OK, sui migranti hanno ragione tutti, ma le soluzioni?

Va bene, sui migranti avete ragione voi che protestate, sono d’accordo con voi sul fatto che questa pressione migratoria sia insostenibile per qualsiasi paese, figuriamoci per la povera Italia.

Sono d’accordo che nell’operato delle ONG qualcosa (a dire il vero ben più di qualcosa) non torna e che la magistratura – ma anche il Governo – hanno l’obbligo di indagare e di appurare i fatti.

Sono d’accordo con coloro che si indignano per i tanti soldi che spendiamo per i migranti quando abbiamo gli invalidi che devono vivere con meno di 300 euro al mese. Sono stato tra i primi a dirlo.

Sono d’accordo che le espulsioni devono essere veloci e reali e che solo chi ha veramente il diritto di vedersi garantita la protezione internazionale possa rimanere in Italia e godere dello status di rifugiato.

Sono persino d’accordo con chi sostiene che le morti in mare dei migranti siano aumentate dopo che le ONG hanno cominciato a traghettarle. Non ho i dati certi, ho solo letto qualche statistica qua e la, ma sono convinto che le ONG al largo della Libia siano un buonissimo incentivo per i mercanti di esseri umani oltre che un buon motivo per imbarcarli su natanti fatiscenti e persino sgonfi.

Insomma, sono d’accordo con quasi tutto quello che dicono coloro che protestato contro l’incredibile pressione migratoria di cui è vittima l’Italia. Tuttavia nelle decine di migliaia di post contro l’immigrazione che si possono leggere sui social, scritti sia da semplici cittadini che da politici, non ho visto una sola volta qualcuno indicare una soluzione che non sia “affondiamoli” o “spariamogli addosso”. Non parlo di una soluzione a lungo termine, magari legata al “aiutiamoli a casa loro”, certamente una buona soluzione ma non attuabile in tempi rapidi (paghiamo purtroppo i tagli alla cooperazione degli anni scorsi attuati proprio da quelli che oggi dicono aiutiamoli a casa loro). No, parlo di una soluzione immediata per fermare gli sbarchi.

Le possibilità e le proposte sul tavolo

Accordi con la Libia? Siamo sinceri, sono solo un miraggio con una Libia così divisa e ancora nel pieno di un guerra civile.

Accordi con i paesi di partenza dei migranti? Va bene, ma di che accordi parliamo e, soprattutto, in che tempi? Se parliamo di accordi per il rientro dei migranti espulsi è già qualcosa, ma se non si fanno accordi volti a disincentivare la partenza il problema degli sbarchi non lo risolviamo. E se a questi accordi non aggiungiamo un discreto programma di cooperazione allo sviluppo allora non servono a niente. In ogni caso parliamo di anni e non c’è accordo che possa fermare nell’immediato gli sbarchi.

Accordi con i paesi di transito? Anche questi sarebbero utili. Peccato che la questione non è così semplice. Che accordi puoi fare con il Mali, il Niger o con il Chad? Avete idea di quanto è vasta l’area di cui parliamo? Avete idea di quanto deserto c’è e di quante piste ci sono? Certo, gli accordi li puoi sempre fare (e credo che qualche accordo sia stato fatto) ma a cosa servono ce lo dovrebbero spiegare.

Corridoi umanitari? Dipende cosa si intende per corridoi umanitari. Se si tratta di aprire una autostrada del mare a tutti (come vorrebbero Vaticano e altri) non è possibile, se invece si vuole aprire una strada sicura per chi ha veramente i requisiti per ottenere lo status di rifugiato (e solo a questi) allora il discorso cambia a condizione che il tutto sia abbinato a una seria azione di verifica prima della partenza. L’idea sarebbe fattibile in pochissimo tempo se ONU e UE ci danno una mano e se non si lascia tutto in gestione a ONG e associazioni. Purtroppo la cosa è troppo semplice e non piace né al Vaticano né all’associazionismo perché taglierebbe fuori un buon 80% dei migranti e così quella che sarebbe una buona cosa non viene nemmeno presa in considerazione.

Accordi con Tunisia e Algeria? Se si scegliesse la via dei corridoi umanitari solo per chi ha Diritto allo status di rifugiato serve un punto dove insediare i centri di raccolta e di controllo che per ovvie ragioni non possono essere in Libia. La soluzione migliore sarebbe di costruirli in Tunisia o al limite in Algeria, con una soluzione di tipo turca. La UE finanzia i centri di raccolta e controllo, si assicura che i migranti siano trattati bene e chi ha diritto alla protezione internazionale viene trasportato in modo sicuro in Europa. Chi non ha Diritto alla protezione internazionale viene rimpatriato nel suo Paese d’origine. Le navi che raccolgono in mare chi tenta comunque di approdare in Europa partendo dalla Libia potranno portarli nei centri di raccolta e verifica in Tunisia o in Algeria così come vuole il Diritto marittimo, cioè nel porto sicuro più vicino.

Riguardo alla immigrazione

Personalmente credo che l’immigrazione in determinate proporzioni sia un fatto fisiologico e persino utile se controllato, ma non nelle dimensioni a cui siamo sottoposti. Questo non è un movimento migratorio fisiologico o utile a qualcuno se non ai trafficanti di esseri umani, questo è lo spostamento di massa di persone da un posto all’altro e non è affatto fisiologico. Si stanno demolendo i concetti di confini e di sicurezza e questo non va bene. Non possiamo prenderli tutti senza nessuna regola, su questo credo che in pochi non possano essere d’accordo. Chiarito questo fatto, ONG compiacenti o meno, il flusso migratorio così come lo stiamo vedendo va fermato e va fermato prima possibile. Se uno Stato ha bisogno di un tot di immigrati (risorse) li farà arrivare per vie regolari così come è sempre stato fatto, almeno fino a quando c’erano le quote. Oltre tutto non si capisce perché per esempio un marocchino debba prendere un canotto per arrivare in Italia quando può prendere un aereo e arrivarci con documenti regolari senza rischiare la vita e probabilmente spendendo di meno. Lo fanno tanti africani che scelgono l’ingresso regolare e che non hanno nulla da nascondere. Regole, regole e ancora regole; una parola che in Europa sembra sia passata di moda e che invece è necessario ripristinare prima possibile. Poi programmi di cooperazione e sviluppo, ma questo è un altro discorso di cui parleremo più avanti. Per adesso l’unica cosa che mi sento di dire è che questo tipo di immigrazione non può essere accettato e che serve approcciarsi al problema in maniera radicalmente diversa invece di continuare a rimandare di mese in mese.

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by Franco Londei tempo di lettura: 4 min
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