che tali minacce siano serie)? E cosa succederebbe se per esempio Israele dovesse attuare una operazione difensiva contro le truppe iraniane di stanza nel Golan siriano e che minacciano da vicino i confini israeliani? Come si comporterebbe Putin in una eventualità del genere? Sceglierà tra un riavvicinamento agli Stati Uniti preferendo coltivare solo i propri interessi regionali oppure difenderà gli alleati iraniani?

Non è un quesito da poco perché in Medio Oriente il vero scontro è proprio tra Israele e Iran, uno scontro che prima o poi deflagrerà in tutta la sua coinvolgente serietà. Ed è in quel caso che si vedranno le vere intenzioni di Putin, si vedrà cioè l’alleanza strategica tra Russia e Iran in Siria comprende anche la mutua assistenza.

Il problema, per gli americani e soprattutto per gli israeliani, è che fino ad oggi Putin è rimasto fermamente in silenzio, praticamente con la bocca cucita, sulle possibili reazioni russe a una escalation tra Israele e Iran. La logica vorrebbe che essendo Putin il maggior fornitore di armi degli Ayatollah scelga di schierarsi con questi ultimi, ma come abbiamo visto Putin è un pragmatico, cioè bada solo ai propri interessi e in questo momento i suoi interessi in Siria sono quelli di mantenere le basi navali e gli aeroporti. Tutto sta a capire se per farlo ha bisogno degli iraniani o se gli convenga starne fuori a condizione di mantenere il controllo strategico delle zone di suo interesse.

E’ su questa incognita che si gioca la complessa partita in Medio Oriente ed è sempre questa incognita a condizionare le mosse diplomatiche che ruotano attorno all’Iran e a Israele. Per ora si sono viste tante scaramucce verbali e poche azioni concrete. Ma la tensione cresce velocemente e difficilmente qualcuno farà qualche mossa senza prima avere ben chiaro le intenzioni di Putin.

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