Secondo Protocollo

ONU – Israele: la vergognosa campagna anti-israeliana del Palazzo di Vetro

Che l’ONU portasse avanti una campagna anti-israeliana era ormai evidente da diverso tempo (vedi le tante risoluzioni a senso unico del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu), ma che arrivasse a chiedere addirittura il boicottaggio dei prodotti israeliani nessuno se lo aspettava davvero.

Invece è successo. In una reazione speciale presentata all’Assemblea Generale dell’ONU, il commissario speciale per i territori arabi in Israele, Richard Falk, ha chiesto ufficialmente (e sottolineo ufficialmente) che tutti i Paesi boicottino i prodotti israeliani proveniente dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est. Il motivo? Le aziende israeliane che operano in quelle zone e un certo numero di multinazionali che si appoggiano a ditte israeliane e che acquistano prodotti proveniente dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est, violerebbero i Diritti Umani e un certo numero di leggi internazionali (non è dato sapere però quali) in quanto “sfruttano manodopera palestinese e con il loro operano favoriscono la costruzione illegale di abitazioni israeliane a Gerusalemme Est e nella Cisgiordania”.

Falk ha accusato Israele di “aver accelerato la costruzione di abitazioni in palese violane delle risoluzioni ONU” e quindi chiede il boicottaggio “per spingere Israele a prendere sul serio le disposizioni dell’ONU”.

A parte che nessuno nel mondo prende più “sul serio” le risoluzioni ONU semplicemente perché l’ONU è tutto fuorché una cosa seria. Ma quello che desta maggior sdegno è l’accanimento con cui questa ormai obsoleta, inutile e costosissima organizzazione perseguita Israele. Lo fa in tutti i modi e ogni giorno con una metodicità davvero scandalosa.

Per entrare nel merito della relazione speciale presentata da Richard Falk va detto che nessuno sfrutta manodopera palestinese, anzi, proprio tra i cosiddetti palestinesi c’è molta apprensione dopo che, secondo alcuni dati diffusi pochi giorni fa dal Governo israeliano, a causa del boicottaggio rischiano il posto almeno 25.000 palestinesi. Un cosiddetto palestinese che lavora per una azienda israeliana guadagna quattro volte di più di quanto guadagnerebbe lavorando in Cisgiordania. A questo punto allora tantovale che le aziende israeliane  usino manodopera africana al posto di quella araba come da più parti si chiede. Per quanto riguarda invece le abitazioni a Gerusalemme Est va ricordato all’ONU che TUTTA GERUSALEMME è la capitale di Israele e che quindi anche Gerusalemme Est è territorio israeliano checché ne dicano gli arabi e i loro lacchè. Quindi tutta quella relazione è fondata sulla menzogna e sul pregiudizio anti-israeliano.

D’altra parte Richard Falk è ben conosciuto per la sua lunga attività anti-israeliana. Nel 2001 ha fatto parte di una commissione d’inchiesta per i territori palestinesi, commissione che ha sempre agito apertamente in configurazione puramente anti-israeliana. Fa parte del consiglio direttivo di Human Rights Wath (il che è tutto un dire considerando i fondi che arrivano a HRW dai paesi arabi del Golfo). In tutti questi anni che è stato relatore per l’ONU sui Diritti Umani nei territori arabi, non ha mai detto una sola parola né sulle violazioni dei Diritti Umani perpetrate da Hamas né su quelle perpetrate dall’Autorità Nazionale Palestinese che solo poche settimane fa ha incarcerato diversi blogger e giornalisti (solo per citare l’ultima). Per ottenere maggior credibilità Richard Falk va dicendo di essere di origine ebraica ma a questa sua affermazione non si è mai trovato alcun riscontro (uno dei tanti falsi ebrei che cercano di accreditarsi come tali per poter meglio attaccare Israele). Quando fu nominato relatore speciale per i territori arabi paragonò Israele ad un regime nazista.

Gli Stati Uniti e Israele hanno più volte chiesto la sua rimozione, l’ultima volta solo ieri, in quanto il suo comportamento è tutto fuorché imparziale ed è chiaramente anti-israeliano. Tuttavia l’ONU non ha ritenuto opportuno farlo anche perché Falk è gradito a Russia, Cina e Paesi Arabi, il che la dice lunga sulla sua obbiettività in termini di Diritti Umani.

Questo è l’ultimo atto di una campagna anti-israeliana condotta da personaggi che, mascherandosi sotto le insegne delle Nazioni Unite, non solo sono fortemente antisemiti e anti-israeliani, ma puntano direttamente alla destabilizzazione e a impedire qualsiasi colloquio di pace tra Gerusalemme e i suoi nemici. Davvero una cosa scandalosa.

Noemi Cabitza

1 Comment

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  • Sono d’accordo con Richard Falk sullo sfruttamento dei palestinesi che lavorano nelle fabbriche israeliane, ed ha fatto benissimo a chiedere che vengano boicottati tutti i prodotti israeliani che escono dalla Gisgiordania e Gerusalemme est.
    Se qualcuno si facesse carico del loro reiserimento in altre attività lavorative, tipo fabbricare armi e missili per Hamas, o costruire nuovi tunnel tra egitto e Gaza, farebbe opera meritoria.
    Nel frattempo, sostituire i palestinesi con lavoratori africani, farebbe convogliare in Israele forze fresche e vogliose di lavorare, ottenendo secondo me un plauso anche da parte non solo dell’Onu ma anche della Comunità Europea, in particolare nella figura della Signora Catherine Ashton.