Migranti e Diritto di asilo: facciamo chiarezza. Il Governo non può fare diversamente

Negli ultimi mesi il dibattito politico si è concentrato molto sul fenomeno dei migranti e dei richiedenti asilo con vere e proprie battaglie di “posizione” tra chi vorrebbe accogliere tutti coloro che arrivano sulle nostre coste e chi, al contrario, distingue tra migranti economici e rifugiati e vorrebbe espellere nel più breve tempo possibile chi non ha diritto a richiedere lo status di rifugiato. E’ così semplice? Non direi proprio.

Prima di tutto vediamo chi ha diritto allo status di rifugiato secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra:

Secondo il diritto internazionale, presupposto per l’applicazione del diritto di asilo è la nozione di rifugiato internazionale, cioè di colui che, direttamente (mediante provvedimento di espulsione o impedimento al rientro in patria) o indirettamente (per l’effettivo o ragionevolmente temuto impedimento dell’esercizio di uno o più diritti o libertà fondamentali), sia stato costretto dal Governo del proprio Paese ad abbandonare la propria terra e a “rifugiarsi” in un altro Paese, chiedendovi asilo.

Questa nozione risulta ulteriormente specificata dall’art. 1 della Convenzione di Ginevra, che indica i seguenti motivi per i quali si ha diritto allo status di rifugiato:

  • discriminazioni fondate sulla razza;
  • discriminazioni fondate sulla nazionalità (cittadinanza o gruppo etnico);
  • discriminazioni fondate sull’appartenenza ad un determinato gruppo sociale;
  • limitazioni al principio della libertà di culto;
  • persecuzione per le opinioni politiche

La cessazione dello status di rifugiato avviene quando (sez. C dell’art. 1 della Convenzione):

  • il rifugiato abbia nuovamente usufruito della protezione del Paese di cui abbia la cittadinanza oppure ne riacquisisca volontariamente la cittadinanza;
  • il rifugiato sia tornato a stabilirsi volontariamente nel proprio Paese;
  • il rifugiato abbia acquisito una nuova cittadinanza e goda della protezione del Paese che gliel’ha concessa;
  • siano venute meno le condizioni in seguito alle quali la persona abbia ottenuto il riconoscimento della qualifica di rifugiato

Le sezioni D, E ed F dell’articolo 1 della Convenzione di Ginevra individuano invece le cause di esclusione, precludendo dai benefici della Convenzione le seguenti categorie di persone:

  • coloro che beneficino attualmente ed effettivamente della protezione o assistenza da parte di organi o agenzie delle Nazioni Unite diverse dall’Alto Commissariato per i rifugiati;
  • i rifugiati o profughi nazionali, cioè i cittadini di un Paese che abbiano la propria residenza abituale in un altro Paese e che, a causa di eventi bellici, politici o altre situazioni verificatesi in tale Paese, volontariamente o forzatamente lo abbandonano o non vi facciano rientro e si rifugiano nel Paese di cui sono cittadini;
  • coloro che non sono degni di protezione internazionale

L’articolo 32 della Convenzione prevede espressamente il divieto di espulsione del rifugiato che risieda regolarmente nel territorio di uno degli Stati contraenti se non per motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico. In tali casi, il rifugiato dovrà essere messo comunque in condizione di far valere le proprie ragioni e gli dovrà essere accordato un periodo di tempo per cercare di essere ammesso in un altro Paese.

Il principio del divieto di espulsione è stato recepito nel testo unico del 1998 (art. 19) dove si fa divieto di procedere all’espulsione ed al respingimento se nello Stato verso cui lo straniero è estradato, egli può essere oggetto di persecuzione “per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali”.

La protezione temporanea

Nel caso di profughi che lasciano il proprio Paese non a causa di misure di discriminazione individuale cui siano stati sottoposti, bensì al verificarsi di gravi eventi (guerra civile, violenze generalizzate, aggressioni esterne, catastrofi naturali ecc.) non è prevista nel nostro ordinamento la possibilità di richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato.

Tuttavia, il testo unico sull’immigrazione consente di far fronte a emergenze umanitarie causate da eventi eccezionali. In tali circostanze è possibile per il Governo determinare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri gli interventi di protezione temporanea necessari per accogliere in maniera tempestiva e adeguata le popolazioni sfollate che dovessero raggiungere in massa il territorio italiano (art. 20, D.Lgs. 286/1998).

E ora facciamo degli esempi pratici

Basandosi sulle disposizioni della Convenzione di Ginevra alle quali si aggiungono le disposizioni di legge dello Stato Italiano, un omosessuale che nel suo Paese di provenienza rischia la vita, oppure un perseguitato per ragioni politiche che nel suo paese rischia l’incarcerazione o di essere perseguitato per le sue idee politiche (solo per fare due esempi lampanti) ha diritto allo status di rifugiato. E’ il caso di omosessuali in fuga dai regimi islamici o di attivisti politici in fuga da regimi autoritari. Un persona in fuga da una guerra ha invece Diritto alla protezione temporanea ma non allo status di rifugiato. E’ il caso, per esempio, dei profughi siriani.[fonte]

Dove sono le difficoltà?

Guardando con attenzione alle condizioni stabilite dalla Convenzione di Ginevra per poter chiedere lo status di rifugiato colpisce subito l’ampia varietà di possibilità per le quali un qualsiasi immigrato economico si possa trasformare in un rifugiato politico, in un perseguitato o in un discriminato per ragioni religiose. Ed è chiaro che l’immigrato si approfitti di questa situazione come è altrettanto chiaro che chi è deputato a stabilire se queste persone hanno Diritto al riconoscimento dello status di rifugiato ci mettano mesi e mesi per verificare le informazioni che gli vengono fornite. Paradossalmente chiunque può fare domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato meno coloro che provengono da territori in guerra (è il caso della Siria) che possono chiedere “solo” la protezione temporanea.

Logicamente la questione è troppo complessa per poterla affrontare in un unico articolo e mi scuso se cerco di sintetizzare, ma quello che sto cercando di far capire è che seguendo il Diritto Internazionale il Governo italiano fa esattamente il suo dovere di Stato democratico aderente alla Convenzione di Ginevra e non è una questione di colore politico o di ideologia. Lo dovrebbe fare chiunque si trovasse al Governo. Però….. ci sono dei però. Se un migrante economico che arriva in Italia viene opportunamente istruito da “qualcuno” in modo che avanzi una richiesta di asilo ben sapendo di non averne il Diritto è chiaro che le richieste lievitano considerevolmente aumentando di conseguenza i tempi di risposta. E’ uno stratagemma ampiamente usato sia dai migranti che da coloro deputati ad accoglierli. Su questo il Governo potrebbe veramente fare qualcosa, per esempio perseguendo seriamente chi viene scoperto a incentivare questa pratica o espellendo (rimpatriandolo) coloro che si stabilisca aver dichiarato il falso per guadagnare tempo. Insomma, se è vero il Governo (qualsiasi Governo) è tenuto al rispetto della Convenzione di Ginevra è altrettanto vero che ha il Diritto di emanare leggi che puniscano coloro che se ne approfittano danneggiando oltretutto proprio coloro che hanno legittimo Diritto all’asilo. Su questo bisognerebbe lavorare invece di perdersi dietro a sterili polemiche.

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