Opinioni della settimana

Non è più tempo di “né con Israele né contro”

L’attacco mediatico globale contro Israele non è mai stato così forte e virulento. Se avevamo fatto l’abitudine alle strumentalizzazione e ai luoghi comuni, dopo l’uccisione di un bambino palestinese da parte di estremisti ebraici abbiamo dovuto ricrederci nel vedere un intero Paese messo sotto accusa per un atto compiuto da singoli elementi fanatici ben lontani dal rappresentare la democrazia israeliana.

Lo sanno benissimo tutti quei media e quei singoli che non hanno esitato un istante a mettere sotto accusa Israele per quell’attacco terroristico, ma l’occasione di attaccare lo Stato Ebraico era troppo ghiotta per rinunciarvi. E questo dovrebbe far aprire una riflessione a coloro che guardano gli avvenimenti in Medio Oriente con occhio distratto e che magari si fanno condizionare dai media che, per ottenere più like e attenzione, non perdono occasione di attaccare Israele, anche quando a differenza dei palestinesi che i terroristi li glorificano e gli intestano vie e piazze, gli assassini vengono arrestati e incarcerati come è avvenuto nel caso del bambino ucciso. Ci si dovrebbe chiedere: perché Israele è continuamente sotto attacco nonostante sia l’unica democrazia in Medio Oriente?

Limitare tutto all’antisemitismo, sebbene sia una componente importante, è però riduttivo e non serve a darci le risposte che cerchiamo. Certo, l’antisemitismo è il motore principale che spinge molte persone a odiare Israele, ma altrettanto importante è la disinformazione e l’ignoranza. E se sull’antisemitismo si può fare ben poco per combatterlo, sulla disinformazione e sull’ignoranza possiamo fare moltissimo.

Però (c’è un però) per poter combattere la disinformazione e l’ignoranza serve prima di tutto che coloro che difendono Israele da questo continuo attacco mediatico prendano coscienza che non è più il tempo dei “se” e dei “ma”, che non si può più dire “né con Israele né contro Israele”. Il tempo dei fighetti che difendono Israele “se e ma”, di quelli che si sentono in colpa per l’esecrabile attentato contro il bambino palestinese, di quelli che chiamano “coloni” dei cittadini israeliani è finito. Per far capire come stanno le cose occorre dare il giusto peso alle parole e alle considerazioni. I “coloni” non esistono, sono a tutti gli effetti cittadini israeliani. Non ci sono “territori occupati” ma “territori contesi”. E francamente mi fa parecchio incazzare vedere israeliani o difensori di Israele che si prestano a queste strumentalizzazioni solo perché magari ritengono di apparire più credibili alla controparte o perché vogliono differenziarsi dagli altri mostrando un volto più “moderno” e “progressista”. Torneremo a essere progressisti e moderni quando l’attacco a Israele sarà finito, adesso servono gli attributi e una rigida linea comunicativa.

Israele è indiscutibilmente l’unica democrazia in Medio Oriente, un caposaldo per difendere anche le nostre democrazie dall’attacco islamico, questo lo sanno benissimo coloro che stanno con i tagliagole, per questo attaccano lo Stato Ebraico. Non si può più stare a metà del guado, o si sta con la democrazia o contro la democrazia, o si sta con Israele o contro Israele. In questa guerra i distinguo non sono più ammessi.