Palestinesi in sciopero della fame: la disinformazione e l’ipocrisia

Mettiamoci per un attimo nei panni di un lettore qualsiasi, qualcuno di non schierato, che si imbatte nell’articolo di Repubblica intitolato «la lotta della “pance vuote” dei prigionieri palestinesi». Cosa deve pensare il poveretto? Che in Israele il Diritto è tramontato, che a Gerusalemme sono arrivati i nazisti e che i poveri palestinesi vengono continuamente vezzati, torturati, imprigionati da quei cattivoni di israeliani.

E’ normale, l’uomo della strada non sta tutti i giorni a valutare i perché e i percome di quello che avviene in Medio Oriente. Se poi nell’articolo ci metti che “grandi organizzazioni per i Diritti Umani”  hanno duramente condannato il comportamento israeliano in merito alla “detenzione amministrativa”  il gioco è fatto. L’uomo della strada non può che convincersi che gli israeliani sono dei cattivoni e che i palestinesi sono le vittime di questa “gravissima violazione dei Diritti Umani” (cito testualmente le parole di HRW e di AI). L’obbiettivo è raggiunto, l’uomo della strada, quello non schierato, adesso è schierato a favore dei “poveri palestinesi” e contro i “cattivoni israeliani”.

Peccato che non sia proprio così, che non sia come la raccontano Repubblica, HRW, AI e le varie organizzazioni filo-arabe di cui è pieno il mondo. Prima di tutto i 4.500 e rotti palestinesi detenuti in Israele non sono stinchi di santo. Molti di loro sono accusati di reati gravissimi. Di questi circa 350 sono sotto “detenzione amministrativa”, cioè sono stati arrestati perché fortemente sospettati di organizzare o di aver organizzato attività di tipo terroristico. E’ una legge israeliana che permette di fare questo e che negli ultimi anni ha praticamente azzerato il rischio terrorismo. Le organizzazioni filo-arabe (Human Rights Watch e Amnesty International in testa) obbiettano che la legge sulla detenzione amministrativa non è da Paese democratico. Forse la cosa sarebbe vera se il paese democratico in questione (Israele) non fosse in perenne stato di guerra, non per una scelta sua ma per scelta di quegli stessi palestinesi che oggi protestano perché vorrebbero essere rilasciati così da tornare a minacciare la sicurezza di Israele. Capite il paradosso? Pretendono da Israele che sia così democratico da permettere democraticamente ai terroristi di poterlo attaccare a proprio piacimento. Ma questo solo perché Israele dovrebbe dimostrare di essere un Paese democratico. E perché Israele lo deve dimostrare? Perché altrimenti  sarebbe un regime e, si sa, i regimi democratici non lo sono proprio. A cosa si vuole arrivare? Si vuole arrivare a contestare il fatto che Israele sia l’unico Paese democratico e libero in tutto il Medio Oriente, il che è una cosa che disturba parecchio i “difensori dei Diritti Umani” perché, siccome attaccano solo e sempre Israele e non i regimi veri (da quelli prendono soldi a palate), non possono farlo senza sottoporre la loro opera a un banalissimo “sistema di misurazione” dove per sistema di misurazione si intende un semplice paragone tra le attività di queste organizzazioni contro i veri regimi e quelle contro Israele. E siccome la sproporzione è enorme, si devono inventare qualcosa per dimostrare che Israele non è democratico.

Fateci caso, qualsiasi cosa faccia Israele viene contestata. Erige un muro difensivo dopo anni e anni di attacchi suicidi? E’ un abuso. Attacca Gaza dopo 24 mesi di lanci ininterrotti di missili? E’ un abuso. Colpisce dei terroristi che stavano per lanciare dei missili? Ha colpito dei poveri contadini intenti a mietere il grano. Muoiono dei bambini perché Hamas ha messo le sue basi vicino ad una scuola? La colpa è solo ed unicamente di Israele. E quando non si ha niente da dire ce lo si inventa di sana pianta. Si capovolge completamente la realtà e così le vittime divengono carnefici e i carnefici divengono vittime.

Con la cosiddetta “lotta delle pance vuote” si sta tentando di fare la stessa cosa, si sta cercando di far passare dei terroristi per poveri palestinesi arrestati mentre erano intenti a mietere il grano per sfamare le loro famiglie o, peggio ancora, per prigionieri politici. Ci si è inventati anche il fatto che ci siano dei bambini detenuti (enorme menzogna). Insomma, ancora una volta si sta cercando spudoratamente di delegittimare Israele con qualsiasi mezzo.

Ma voglio essere buono. Posso anche accettare che i nemici giurati di Israele usino questi subdoli mezzi nel tentativo di nuocere allo Stato Ebraico. In amore e in guerra non ci sono regole e questa è decisamente una guerra che si combatte anche a livello mediatico. Quello che invece non si può più sopportare è l’enorme ipocrisia di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International le quali da anni capovolgono coscientemente la realtà medio-orientale trasformando gli aggrediti in aggressori, i terroristi in prigionieri politici e gli assassini in insorgenti. C’è da chiedersi perché queste “organizzazioni” non dedicano la stessa attenzione che dedicano a Israele per esempio all’Arabia Saudita, al Sudan, all’Iran o alla Siria (ci sono voluti mesi e qualche migliaio di morti perché si muovessero contro Assad).

E così torniamo all’uomo della strada, a quel poveretto non schierato che legge l’articolo di Repubblica sopra citato e che, non sapendo niente dei fatti reali in Medio Oriente, prende per oro colato quello che gli dicono certi giornalisti e certe “grandi organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani”. E’ a lui che sono dedicate queste righe, a lui che non è schierato in questa guerra tra il mondo libero e la cultura dell’oppressione islamica, tra la democrazia israeliana e l’inferno islamico che ha conquistato tutto il nord Africa. A lui voglio dire: informati e non prendere per oro colato le parole degli ipocriti finti difensori dei Diritti. E’ in corso una guerra non dichiarata che si combatte senza esclusione di colpi tra chi difende la libertà e chi sostiene l’oppressione islamica. Il risultato finale di questa guerra avrà i suoi effetti anche sui tuoi figli, ricordalo sempre.

Franco Londei

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