Papa Francesco in Sinagoga senza mai nominare Israele?

Può Papa Francesco andare in Sinagoga senza mai nominare Israele? Se mi avessero detto una cosa del genere sabato scorso, cioè il giorno prima della visita del Papa alla Sinagoga di Roma, avrei replicato che sarebbe stato impossibile e che era una follia. Invece è quello che è successo.

Papa Francesco è riuscito nella missione impossibile di andare a fare una “visita di cortesia” ai “fratelli maggiori” ebrei evitando accuratamente di parlare della loro patria, Israele, cioè di quello Stato deputato a difendere gli ebrei dalle persecuzioni alle quali purtroppo anche oggi sono sottoposti.

Per inciso, da buon cristiano non cattolico non amo particolarmente né il Vaticano né il Papa, quindi potrei essere un tantino prevenuto nel dare un giudizio in merito alla visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma, ma da buon amico di Israele non mi è sfuggito il “capolavoro diplomatico” del Papa, come non mi è sfuggito il mancato riferimento e la mancata ferma condanna al ritorno prepotente dell’antisemitismo in tutto il mondo e in particolare in Europa. Certo, qualcosina ha detto, ma siamo al minimo sindacale. Con quello che sta avvenendo contro gli ebrei mi sarei aspettato parole forti e incisive.

D’altra parte immagino che sia difficile per Papa Francesco parlare di certe cose quando poche ore prima un suo “angelo della pace” aveva massacrato una giovane madre israeliana di sette figli, ennesima vittima di un odio anti-ebraico che non sembra placarsi.

Papa Francesco ha fatto il compitino e se ne è tornato a casa, un compitino da appena sufficiente, una visita di cortesia che francamente ha deluso le aspettative, almeno di coloro – come me – che si aspettavano parole forti e incisive di denuncia contro l’antisemitismo (ri)montante in Europa. Ma con il senno di poi ti viene da dire: cosa pretendi da un Papa che dentro il massimo tempio ebraico in Italia non riesce a nominare Israele nemmeno una volta?

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