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Palestina: quando il Diritto Internazionale non è uguale per tutti

Ci sono tre termini che ricorrono spesso quando si parla di Palestina e più in generale di “questione palestinese”. Il primo e più importante è “popolo palestinese”, il secondo è “Stato Palestinese” e il terzo è “autodeterminazione”.

Nella dialettica quotidiana questi tre termini vengono spesso confusi, associati tra di loro, sovrapposti e molte volte distorti con interpretazioni di ogni tipo a seconda di quale parte venga chiamata in causa.

Purtroppo non è la stessa cosa e temo che, come spesso avviene, questo bizzarro accostamento venga effettuato esclusivamente in configurazione pro-palestinese per giustificare la famosa “autodeterminazione dei popoli” e la tanto agognata “autodeterminazione della Palestina”.

Ma il Diritto Internazionale non può essere sconvolto o interpretato a nostro piacimento. Un popolo non è qualcosa che si possa inventare dal nulla, a differenza di una nazione. Un popolo ha radici storiche, ha un passato, ha una storia che racconta di un proprio governo, di una propria moneta, di una propria economia. Un popolo lascia delle tracce spesso indelebili. Per questo le Nazioni Unite dopo la seconda guerra mondiale introdussero il termine “autodeterminazione dei popoli” nel Diritto Internazionale pur limitando lo stesso Diritto alla autodeterminazione al fatto che tale Diritto non sconvolgesse gli equilibri geografici già determinati se non a seguito di precisi accordi tra le parti. Insomma, per arrivare ad avere il Diritto alla autodeterminazione occorre prima di tutto che ci siano le basi storiche, che ci sia un popolo. Per esempio il Kurdistan è abitato da millenni dal popolo curdo, ha una propria lingua e una propria storia, eppure non ottiene la tanto agognata autodeterminazione perché andrebbe a sconvolgere gli equilibri geografici già acquisiti e gli Stati che occupano il Kurdistan non ne vogliono sapere di trattare. E come il Kurdistan ci sono altri popoli che pur mirando alla autodeterminazione avendo alle loro spalle una storia millenari e verificabile, non possono averla di Diritto per le limitazioni imposte dalle Nazioni Unite (i baschi, i corsi, il Tibet ecc. ecc.).

Insomma, l’autodeterminazione non è una cosa che si ottiene cambiando le carte in tavola e se non c’è un popolo deve esserci almeno una nazione. L’ultimo esempio storico ce lo abbiamo con il Sud Sudan che non è nato perché gli abitanti di quella regione erano un popolo, tutt’altro, sono divisi in decine di etnie (o popoli), ma è nato da accordi presi tra le parti interessate dopo una guerra durata 22 anni. Il Sud Sudan è uno Stato che ancora non ha un suo popolo. Con la Palestina è stato fatto l’esatto contrario. E’ stato creato dal nulla un popolo che non c’era e ora si tenta di creare uno Stato, non attraverso degli accordi tra le parti in causa ma attraverso l’imposizione di una fantomatica autodeterminazione del popolo palestinese che non ha nessuna base a livello di Diritto Internazionale. Anzi, è una forzatura del Diritto.

Il Diritto Internazionale deve essere uguale per tutti e non può essere interpretato solo per i palestinesi. Se vogliono crearsi uno Stato è un loro Diritto, ma lo devono fare attraverso dei negoziati con le parti in causa che in questo caso è solo una, Israele. Non c’è un’altra strada, non esiste l’autodeterminazione del popolo palestinese semplicemente perché non esiste un popolo palestinese, non è mai esistito.