Nebbia fitta nello Stretto dei Dardanelli

Gli inglesi sono talmente pieni di se che quando la nebbia cala sulla Manica non dicono che la Gran Bretagna è isolata dall’Europa ma che “l’Europa è isolata dalla Gran Bretagna”. Parafrasando questo detto inglese, non si può non notare la fitta nebbia (metaforicamente parlando) scesa sullo Stretto dei Dardanelli, un muro di nebbia che divide l’Europa dalla Turchia.

Le ultime posizioni assunte dalla Turchia in Medio Oriente, l’appoggio dato ai terroristi di Hamas e, soprattutto, ai sanguinari Ayatollah iraniani hanno irrimediabilmente allontanato Ankara dall’Europa e dal resto del mondo civile. Ne è la prova lampante il fatto che in un incontro importante come quello di ieri tra Netanyahu e Obama, la Turchia e i suoi problemi con Israele non sono stati nemmeno menzionati, come se la cosa non facesse testo.

La politica di avvicinamento all’estremismo islamico voluta da Erdogan fino ad ora ha dato come unico frutto il pressoché totale isolamento turco, un isolamento che il popolo turco rischia di pagare a caro prezzo. Ieri il Ministro del turismo turco ha lanciato un invito agli europei a recarsi in vacanza in Turchia, un invito che sapeva tanto di rassicurazione e di preghiera. Dopo aver perso i milioni di dollari che portava il turismo israeliano, ora la Turchia non può permettersi il lusso di perdere anche le entrate europee. Da diverse settimane le dogane europee sottopongono i camion turchi a severi controlli che li bloccano nei porti per molte ore. La paura è che quei camion possano portare in Europa materiali pericolosi e, soprattutto, uomini pericolosi. Nelle ultime settimane Israele ha rivolto la sua attenzione alla Grecia, nemico storico della Turchia, alla quale ha venduto una imponente partita di armi (la cifra precisa non si conosce ma si parla di somme importanti) mentre le potentissime lobby ebraiche hanno promesso aiuti economici ad Atene. Sono in corso trattative per manovre militari congiunte con l’esercito greco. Dagli Stati Arabi (soprattutto dall’Arabia Saudita) sono fioccate verso Ankara le disdette di commesse commerciali, milioni di dollari di contratti andati in fumo. E siamo solo all’inizio.

Nelle ultime ore qualcosa si è rotto anche tra l’esercito turco ed Erdogan. Il capo di Stato maggiore, Generale Ilker Basbug, ha chiesto al premier turco di fare marcia indietro sia nei suoi rapporti con l’ex alleato strategico israeliano che nella politica filo-iraniana. La cosa, per lo più ignorata da tutti i media, è invece di enorme importanza. L’esercito turco è da sempre il garante della laicità dello Stato, un ruolo che negli ultimi mesi sembrava aver perso. Una richiesta del genere non può essere presa a cuor leggero da Erdogan. I militari turchi sanno di aver perso l’appoggio tecnologico fornito da Israele e vedono che anche all’interno della NATO vengono guardati con molta diffidenza. Una settimana fa Philip Gordon, responsabile americano dei rapporti tra NATO ed Unione Europea, aveva sollevato il problema turco in sede NATO affermando pubblicamente che “in molti all’interno dell’Alleanza si stanno interrogando sui cambiamenti della politica di Ankara” lanciando un messaggio per nulla subliminale ai militari turchi sul comportamento del loro premier.

Insomma, Erdogan sarà stato anche eletto paladino della lotta tra l’Islam e l’occidente, ma la Turchia rischia di pagare a caro presso l’estremismo del suo premier e in tanti all’interno del Paese se ne stanno accorgendo. La Turchia è sempre più isolata e molti turchi moderati non ne capiscono le motivazioni. Già l’economia turca non naviga certo nell’oro e subire una mazzata del genere potrebbe far sprofondare la Turchia in quel baratro di povertà dal quale con tanta fatica era appena uscita. Se ne accorgerà Erdogan della fitta nebbia che ha avvolto lo Stretto dei Dardanelli?

Noemi Cabitza

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