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Meglio una democrazia imperfetta che una perfetta teocrazia

arabi-israeliani

La proposta di legge avanzata da Netanyahu per fermare il terrorismo di matrice palestinese seppur imperfetta e non certo al 100% democratica è stata una idea geniale. Di fatto ha messo gli arabo-israeliani di fronte a una scelta: continuare a vivere in una democrazia imperfetta, ma pur sempre una democrazia, oppure scegliere di passare dall’altra parte, cioè dalla parte della teocrazia di Hamas o della dittatura strisciante di Fatah.

Dispiace che alcuni, per lo più fuori da Israele, l’abbiano interpretata come un primo passo verso l’espulsione degli arabo-israeliani e che abbiano equiparato tutti gli arabi con cittadinanza israeliana a quelli che pur essendo cittadini israeliani odiano Israele tanto da “martirizzarsi” per la causa palestinese. In realtà la maggioranza degli arabo-israeliani si sente israeliano a tutti gli effetti e non ha alcuna intenzione di lasciare Israele e la sua democrazia. Almeno così dicono gli israeliani che vivono in Israele e francamente non ho motivo di credere che non ci dicano la verità.

Eppure a leggere di sfuggita alcuni commenti sui social network sia da una parte che dall’altra ho letto una infinità di stupidaggini. Gente che da un lato vorrebbe espellere tutti gli “arabi” da Israele, deportarli a Gaza e via dicendo, mentre dall’altra parte si parlava di razzismo e di misure del tutto illegali. La verità come sempre sta nel mezzo: da un lato la proposta di Netanyahu mira a isolare i pochi violenti estremisti, che pure ci sono, tra gli arabo-israeliani mentre dall’altro punta dritto a fare in modo che gli arabo-israeliani si sentano parte di una Nazione e che combattano per essa. Se ci pensate bene è una genialata. Punire duramente i traditori e premiare chi è fedele alla democrazia.

Ho visto gente indignarsi perché “una democrazia non fa così” e forse il ragionamento è pure giusto, ma una democrazia ha come primo scopo quello della difesa dei suoi cittadini e se per farlo deve ricorrere a misure forti lo deve fare, specie in un momento in cui gli stessi cittadini di una minoranza si sentono sotto accusa per i gesti criminali di pochi di loro.

Intendiamoci, la legge è certamente migliorabile specie quando si parla di colpire in maniera indiscriminata i famigliari dei terroristi. E’ chiaro che se il giorno dopo un attentato la moglie di un terrorista mi va in TV a dire che suo marito è un eroe e un martire (è successo l’altro giorno) come minimo quella persona va espulsa, ma colpire tutti i famigliari che potrebbero non essere d’accordo con il loro congiunto terrorista potrebbe davvero essere troppo e prefigurare una punizione collettiva e ingiusta. Su questo bisognerebbe ragionarci un attimo, magari studiare un buon sistema di verifica prima di procedere alla espulsione. Però va detto che il ragionamento di fondo, cioè “o sei israeliano a tutti gli effetti o sei palestinese” è fondamentalmente corretto. E’ una scelta che gli arabo-israeliani adesso sono costretti a fare, perlomeno se passerà questa legge.