Secondo Protocollo

Minerali in Congo: le multinazionali tecnologiche americane contro l’Amministrazione Obama

Microsoft, Intel e Hewlett-Packard (meglio cononosciuta come HP) si sono apertamente schierate contro l’Amministrazione Obama sulla legge Dood-Frank Act che Obama ha imposto al Congresso.

La legge  intitolata Dodd–Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act (Legge di Dood-Frank sulla Riforma di Wall Street e sulla Protezione dei Consumatori) – pubblicazione n.111-2032 H.  e’ stata approvata il 21 luglio 2010.  Il testo di legge in inglese è consultabile su Internet in versione PDF a questo link web.

Il  Dood-Frank Act é una legge ideata a promuovere la pace nella Repubblica Democratica del Congo impedendo l’acquisto da parte delle ditte americane di minerali congolesi che servono a finanziare i gruppi ribelli presenti nell’est del paese.

Quattro i minerali oggetto della legge: il Tin, il Tantalum, il Tungsteno e l’Oro. I primi tre materiali sono necessari per la fabbricazione dei componenti tecnologici per telefoni cellulari e computer: microchip, hard disk, memory card, etc.

La legge obbliga ogni compagnia americana che importa questi quattro minerali il dovere di dimostrare la provenienza dei minerali. Per quanto riguarda l’est del Congo i minerali che possono essere legalemente importati negli Stati Uniti sono quelli provenienti da miniere sotto il controllo governativo che in questo momento sono un esiguo numero.

La legge estende l’area geografica anche ai paesi confinanti all’est del Congo: Uganda, Ruanda, Burundi e Tanzania, nel tentativo di impedire false certificazioni di origine di minerali congolesi acquistati dai gruppi ribelli da parte di questi paesi.

Una legge insensata che di fatto crea un embargo sull’importazione dei minerali.

Le tre multinazionali americane hanno cosí definito il Dood-Frank Act.

Rick Goss, portavoce del Consiglio Americano delle Industrie Tecnologiche ha avvertito l’Amministrazione Obama che la legge crea di fatto un imbargo sull’importazione di mineriali strategici per le industrie tecnologiche americane ed é in contrasto con la sicurezza nazionale poiché limitando alle multinazionali tecnologiche americane il rifornimento di questi minerali si rischia un aumento dei costi di produzione  e un calo competitivo sul mercato internazionale.

Rick Gross ha addirittura motivato gli effetti negativi della legge invocando la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro che i minatori congolesi subiranno a causa di queste limitazioni. Questa solidarietá internazionale verso i lavoratori di un remoto paese africano non é credibile visto che in questi ultimi due decenni le multinazionali americane non si sono fatte degli scrupoli a delocalizzare la produzione, principale causa della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in America.

Nonstante questi potenti attacchi l’Amministrazione Obama ha difeso la legge ricevendo l’appoggio degli attivisti per i diritti umani e le associazioni orientate sulle tematiche africane.

Un conflitto tra politici e capitalisti americani sulla sicurezza nazionale.

Il Dodd-Frank Act, anche se apparentemente, é una legge tesa a promuovere la pace nel lontano paese africano, in realtá rientra nella logica della sicurezza nazionale.

Con l’approvazione della legge l’Amministrazione Obama intende limitare la possibilitá di autofinanziamento dei gruppi ribelli presenti all’est del Congo per due principali motivi.

Il primo obiettivo é di indebolire questi gruppi e aumentare il controllo territoriale sull’est da parte del Governo di Kinshasa che attualmente garantisce una equa spartizione delle risorse naturali tra USA e Francia.

Il secondo obiettivo é di limitare il pericolo di destabilizzazione in Uganda, Ruanda e Burundi visto che la maggioranza dei gruppi ribelli che operano all’est del Congo sono contro i governi di queste tre nazioni.

Il FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) gruppo nato dalla fusione delle Forze Armate Ruandesi e delle milizie genocidarie, opera all’est del paese ed ha come obiettivo la riconquista del Ruanda e la creazione di uno stato Hutu etnicamente puro attraverso l’eliminazione fisica di tutti i cittadini Tutsi ruandesi.

Il FNL (Fronte Nazionale di Liberazione), gruppo Hutpower burundese, accusa l’attuale governo del Burundi (anche esso proveniente da un gruppo armato Hutu) di collaborare con la minoranza tutsi buruendese e i governi del Ruanda e dell’Uganda. L’obiettivo del FNL é quello di rovesciare militarmente l’attuale governo e di imporre uno stato Hutu sul modello del FDLR.

Infine i gruppi ribelli ugandesi: il LRA (l’Esercito Resistente di Dio) e il ADF (Allenza delle Forze Democratiche) hanno l’obiettivo comune di abbatttere il governo del Presidente Museveni, il primo per instaurare in Uganda uno stato teocratico basato sui dieci comandamenti e il secondo per instaturare uno stato islamico. Il ADF é sospettato di aver collaborato con il gruppo islamico somalo Al-Shabaab nella realizzazione dell’attentato di Kampala, Uganda, nel settembre 2010.

Dall’altra parte della barricata Microsfot, Tell e HP fanno degli affari d’oro proprio grazie a questi gruppi armati presenti nell’est del Congo.

Infatti le tre multinazionali americane sono i maggiori clienti (assieme a delle multinazionali europee soprattutto francesi e belghe) dell’esportazione di questi minerali preziosi provenienti dalla miniere controllate dalle milizie.

Questo é il principale motivo che ha spinto le multinazionali americane della tecnologia ad opporsi all’Amministrazione Obama invocando proprio la sicurezza nazionale.

Riepilogando, per l’Amministrazione Oboma la sicurezza nazionale americana é garantita nella Regione dei Grandi Laghi grazie al Dood-Frank Act poiché assesta un duro colpo alla principale fonte di finanziamento dei gruppi ribelli che rappresentano una minaccia diretta ai tre alleati americani nella regione: Uganda, Ruanda e Burundi e contribuisce alla stabilitá della Repubblica Democratica del Congo(1).

Per le multinazionali americane della tecnologia il Dodd-Frank Act mette in pericolo la sicurezza nazionale proprio perché limita l’importazione di questi minerali.

L’apparente  comportamento irrazionale del capitalismo americano nella Regione dei Grandi Laghi.

La presa di posizione delle multinazionali apparentemente rappresenta una   contraddizione del capitalismo americano nella salvaguardia dei suoi interessi nella regione.

Da una parte questi gruppi ribelli rappresentano una minaccia diretta agli equilibri americani nella regione.

Se pur vero che allo stato attuale tutti questi gruppi armati hanno forze esigue che non gli permettono di conquistare il Burundi, l’Uganda e il Ruanda, la loro esistenza non é rassicurante.

Nel prossimo futuro questi gruppi ribelli potrebbero rivitalizzarsi, aumentare i loro effettivi e rappresentare una reale minaccia. La Francia sarebbe ben lieta di supportarli visto che considera gli attuali governi burundese ruandese e ugandese come i principali attori della perdita del controllo francese nella Regione dei Grandi Laghi (2).

Dall’altra questi gruppi ribelli permettono al capitalismo americano di ottenere a basso costo minerali strategici indispensabili per la competitività della sua industria.

Per mantenere questo vantaggio economico il capitalismo americano contribuirebbe indirettamente a finanziare dei gruppi armati che in futuro potrebbero rovesciare governi alleati agli Stati Unti nella regione.

Una realtá ben diversa.

Seguendo questo ragionamento il capitalismo americano nella Regione dei Grandi Laghi, agirebbe contro i propri interessi, invece no.

In realtá i maggior autori del traffico dei minerali preziosi dell’est del Congo  non sono i gruppi ribelli ma  i paesi alleati agli Stati Uniti.

L’Uganda, il Ruanda e il Burundi, sono stati coinvolti nel conflitto congolese dal 1996 al 2004, aiutando in un primo momento il leader ribelle Laurent Kabila a prendere il potere rovesciando la dittatura di Mobutu nell’allora Zaire (1996-1997) e successivamente schierandosi contro lo stesso Kabila dando insizio alla Prima Guerra Pan Africana (1998 – 2004).

Nonostante che gli accordi di pace del 2005 e le elezioni presidenziali abbiano salvaguardato la sovranitá territoriale del paese e costretto gli Stati Uniti di modificare il piano originale di staccare l’est dal resto del paese, ancora oggi il Governo di Kinshasa ha un controllo pressoché virtuale dell’est, lontano dalla capitale migliaia di kms.

I tre paesi confinanti alleati degli USA  controllano indirettamente l’economia dell’est del Congo grazie alla complicitá delle autoritá locali e paradossalmente grazie alla presenza dei gruppi ribelli loro antagonisti che balcanizzano piu’ di un terzo del territorio congolese ricco di minerali, petrolio e gas.

Inoltre hanno recentemente stanno studiando la metodologia migliore per convincere l’Est del Congo a far parte del blocco economico anglofono della East African Comunity.

La Tanzania é un focus point per i minerali provenienti dalla miniere in mano alle milizie dell’est del Congo. Il paese svolge la funzione di ricettatore.

E le milizie ribelli?

Solo il gruppo genocidario ruandese FDLR controlla alcune miniere all’est del Congo.

Il gruppo ribelle burundese FNL parzialmente approfitta di questa fonte di reddito essendo un alleato ideologico del FDLR.

I gruppi ribelli ugandesi LRA e ADF contano solo qualche centinaio di miliziani. Il loro numero esiguo di effettivi non permette il controllo del territorio per le attivitá di estrazione mineraria.

Questa realtá é sfuggita all’analisi dell’Amministrazione  Obama che, senza volerlo, ha creato una legge contro gli interessi delle multinazionali americane e dei loro alleati nella Regione dei Grandi Laghi.

Questo tipo di errori nella Democrazia del Capitale possono costare caro a qualsiasi Presidente.

Microsoft, Intell e HP favoriscono la truffa sui minerali nella regione.

In attesa di un Presidente piú adeguato ai loro interessi, queste multinazionali hanno giá trovato il sistema per raggirare la legge voluta dal Presidente Obama.

Qualche mese fa il Ministero delle Risorse Naturali del Ruanda ha dichiarato la scoperta nel paese di dieci miniere e guarda caso in tutte queste miniere sono presenti i quattro minerali oggetto del Dood-Frank Act.

Il Consiglio Americano delle Industrie Tecnologiche ha inviato degli esperti geologi che hanno confermato la scoperta di queste miniere. L’inizio delle attivitá estrattive é previsto tra il secondo semestre del 2011 e il 2012.

Il Ruanda ha quasi la stessa conformazione geologica dei territori est del Congo, quindi l’esistenza in territorio ruandese di minerali comuni anche in Congo potrebbe essere probabile.

In realtá la maggioranza delle miniere si trova esclusivamente nel territorio congolese. In Ruanda il numero dei giacimenti minerari é insignificante.

Questo mistero geologico é dovuto al colonialismo Belga che decise di tracciare i confini tra l’allora Congo Belga e il Ruanda sulla base della presenza dei giacimenti minerari, assicurandosi che la maggioranze di essi si trovasse in territorio congolese poiché il paese era considerato piú stabile rispetto al Ruanda.

A causa di questa operazione alcuni territori storicamente appartenenti al Ruanda (soprattutto nel Sud Kivu) divennero territori  congolesi con  conseguenti migrazioni forzate delle popolazioni.

Nel varare il Dodd-Frank Act l’Amministrazione Obama si é urtata contro queste potenti multinazionali e il prezzo da pagare verrà quantificato nelle prossime elezioni presidenziali.

Mettendosi in contrasto con il capitalismo americano su temi di politica interna ed economici  Obama vanifica qualsiasi vantaggio ottenuto sulla politica estera, compreso il marketing pubblicitario della reale o presunta morte di Osama Bin Laden.

Microsoft, Intell e HP si uniranno ad altre multinazionali americane danneggiate direttamente o indirettamente dall’Amministrazione Obama per far comprendere all’attuale Presidente Americano cosa significa ribellarsi ai padroni.

Note:

(1)      I principali gruppi ribelli: FDRL, FNL, LRA e ADF hanno ricevuto l’appoggio del Governo Congolese con l’obiettivo di indebolire i suoi nemici: Uganda, Ruanda e Burundi. La complessa situazione regionale ha trasformato questa alleanza con queste milizie da strumento di destabilizzazione dei paesi confinanti attuato da Kinshasa in una diretta minaccia al Governo Congolese. Per ironia della sorte questi gruppi ribelli, di fronte alla attuale impossibilitá di vincere militarmente contro eserciti moderni e preparati, si sono concentrati sul controllo del territorio all’est del Congo minando cosí la sovranitá territoriale e l’economia del paese ospitante loro ex alleato.

(2)       L’impero d’oltre mare francese nei Grandi Laghi era assicurato dal governo razzista hutupower del Ruanda e dalla dittatura di Mobutu in Zaire. La presa di poterere in Uganda da parte di Museveni nel 1986 rappresentó l’inzio della fine del controllo francese sulla regione. Seguirano il genocidio ruandese del 1994 con la presa del potere di Paul Kagame e il crollo del regime di Mobutu.

L’ultimo atto dell’agonia francese nella regione é rappresentato dalla beffa burundese. Il gruppo armato hutu FDNL dopo esserre stato finaziato per anni dalla Francia, una volta arrivato al potere a girato le spalle all’Eliseo, entrando nella Comunitá dell’Africa dell’Est e diventando un alleato americano.

Fulvio Beltrami

09 maggio 2011

Kampala Uganda

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  • Il boom delle esportazioni ruandesi e i minerali del Congo | Puntocritico :: www.puntocritico.net ha detto:

    […] Tecnologiche contro l’Amministrazione Obama.”, recentemente pubblicato su Secondo Protocollo (http://www.secondoprotocollo.org/?p=2680) il Ruanda, pur avendo una conformazione geologica simile ai territori dell’est del Congo non […]