Diverso tempo fa dissi che in Europa non eravamo pronti a “israelizzarci”, cioè non eravamo maturi per adattare la nostra vita al terrorismo, con qualche privazione ma con molta più sicurezza come fanno da decenni gli israeliani. Forse mi sbagliavo. Nel vedere le immagini delle barriere di sicurezza all’esterno dei luoghi dove si tenevano le feste di capodanno, i militari con i mitra spianati e i cecchini sui tetti la prima cosa che mi è venuta i mente è stata «ci stiamo israelizzando».

Per inciso, personalmente penso che almeno fino ad oggi l’Italia tra i paesi occidentali sia quello meno a rischio attentati islamici. Gli facciamo troppo comodo, specie ora che molti foreign fighters potrebbero cercare di rientrare in Europa. L’Italia è un paese di passaggio e a meno che a colpire non sia qualche “lupo solitario” se lo Stato Islamico ha un briciolo di strategia per il momento non ha interesse a colpire l’Italia. Almeno per ora, se non decide di spostare le sue “migrazioni” verso i Balcani il che cambierebbe di molto le cose (ammesso che non l’abbia già fatto).

Ma come siamo arrivati a questo punto? Dissento con chi da la colpa ai flussi migratori, sui quali sono molto critico ma che non reputo la ragione principale dell’aumento del rischio terrorismo islamico. I terroristi li abbiamo allevati noi e se non li abbiamo allevati li abbiamo quantomeno istruiti a dovere sulle nostre vite e sui nostri punti deboli. Piuttosto ci dovremmo chiedere come mai il vecchio Mohamed arrivato in Italia 40 anni fa per vendere i tappeti e i cui figli sono nati in Italia e sono andati a scuola con gli italiani si siano improvvisamente radicalizzati. Eppure sembravano personcine tanto a modo, sembravano veramente integrati, sembravano parte della comunità. Su questo ci dobbiamo interrogare e non se tra le centinaia di migliaia di migranti ci siano o meno dei terroristi. Perché il vecchio Mohamed che io ricordo quand’ero piccolo passava quasi tutti i giorni a vendere tappeti e cianfrusaglie e il cui figlio è venuto a scuola con me si è radicalizzato? Perché si sono radicalizzati anche i suoi figli? Siamo noi che abbiamo sbagliato in qualcosa oppure è la loro religione e la mentalità che ne deriva che è senza speranza? Personalmente tendo a propendere per la seconda. Non abbiamo nessuna possibilità di convincerli a cambiare idea.

Per ora il vero rischio, quello più imminente ce lo abbiamo in casa, lo abbiamo cresciuto noi. Va da se che non possiamo continuare con la suicida politica dell’accoglienza, ma se vogliamo parlare seriamente di rischio terrorismo i migranti dobbiamo lasciarli fuori. Il nostro problema più imminente è il vecchio Mohamed e i suoi figli non un Lumumba qualsiasi.

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