In questi giorni in cui l’Egitto è sull’orlo di una vera e propria rivoluzione c’è da chiedersi dove, questa rivoluzione, porterà il paese dei Faraoni. Un ragionamento ottimistico vorrebbe che dopo Mubarak l’Egitto si trasformi in una democrazia compiuta. Purtroppo non è così facile, anzi, c’è la seria possibilità che si trasformi nell’ennesimo Stato islamico teocratico con ripercussioni a livello internazionale drammatiche.

Il timore che ciò avvenga non è per niente campato in aria. Sul campo ci sono principalmente tre attori: l’attuale Presidente, Hosni Mubarak, l’ex premio Nobel per la pace ed ex direttore della AIEA, Mohamed El-Baradei, e i Fratelli Musulmani. Mubarak è un dittatore, su questo ci sono pochi dubbi, ma ha garantito per molti anni un certo equilibrio in Medio Oriente. El-Baradei è l’uomo occulto di Teheran e di Ankara in Egitto. I Fratelli Musulmani sono invece il più grande e potente gruppo sunnita dedito al terrorismo e alla propaganda della Jihad, un gruppo che vorrebbe riportare la legge islamica in Egitto e in tutti gli stati Islamici. I Fratelli Musulmani sono la “casa madre” di Hamas e di Al Qaeda. Non per niente il numero due di Osama Bin Laden, Ayman al-Zawahiri, si è formato proprio con loro.

Nelle ultime ore è emerso con chiarezza quello che in effetti si sapeva già, cioè che El-Baradei è sostenuto con vigore e convinzione dai Fratelli Musulmani. Non solo, come già detto l’ex direttore dell’AIEA è vicinissimo alle posizioni iraniane e turche. Questo fa pensare che dietro alle manifestazioni in Egitto non ci sia solo la legittima richiesta di riforme ma che in effetti vi sia un tentativo nemmeno tanto velato di instaurare nella terra dei faraoni un regime si stampo islamico. Indirettamente lo conferma un altro dittatore, il siriano Bashar Assad, che in una intervista al Wall Street Journal  alla domanda se anche lui temesse che in Siria e in altri regimi islamici potesse succedere quello che è accaduto in Tunisia e in Egitto ha risposto che c’è una differenza enorme tra la Siria (ma anche l’Iran e la Turchia) e l’Egitto o la Tunisia, in quanto questi due Stati sono da anni lontani dall’islam e vicini all’occidente e, soprattutto, a Israele. Le parole di Assad non sono frutto di un ingenuo ottimismo ma, al contrario, rivelano con chiarezza quali sono i piani dell’islam integralista e del “trigono del terrore”, cioè Siria, Turchia e Iran: quello di fare terra bruciata intorno a Israele. Sono anni che per questo motivo Siria, Iran e Turchia finanziano i Fratelli Musulmani (e quindi anche Hamas) allo scopo di destabilizzare l’Egitto. Ora, permettetemi di avere qualche dubbio sul fatto che la rivolta in Egitto sia scoppiata solo per una legittima richiesta di riforme democratiche quando alle sue spalle ci sono poteri che vogliono invece annullare qualsiasi forma di democrazia per sostituirla con la teocrazia islamica.

Un altro segnale che dimostra quali sono le vere intenzioni di chi sta dietro alla rivolta egiziana, è il sostegno univoco di tutte le forze tipicamente anti-israeliane e più in generale anti-occidentali. Il loro sogno è quello di vedere al potere i Fratelli Musulmani e non quello di vedere un Egitto democratico e libero come invece vogliono far credere. Diversamente non parteggerebbero per i Fratelli Musulmani o per El-Baradei.

Allora la domanda che faccio a questi signori è una sola: è meglio una transizione non violenta da un regime alla democrazia reale come quella che sarebbe tra Mubarak e una persona eletta dal popolo, oppure è meglio un colpo di stato di stampo islamico che porti i Fratelli Musulmani al potere in Egitto? Sono sicura che per molti dei sostenitori della linea anti-Mubarak la seconda soluzione sarebbe quella più appetibile. Non c’entra la democrazia altrimenti, sempre queste persone, sosterebbero o avrebbero sostenuto anche le rivolte in Iran oppure si augurerebbero una rivolta simile anche in Siria. Perché non è così? Semplice, perché alla fine l’obbiettivo è sempre lo stesso: distruggere Israele. E siccome Mubarak ha garantito la pace in Medio Oriente per molti anni anche attraverso un buon rapporto con Israele, diventa un personaggio da abbattere.

Ricordo ancora adesso come gli antisemiti si schierarono con quel macellaio assassino di Ahmadinejad quando i giovani iraniani si sollevarono, loro si, per avere più Diritti. Ricordo come si sprecavano le tesi complottiste in base alle quali dietro a quelle legittime rivolte ci fossero Israele e gli USA. Perché gli egiziani fanno bene a sollevarsi mentre gli iraniani sbagliavano?

Tutto questo per dire che, nella maggioranza dei casi, chi in occidente parla di democrazia in Egitto in effetti si auspica tutto fuorché la democrazia e la pace. Al contrario si auspica una escalation della tensione che porti in tempi brevi all’accerchiamento di Israele e quindi a un conflitto. Per non parlare poi del fatto che finalmente potrebbe venire meno quello sbarramento al riarmo di Hamas innalzato fino ad oggi dall’Egitto. Ora attraverso il Sinai può passare di tutto. Il sogno degli antisemiti che si avvera.

E allora voglio ripetere la domanda alle persone sensate di questo mondo: è meglio Mubarak o i Fratelli Musulmani? E’ meglio sostenere un legittimo cambio democratico in Egitto oppure consegnare la terra dei faraoni all’estremismo islamico?

Sharon Levi

2 Comments

  1. antonio

    Potrebbe accadere che possa prendere le redini, di questo movimento islamico popolare, che spesso agli occhi occidentali potrebbe sembrare informe e umanamente disperato qualcuno di quelli che sono definiti sant’uomini dell’Islam; come, ad esempio un certo Abul Aziz (al secolo David Myatt), prima di essere ribatezzato nel 1998 al momento della sua conversione all’Islam.

  2. Egyptians celebrate in Tahrir Square after President Hosni Mubarak resigned and handed power to the military on Friday