Nucleare iraniano: la farsa che mette in pericolo il mondo

La farsa sul nucleare iraniano continua senza vergogna alcuna da parte dei protagonisti. Anche ieri c’è stato l’ennesimo prolungamento della cosiddetta “red line”, la linea rossa oltre la quale però non si capisce bene cosa succederebbe nel casso che il gruppo dei 5+1 non raggiunga un accordo con l’Iran.

Gli iraniani, vista la ferma volontà da parte di Obama di raggiungere un accordo a tutti i costi, anche ieri hanno alzato la posta chiedendo anche la fine dell’embargo sulle armi oltre all’immediata revoca di tutte le sanzioni economiche. La richiesta, fortemente sostenuta dalla Russia, ha fatto saltare il banco perché se venisse tolto anche l’embargo sulle armi in aggiunta alle sanzioni economiche l’Iran si ritroverebbe tra le mani una disponibilità enorme di denaro (circa 300 miliardi di dollari) con il quale inonderebbe di armi tutto il Medio Oriente rifornendo Assad, Hezbollah, la Jihad Islamica a Gaza e tutti gli altri gruppi terroristici sostenuti da Teheran.

A seguito di questa richiesta iraniana le grandi potenze hanno deciso di spostare (ancora) la linea rossa a venerdì 10 luglio, una data che con molta probabilità verrà ulteriormente spostata in avanti. Quella iraniana è una tecnica ormai ampiamente collaudata. Si punta a continui rinvii per permettere ai tecnici iraniani di procedere con il programma nucleare senza avere gli ispettori internazionali tra i piedi. Ormai l’ultimo rapporto serio della Agenzia Atomica Internazionale (AIEA) risale a diversi mesi fa e nessuno sa dire quanti progressi hanno fatto gli iraniani in questi mesi anche perché ci sono siti come quello di Parchin ai quali gli ispettori non sono mai potuti accedere.

Ma, se vogliamo dirla tutta, non è questo ennesimo rinvio a stupire quanto piuttosto il fatto che sulla indecente richiesta iraniana si stia trattando. Cosa c’è da trattare? Non so se ci si rende conto di cosa potrebbe voler dire togliere l’embargo sulle armi all’Iran. E su questo si vuole pure trattare invece di rifiutare in modo netto qualsiasi compromesso? E’ davvero una follia.

Mancano i mezzi di pressione sull’Iran

Con la sua disponibilità a trattare Obama ha lanciato un salvagente enorme agli Ayatollah. Di fatto non solo ha promesso la rimozione di tutte le sanzioni economiche ma ha escluso in maniera categorica che si passerebbe alle opzioni militari nel caso che non si raggiungesse un accordo togliendo dal tavolo delle trattative un formidabile mezzo di pressione. Anzi, possiamo dire che si configura una collaborazione militare tra Stati Uniti e Iran per combattere lo Stato Islamico. Ed è proprio la guerra con il Daesh l’arma migliore in mano a Teheran. In più occasioni gli iraniani hanno messo la guerra allo Stato Islamico sul piatto delle trattative e Obama ha più volte affermato che la collaborazione con Teheran è fondamentale per combattere il Daesh. In realtà basterebbe armare adeguatamente i peshmerga curdi per fermare l’ISIS e non ci sarebbe bisogno di alcuna concessione all’Iran, ma sia Obama che l’alleato turco (Erdogan) vedono i curdi come il fumo negli occhi e allora si preferisce fare concessioni a Teheran piuttosto che armare i peshmerga. Un’altra follia allo stato puro del Presidente americano.

In ogni caso sarà un fallimento

Quale che sia il risultato finale delle trattative sul nucleare iraniano, sarà comunque un fallimento perché sul tavolo non c’è più la volontà di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari ma c’è solo la volontà di permetterglielo il più tardi possibile, il che potrebbe voler dire 10 anni ma anche tra un solo anno. Insomma, è cambiato l’obbiettivo delle trattative ed è cambiato in peggio, non solo per Israele che vede a ragione nel nucleare iraniano una minaccia esistenziale, ma per tutto il mondo perché un regime assassino come quello iraniano dotato di armi nucleari è un pericolo per tutto il mondo. Ed è un peccato che con tutto quello che sta accadendo intorno a noi (ISIS e GRECIA) i colloqui sul nucleare iraniano siano passati in secondo piano quando invece proprio da quei colloqui dipende moltissimo il futuro del mondo. E se andrà a finire come sembra il futuro del mondo non sarà certo roseo.

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