Obama, i Fratelli Musulmani e il Medio Oriente. Quale eredità?

Chiunque vinca tra Hillary Clinton e Donald Trump avrà a che fare con la pesantissima eredità di Obama, con il disastro a livello internazionale che lascia il peggior Presidente americano che la storia ricordi.

Nello scacchiere più importante del mondo, il Medio Oriente, Obama ha ereditato a sua volta una situazione difficile ma ancora gestibile. Ma invece di gestirla Obama ha buttato tutto a carte quarantotto, ha letteralmente distrutto lo scacchiere delle alleanze con una strategia che nessuno, nemmeno i più esperti, hanno capito (anche se io non sono d’accordo come spiegherò poi). Si è allontanato dai tre maggiori alleati regionali, cioè Israele, Arabia Saudita ed Egitto senza però coltivare alleanze alternative o quantomeno non altrettanto influenti. I più maligni dicono che abbia abbandonato l’Arabia Saudita per stringere una alleanza con l’Iran, ma a parte che non sembra essere così, sia strategicamente che sul terreno gli americani non si comportano come alleati dell’Iran. Certo, c’è la faccenda del nucleare iraniano, ma onestamente non me la sento di vederla come una mossa volta a stringere una alleanza con Teheran. Piuttosto la vedo come una mossa anti-israeliana e anti-saudita volta a far pagare ai vecchi alleati regionali la loro guerra alla Fratellanza Musulmana che Obama avrebbe ben visto alla guida dei paesi sunniti in Medio Oriente.

Con il senno di poi appare infatti chiaro come ogni mossa in Medio Oriente, ogni passo fatto da Obama in questa regione era volto a portare la Fratellanza Musulmana al potere in tutta la regione. Il piano però è fallito anche se era partito bene. Prima la Tunisia poi l’Egitto erano effettivamente finiti in mano ai Fratelli Musulmani e la Libia e la Siria (soprattutto quest’ultima) dovevano essere i prossimi della lista. Solo che prima in Siria le cose non sono andate come avrebbe voluto Obama, poi sia l’Egitto che la Tunisia si sono ribellati alla Fratellanza Musulmana riprendendosi i loro Paesi.

Su questo campo c’è uno scontro tutto interno al mondo arabo di cui nessuno si interessa, forse perché troppo concentrati in quello che vede contrapposti sunniti e sciiti, quello cioè che riguarda l’Arabia Saudita e il Qatar, i primi contrari alla Fratellanza Musulmana, i secondi oscuri finanziatori di ogni gruppo terrorista che si rifaccia alla ideologia dei Fratelli Musulmani. Per questo Obama si è allontanato dai sauditi, perché per il suo piano erano più utili gli emiri del Qatar. Non bisogna sottovalutare questa scelta del Presidente Obama perché a livello strategico è quella che più pesa nello scacchiere mediorientale in quanto è stata la scelta che ha messo tutti contro tutti, arabi contro arabi, arabi contro persiani, sunniti contro sunniti, sunniti contro sciiti, una scelta che l’unico aspetto positivo che ha avuto è stato quello di portare una parte del mondo arabo a dialogare con Israele. Non è quindi confusione quella che vedete nella politica estera di Obama, ma è il frutto di una scelta strategica e, forse, ideologica sbagliata e finita male. Non c’è confusione nella politica estera di Obama, lui vuole (o voleva) la Fratellanza Musulmana al potere in Medio Oriente e su questo ha basato la sua strategia. La confusione è la diretta conseguenza di questo fallimento. Il nucleare iraniano è solo la nefasta conseguenza di questo sconvolgimento strategico regionale, un pericoloso tentativo di forzare la mano agli ex amici per costringerli a cedere sui Fratelli Musulmani e tornare sotto “l’ala protettrice” dell’America.

E forse Obama ci sarebbe anche riuscito se non fosse stato per due leader che invece di cedere alla folle strategia del presidente americano si sono messi di traverso trascinando altri due importanti personaggi dell’area. I primi due sono Putin e Netanyahu, i secondi sono Al-Sisi e Re Salman d’Arabia Saudita. Non sottovalutate tutte le mosse di questi quattro leader. Putin è un pragmatico e mentre vende armi all’Iran le fa bombardare da Israele perché, per quanto discutibile come politica, strategicamente per la Russia è molto più importante Israele dell’Iran, specialmente per quanto riguarda la Siria. Putin non vuole gli iraniani in Siria almeno quanto non ce li vuole Israele. Al-Sisi e Re Salman hanno preso atto della politica pro-Fratellanza Musulmana di Obama e si sono mossi (e si stanno muovendo) di conseguenza. Se è vero che l’Iran è il primo nemico degli arabi il secondo è senza dubbio la Fratellanza Musulmana e questi nemici accomunano e unisco Egitto, Arabia Saudita e diversi Stati del Golfo a Israele. Putin (e quindi la Russia) diventano allora la via d’uscita alle pressioni americane.

E’ soprattutto in questo contesto che nascono gli attriti tra Russia e Stati Uniti tanto da far parlare di “guerra fredda”. La questione Ucraina è solo la punta dell’iceberg e una forte leva di pressione contro la Russia a disposizione di Obama da usare soprattutto in l’Europa. Ma il vero scontro si sta consumando in Medio Oriente. E li che Obama ha perso veramente terreno che ora tenta di recuperare in tutti i modi.

Non credo che da qui alla sua decadenza Obama riesca a rimettere a posto il gran pasticcio che ha creato, penso quindi che questa tegola ricadrà sulla testa del suo successore, chiunque esso sia. E non sarà facile rimediare a questa scellerata politica.

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