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Negoziati Israele – Palestina: un bluff che dura da 60 anni

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Lo ammetto, sulla vicenda dei negoziati tra Israele e Palestina sono piuttosto estremista e ritengo che i primi e unici a dover fare concessioni siano i palestinesi. Non dico questo per una ideologia pro-israeliana e sionista, che pure c’è, ma piuttosto perché è la regola base di ogni negoziato in cui c’è una parte più forte dell’altra.

Pretendere da parte palestinese di imporre proprie condizioni in un contesto che vede gli stessi palestinesi non solo dalla parte del torto ma anche da quella del più debole, è ridicolo e inconcludente oltre che fuori da ogni contesto di negoziato. Eppure i palestinesi continuano a porre condizioni per la ripresa dei negoziati, condizioni che spesso sono palesemente inaccettabili come quelle su Gerusalemme Est oppure sul rientro dei cosiddetti profughi. Lo sanno a Ramallah, lo sanno a Gerusalemme e lo sanno anche a Washington e a Riad. Ma nonostante questo quelle condizioni che bloccano ogni tentativo di riprendere i negoziati sono ancora sul tavolo. Perché?

La ragione, a mio modestissimo avviso, è sostanzialmente una: non interessa veramente a nessuno la costituzione di uno Stato palestinese. Non interessa ad Abu Mazen perché gli verrebbero a mancare gli aiuti internazionali nella forma attuale, cioè in quella di aiuti umanitari e come tali concessi senza condizioni di sorta e a fondo perduto (a differenza degli aiuti concessi ad uno Stato). Non interessa a Israele che ha ben altri problemi a cui pensare, tipo nucleare iraniano, guerra in Siria, Hamas, Hezbollah e tutto il resto. Non interessa neppure agli arabi che senza un nemico comune (Israele) si troverebbero a scannarsi tra di loro, cosa che fanno benissimo anche adesso, ma un conto è farlo a tempo perso un conto è farlo a tempo pieno. E poi i tiranni arabi possono sempre dare la colpa di tutto, persino di un terremoto, a Israele senza correre il rischio di non essere creduti. Chi glielo fa fare di buttare il giocattolo? Infine non interessa ai pacifinti perché se non avessero più la causa palestinese da supportare si troverebbero senza un sacco di soldi e senza neppure qualcuno da attaccare. Sarebbero costretti a guardare alle cose serie come la Siria, l’Iran, il Darfur e via dicendo. Nella lista non ho inserito né Hamas né l’Iran e il motivo è semplice: il loro obbiettivo è un altro rispetto a negoziare con Israele. A loro interessa la distruzione dello Stato ebraico e quindi non considerano affatto l’eventualità di una trattativa con Israele.

E allora perché tanta insistenza da parte di tutti, specialmente da parte americana, affinché i negoziati tra Israele e palestinesi riprendano? Qualcuno è convinto che la vicenda israelo-palestinese sia al centro di tutti i problemi in Medio Oriente, ma chi pensa questo o è uno stolto oppure è in malafede. E’infatti palese che i guai nel mondo arabo dipendono dagli arabi stessi e non dalla vicenda che contrappone Israele ai palestinesi. E’ altrettanto palese che un accordo tra Israele e ANP (Autorità Nazionale Palestinese) senza Hamas, sarebbe un accordo a metà che non risolverebbe il vero problema che si chiama proprio Hamas. L’Unica ragione di tanta insistenza rimane allora il fumo negli occhi, il bluff fuorviante. Facciamo vedere che ci impegniamo quando in realtà i nostri interessi veri sono ben altri.

Questo bluff va avanti da 60 anni, prima con Arafat e adesso con Abu Mazen, e in queste sei decadi gli unici che paradossalmente hanno dimostrato di volere veramente la costituzione di uno Stato palestinese sono stati gli israeliani che per anni, inseguendo il miraggio della pace in cambio di terra, hanno concesso di tutto ai palestinesi, l’ultima volta con gli accordi di Oslo. Eppure dopo 60 anni siamo ancora qui a parlare di negoziati tra Israele e palestinesi. E se questo fatto non vi da a pensare…………..