Come sempre fanno in questi casi, gli arabi non hanno perso l’occasione per usare i palestinesi come carne da macello per i loro scopi. Ieri ad approfittarne sono stati i siriani che hanno beneficiato del “naksa day”, la ricorrenza dell’inizio della guerra dei sei giorni, per distrarre l’attenzione del mondo dalle stragi perpetrate in Siria in questi giorni.

Erano settimane che a Damasco istruivano i palestinesi su come fare a farsi ammazzare nel tentativo di entrare in Israele dal Golan e, a quanto pare ci sono riusciti. Almeno sei morti e diversi feriti provocati dagli spari dei soldati israeliani che, nel pieno delle loro legittime funzioni, cercavano di impedire che i palestinesi provenienti dalla Siria si introducessero in Israele. L’intenzione dei siriani, come detto, è più che evidente: distogliere l’attenzione mondiale dalle stragi perpetrate in Siria contro i manifestanti anti-governativi. Si sa, fa più rumore un palestinese ucciso dagli israeliani che mille ragazzi siriani trucidati dalle forze speciali siriane e iraniane. Per questo, secondo fonti di intelligence, il regime di Damasco ha offerto ben 1000 dollari ad ogni rivoltoso disposto a provocare i soldati israeliani e a farsi sparare addosso.

Era tutto studiato a tavolino. Secondo le testimonianze dei militari israeliani, quando la massa di palestinesi si è avvinata al confine nel chiaro intento di entrare in Israele, i militari hanno avvisato con i megafoni di fermarsi, poi hanno sparato colpi di avvertimento in aria , infine, solo quando i palestinesi stavano scavalcando la rete di confine con Israele, hanno sparato alle parti basse del corpo. Da settimane i giovani palestinesi semi-prigionieri nei campi siriani avevano avuto precise istruzioni da elementi dei servizi di Damasco su come fare a scavalcare il muro di recinzione. Hanno semplicemente messo in pratica ciò che gli era stato ordinato di fare, magari anche in cambio di benefici per le loro famiglie nel caso le cose si fossero messe male, come hanno riferito alcuni testimoni palestinesi residenti in Siria che si sono rifiutati di prendere parte a questa sceneggiata. La scaltrezza dei siriani è dimostrata anche dal fatto che avevano indicato ad alcuni palestinesi di introdursi in Israele dalla parte di Majdal Shams, evitando accuratamente però di dire loro che tutta quella zona è minata. Così almeno 150 palestinesi sono finiti in un campo minato dal quale sono uscito solo con le indicazioni israeliane.

L’esercito israeliano ha detto anche che almeno due uomini armati hanno cercato di superare il confine nei pressi di Kunetra anche se non è chiaro se i due  terroristi sono stati abbattuti o semplicemente fermati.

Insomma, è sempre la solita storia. Quando i dittatori arabi hanno bisogno di distrarre l’attenzione del mondo dalle loro oscenità è sufficiente che mandino al macello un po’ di palestinesi contro Israele, così il mondo si indigna con Gerusalemme e dimentica le atrocità commesse dai vari Assad, Ahmadinejad e compagnia bella.

Sharon Levi

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