Paradossi italiani: bombardiamo la Libia ma con l’Iran facciamo affari

Da ieri anche l’Italia è ufficialmente in guerra con la Libia. Lo ha detto ieri sera il Ministero della Difesa annunciando l’impiego di alcuni Tornado italiani sui cieli libici. Secondo le autorità italiane la partecipazione alla “coalizione dei volenterosi” serve per difendere i civili dagli attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi e a garantire una svolta democratica in Libia.

Sorvoliamo sul cambio di rotta italiano nell’atteggiamento con il dittatore libico, omaggiato e riverito fino a ieri, bombardato oggi. Quello che invece mi preme sottolineare è la differenza di trattamento riservato a Gheddafi rispetto ad un altro paese dittatoriale che spara sui civili: l’Iran

Se possibile, la situazione iraniana sotto l’aspetto umanitario è addirittura peggiore di quella libica. Infatti, mentre  in Libia è in corso una vera e propria guerra civile dove a confrontarsi sono due fazioni armate, in Iran le forze del regime sparano direttamente su manifestanti pacifici e disarmati. Non c’è paragone e se l’ONU ha autorizzato un intervento in Libia non si capisce perché non lo debba autorizzare anche in Iran.

Si dirà che l’ONU ha autorizzato un severo e rigido embargo sull’Iran che è un primo passo verso altre soluzioni. Peccato però che quell’embargo di cui tanto si parla non ha alcun riflesso sull’economia iraniana e tantomeno indebolisce il regime. Il problema è che, nonostante l’embargo, tutti continuano bellamente a fare affari con l’Iran infischiandosene delle disposizioni ONU, prima fra tutti l’Italia.

Vediamo qualche dato per dimostrare che non diciamo fandonie. L’Italia era e resta il secondo partner commerciale dell’Iran. Nonostante l’embargo ONU, nonostante le sanzioni decise dall’Unione Europea ancora pochi mesi fa, nonostante le promesse italiane che tali sanzioni sarebbero state attuate e che sarebbe stato “disincentivato” l’investimento di aziende italiane in Iran, l’ENI (per fare un esempio) continua imperterrita ad espandere la sua produzione di petrolio nell’ambito dei contratti esistenti e di quelli conclusi dopo l’annuncio di sanzioni. Da gennaio a novembre 2010 l’Italia ha importato dall’Iran merci per 4,3 miliardi di euro, per lo più petrolio, cioè oltre il 144% in più rispetto all’anno prima (dati ICE – Istituto per il Commercio Estero). Le esportazioni dall’Italia verso l’Iran nello stesso periodo sono state pari a 1,8 miliardi di euro, il 3,5% in più rispetto all’anno prima. Tra queste vi sono moltissimi prodotti sotto embargo tra i quali i cosiddetti “prodotti bivalenti” cioè quei prodotti all’apparenza ad esclusivo uso civile ma che possono essere usati anche in ambito militare. Nel febbraio 2010 Berlusconi in visita in Israele garantì al premier israeliano Netanyahu che l’Italia avrebbe “ridotto sostanzialmente gli scambi con l’Iran” mentre il Ministro degli Esteri Frattini disse di “non avere segreti con gli amici israeliani” e che “l’Italia avrebbe fornito loro tutti i dati relativi all’interscambio con l’Iran”. Buffonate. L’Italia non solo non ha ridotto gli scambi con l’Iran ma li ha addirittura aumentati a dismisura. Incredibilmente l’interscambio con l’Iran è aumentato proprio dopo l’embargo deciso dall’ONU e le sanzioni decise dall’Unione Europea. Come l’Italia ci sono la Germania e altri Stati occidentali quali la Francia, la Spagna e altri.

Allora, è molto nobile che l’Italia e la comunità internazionale vadano in Libia a difendere i civili e a sostenere un cambio democratico, ma risulta assai incredibile che allo stesso tempo non facciano altrettanto con l’Iran e che violino le disposizioni ONU e UE sul commercio con quel Paese, un regime che è molto peggio (ma molto) della Libia, una dittatura sanguinaria che veramente spara sui civili inermi e massacra il suo popolo. Perché?

Miriam Bolaffi

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