Secondo Protocollo

Misoginia islamica in Europa: una piaga sociale non più tollerabile

Misoginia islamica, questa bruttissima frase che unisce un concetto discriminatorio ad una religione, è diventata purtroppo sempre più presente nel quotidiano parlare in Europa. Oggi molti europei si vergognano persino di denunciarla perché temono di essere visti come “razzisti” e “non rispettosi delle tradizioni altrui”. Invece sta diventando una piaga sociale alla quale va posto rimedio.

Noi tutti pensavamo che certi concetti fortemente misogini fossero radicati e diffusi solo in Afghanistan, in Pakistan, nell’India islamica o in alcuni Paesi Wahabiti del Golfo Persico. Invece improvvisamente ce li siamo ritrovati qui in Europa, anzi, nel cuore dell’Europa. Abbiamo già parlato delle 20.000 infibulazioni l’anno che avvengono in Gran Bretagna e ogni giorno la cronaca nera è piana di episodi di violenza contro le donne perpetrate nel nome dell’Islam da uomini che si sentono autorizzati a considerare la donna non come essere umano ma come proprietà esclusiva. Ma le ultime relazioni che arrivano da diverse parti dell’Europa ci disegnano un teatro ancora più fosco, un teatro talebano.

Impressionate la relazione che arriva da Crawley, una città a sud di Londra (ancora la Gran Bretagna come fulcro della diffusione dell’Islam integralista) dove la comunità musulmana indiana ha stabilito alcune regole che le loro donne sono obbligate a seguire. Prima di tutto le donne di età inferiore ai 40 anni non possono uscire a fare la spesa se non sono accompagnate da un uomo della famiglia. Le ragazze devono indossare il velo integrale e non sono assolutamente autorizzate a usare il cellulare. I matrimoni non possono essere “matrimoni d’amore” ma le donne devono sposare l’uomo indicato dalla famiglia che spesso arriva direttamente dall’India. Quando un assistente sociale ha chiesto al leader della comunità islamica indiana il perché di regole così rigide in un Paese occidentale si è sentito rispondere che erano le stesse norme adottate dal “consiglio dei saggi” del suo villaggio indiano, un sobborgo di New Delhi, appena un mese fa e che “erano le loro tradizioni religiose tutelate dalle leggi occidentali”.

Non è da meno la comunità pakistana di Alkmaar, in Olanda, che applica le stesse regole imposte dalla comunità indiana di Crawley con l’aggravante di applicare in maniera sistematica i matrimoni imposti dalla famiglia anche a bambine poco più che adolescenti (tra i 14 e i 16 anni). Un rapido controllo ci ha permesso di appurare che queste regole da talebani sono largamente diffuse oltre che in Gran Bretagna e in Olanda, anche in Belgio, in Svezia, in Norvegia, in Danimarca e in maniera minore in Francia, Germania e in Italia.

Secondo Protocollo da molti mesi sta conducendo una ricerca sulla condizione della donna islamica in Europa (ne uscirà un rapporto nel mese di ottobre), una ricerca supportata da diverse associazioni di tutti i Paesi europei e patrocinata da una organizzazione internazionale legata alle Nazioni Unite. Ebbene, ogni giorno che passa siamo costretti a cambiare le relazioni locali a causa del progressivo peggiorare della situazione, un peggioramento che assume dimensioni devastanti nel nord Europa dove gli abusi sulle donne islamiche hanno avuto un aumento verticale impressionante negli ultimi mesi tanto che i dati in nostro possesso nel mese di maggio 2012 sono già ampiamente superati da quelli di luglio.

Il problema principale è che le autorità locali chiudono letteralmente gli occhi su questi veri e propri reati e violazioni dei più elementari Diritti Umani (il matrimonio imposto, per esempio è un reato, se poi lo si impone a una minore c’è addirittura l’aggravante della violazione dei Diritti del bambino oltre che il reato di pedofilia). Che dire poi della poligamia, vietata in diversi Paesi europei (Italia compresa) ma ampiamente tollerata. Questa tolleranza verso usanze talebane, particolarmente presenti nelle comunità islamiche indiane e pakistane, sta velocemente accelerando il contagio alle comunità magrebine dove si registra una crescita verticale degli abusi sulle donne e delle imposizioni ai loro danni, imposizioni che fino a qualche anno fa erano così ampiamente diffuse.

Questo è un problema molto serio che la Comunità Europea deve affrontare con urgenza prima che queste violazioni dei Diritti Umani divengano la normalità nelle comunità islamiche. I reati vanno puniti, a prescindere dalle “usanze religiose del Paese d’origine”. I matrimoni imposti, il velo imposto, la poligamia, la discriminazione sessuale sono reati e sono violazioni dei Diritti Umani sanciti dalla Dichiarazione Universale. Tollerarli è sbagliato oltre che illegale. E’ arrivato il momento di affrontare con decisione la misoginia islamica e di fermare la diffusione dell’idea talebana in Europa. Tra poco sarà troppo tardi.

Amina A.

4 Comments

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  • Forse il posto in cui le donne stanno peggio dopo l’Afghanistan e la Somalia è l’Arabia Saudita. Una nazione in cui tra l’altro vige la monarchia assoluta.
    Gradirei che ne parlaste, magari per coerenza, anche se è uno dei maggiori alleati degli usa. Dpo aver parlato della condizione della donna in Iran, ovviamente, paese che è ostile agli usa.

  • Pefettamente d’accordo parola per parola,ma aggiungerei che questi orchi maschilisti devono essere espulsi immediatamente dal suolo Europeo,ovviamente le donne maggiorenni o che hanno denunziato l’orco islamico rimangono.E va fatto in maniera amministrativa senza intromissioni delle autorita’ giudiziarie che,per come emettono sentenze pare siano al soldo degli arabi e dell’Iran.