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Palestina: dalla politica delle pietre a quella delle bombe

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Secondo Catherine Ashton i palestinesi sono legittimati a tirare pietre perché quelle sono “un simbolo della rivolta palestinese” e poi “non fanno male”. Gli fa eco la sinistra europea che legittima il lancio di pietre contro le automobili e contro i civili israeliani come se fosse un fatto normale. Intanto negli ultimi mesi ci sono stati centinaia di feriti e incidenti stradali a causa del lancio delle pietre e solo per caso non c’è scappato il morto.

Sono 60 anni che i palestinesi usano la politica delle pietre intramezzata da quella delle bombe (ora dei missili, si sono evoluti anche loro). Ad ogni ciclo di violenza partito con le pietre ne è seguito uno fatto di bombe e gli danno il nome di “intifada”. Quella attualmente in corso è la terza (perché, se non ve ne siete accorti, è in corso da un po’ la terza intifada).

Yoaz Hendel racconta su Ynet di un suo recente incontro con le pietre palestinesi. Un ragazzino (e poi si lamentano se vengono arrestati) gli si è parato improvvisamente davanti alla macchina mentre Hendel si recava a Gerusalemme in compagnia dell’ex Ministro della Difesa, Moshe Arens, e ha scagliato contro l’automobile una pesante pietra. Solo per caso non sono finiti fuori strada cosa che invece è successa a centinaia di israeliani nelle ultime settimane causando decine e decine di feriti di cui però nessuno parla. Questi episodi sono diventati la norma negli ultimi mesi e spesso ad essere attaccati con una vera e propria pioggia di pietre (vedere il video per credere) non sono solo i civili ma anche i militari israeliani.

Bene, a parte che le pietre feriscono e uccidono checché ne dicano la Ashton e tutti gli idioti mondiali, quanto pensate che tarderanno i palestinesi a passare dalla politica delle pietre a quella delle bombe/missili? Qualche avvisaglia già si vede. Milizie palestinesi hanno preso posizione nelle alture del Golan da dove minacciano attentati in Israele, Hamas ogni tanto ricorda a Israele la sua presenza a Gaza lanciando un missile sui civili, un paio di attentati sono stati sventati dallo Shin Bet e di altri se ne sa poco o niente ma si è a conoscenza che i palestinesi volevano colpire Tel Aviv e Gerusalemme. E prima o poi ci riusciranno, nonostante l’attenzione altissima e la professionalità dei militari israeliani. In Giudea e Samaria l’escalation è ancora più evidente e i coloni lanciano quotidianamente l’allarme, spesso inascoltati (purtroppo).

Ora si sta andando verso le finali del campionato europeo di calcio under 21 e Israele sarà al centro dell’attenzione mondiale. Quale miglior occasione per alimentare la politica delle pietre o addirittura quella delle bombe? D’altra parte fino a quando ci saranno persone con poco senno che alimentano l’odio contro Israele i giovani palestinesi si sentiranno giustificati, quasi in dovere, non solo di lanciare pietre ma di passare dai sassi alle bombe.