Nuvole fosche sul Libano: anche la Turchia con Hezbollah

Dopo l’Iran e la Siria mancava solo la Turchia a spingere sul Governo libanese affinché ceda alle pressioni di Hezbollah. Il buco è stato riempito ieri dal Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, in visita nel Paese dei cedri. Un falco malefico travestito da colomba.

Erdogan non ha mancato di fare il suo solito attacco a Israele come se il Paese ebraico fosse responsabile della drammatica situazione interna al Libano, posizione smentita proprio ieri dalle dichiarazione del Presidente di Israele, Shimon Peres, il quale a margine di un incontro con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovich, ha ribadito che “Israele non ha alcun conflitto con il Libano ma solo con Hezbollah”.

E proprio con il gruppo terrorista sciita si è schierato Erdogan facendo pressioni sul Primo Ministro libanese, Saad Hariri, nonché sul Presidente libanese, Michel Suleiman, affinché non diano credito alle conclusioni del Tribunale Internazionale sul Libano incaricato di indagare sull’assassinio dell’ex Primo Ministro, Rafiq Hariri, che secondo indiscrezioni sempre più insistenti individuerebbe in Hezbollah i mandanti e gli esecutori dell’attentato che il 14 febbraio 2005 costò la vita a Rafiq Hariri e ad altre 22 persone. Erdogan ha detto che “la Turchia, in stretto contatto con le potenze regionali (Iran e Siria n.d.r.), farà di tutto per impedire una guerra civile in Libano”. Non è chiaro se la frase fosse una minaccia o era un tentativo di proporsi come mediatore tra Iran, Siria ed Hezbollah da a un lato e il Governo libanese dall’altro. Noi propendiamo per la prima ipotesi visti anche i precedenti di Erdogan con gli amici Ahmadinejad e Assad.

Intanto anche ieri sono emerse alcune anticipazioni sul rapporto del Tribunale Internazionale sul Libano. Prima di tutto c’è la conferma che personaggi di spicco di Hezbollah hanno coordinato l’attacco attraverso comunicazioni al telefono cellulare (qui un articolo con i dettagli). E poi continuano a emergere i collegamenti tra i leader del movimento terrorista sciita e gli esecutori dell’attentato. L’ultimo in ordine di tempo è il colonnello Wissam al-Hassan, alto funzionario dei servizi di intelligence libanesi legato ad Hezbollah. Al-Hassan era molto intimo con Rafiq Hariri e ne conosceva tutti gli spostamenti. Il giorno dell’attentato avrebbe comunicato a Hezbollah il suo itinerario. Sempre secondo indiscrezioni il rapporto stilato dal Procuratore canadese Daniel Bellemare, accuserebbe le stesse Nazioni Unite di non aver protetto adeguatamente un testimone importante, il colonnello Wissam Eid, ucciso da Hezbollah nove giorni dopo aver garantito al Tribunale Internazionale la sua collaborazione e affidato da quest’ultimo proprio alle Nazioni Unite.

Intanto dal suo covo segreto il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, continua a minacciare una vera e propria guerra civile se il Governo libanese dovesse prendere per buone le conclusioni del Tribunale Internazionale. Oggi, secondo indiscrezioni, la dirigenza di Hezbollah incontrerà Erdogan, probabilmente per chiuder il cerchio delle alleanze. Se Erdogan infatti sostiene un gruppo terrorista come Hamas sarebbe illogico che non faccia altrettanto con Hezbollah. Insomma, il Libano è sull’orlo del baratro e ancora la comunità internazionale si ostina a rimanere alla finestra. Forse interverrà solo quando sarà davvero troppo tardi.

Sharon Levi

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