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Perché Obama ha sbagliato tutto in politica estera

Ieri sera ho fatto una rimpatriata via Skipe con alcuni vecchi amici che non sentivo più da tempo e immancabilmente il discorso è scivolato sulla attuale situazione mondiale e sulle tante crisi aperte. E se parli di crisi non puoi non parlare di Obama e dei tantissimi errori commessi dal Presidente americano.

Al di la di tutti i discorsi che si possono fare, a mio modestissimo parere alla base dei molti errori commessi da Obama e, prima di lui da Bush (perché mica possiamo dimenticarci degli errori di Bush) c’è una ragione di fondo ben precisa che si chiama “conoscenza delle realtà locali” una conoscenza che si può acquisire solo se si dispone di un efficiente apparato di intelligence. E voi direte: cavoli, gli USA hanno la CIA e la NSA, cioè i due maggiori apparati di intelligence del mondo, cosa vuoi di più? Ecco, è più o meno quello che mi hanno detto ieri sera i miei amici. Peccato che, sempre a mio modestissimo parere, non sia proprio così e cerco di spiegare le mie riflessioni in merito.

E’ vero che CIA e NSA hanno il più imponente servizio di intelligence ma negli ultimi anni, a partire dalla amministrazione Bush, hanno tagliato fortemente l’intelligence sul campo quella che nei film di spionaggio chiamerebbero “l’apparato degli operativi”. Insomma prima con Bush e poi più marcatamente con Obama si sono affidati sempre di più alla intelligence elettronica e sempre di meno alla intelligence “vecchia maniera” (passatemi il termine). I risultati sono davanti agli occhi di tutti. Bush ha completamente sbagliato in Afghanistan e in Iraq, un vero disastro fatto di informazioni sbagliate, di armi chimiche non trovate (e Saddam le aveva perché i curdi non li ha gazati con le noccioline), di valutazioni sbagliate e di analisi farlocche più per coprire gli errori precedenti che per altro.

Ma il massimo del fondo lo si è toccato con Obama. Lui ha veramente sbagliato tutto, non ne ha azzeccata una che una. Le sue analisi sulle primavere arabe e il suo sostegno alla Fratellanza musulmana sono il frutto di cattive informazioni in loco più che della sua presunta appartenenza ai Fratelli Musulmani. Le sue valutazioni sbagliate sul programma nucleare iraniano sono il frutto di una intelligence carente che non ha saputo dare al proprio Presidente le informazioni necessarie quando era il momento e il risultato è che adesso probabilmente è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Lungi da me difendere Obama che reputo un codardo di primissima categoria e che in tutto questo ci ha messo parecchio anche di suo, ma occorre dare pane al pane e vino al vino.

Da sempre alla base di una buona politica internazionale ci sono le informazione sui paesi che rientrano nell’orbita di interesse di chi le raccoglie. In politica internazionale non sempre chi è nostro alleato è anche un nostro amico (vedi la Turchia) e non sempre chi non è nostro alleato è un nostro nemico (vedi l’Egitto). Per distinguere servono informazione che vengono raccolte in parte dalle ambasciate e dai consolati ma in massima parte da quelle sezioni operative di cui si parlava prima. Se mancano gli uomini sul terreno le informazioni non saranno mai precise anche se si dispone dei più evoluti sistemi di intelligence elettronica.

L’ultimo lampante errore di Obama lo stiamo vedendo in Yemen dove gli Stati Uniti sono stati letteralmente presi di sorpresa dall’improvviso evolvere della situazione. Un errore che nel breve/medio termine si potrebbe rivelare drammatico.

Peri intenderci, Obama è il peggior Presidente della storia americana, è palesemente filo islamico (qualcuno sostiene che lui stesso sia musulmano), con l’Iran ha sbagliato e sta sbagliando tutto, ha perso praticamente tutti i maggiori alleati in Medio Oriente, da Israele all’Egitto fino all’Arabia Saudita preferendo fare una politica filo Fratellanza Musulmana che lo ha portato a tollerare praticamente ogni porcata da parte della Turchia e del Qatar, ma di certo non è stato aiutato dai suoi apparati di intelligence, di certo non ha informazioni precise, tempestive e aggiornate in uno scacchiere dove le cose cambiano con una velocità impressionante. E per rimediare agli incalcolabili danni che ha fatto ci vorranno anni e anni, se mai ci si riuscirà.

3 Comments

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  • Perché non partire dall’idea che Obama una politica estera in M.O ce l’ha e che questa politica estera ha subito dei rovesci , ma ha pur tuttavia una sua logica, che continua ad ispirare il Presidente USA?Con ogni probabilità Obama pensava che la Fratellanza musulmana fosse dal punto di vista culturale il soggetto più adatto a governare i paesi sunniti e a questo principio si è attenuto durante le pseudo primavere.E’ un principio comodo , perché mette la vela in conformità a dove dovrebbe tirare il vento.La sua idea non sembra abbia avuto grandi riscontri -Arabia Saudita e Egitto hanno messo fuori legge la Fratellanza – ma l’errore in fondo può essere almeno in parte perdonato.Nessuna intelligence può davvero prevedere il futuro, men che meno quello inaspettato.Anche le più accurate ricerche sociologiche possono prendere degli apparenti granchi, come capitò prima del 68 ad una indagine sugli atteggiamenti “pacifici” dei giovani italiani nel biennio 66-67, condotta da un valente sociologo come Alessandro Pizzorno. L’indagine era con ogni probabilità giusta, ma non poteva prevedere il ruolo ” terremotante” di certe minoranze che danno vita ai movimenti.Nel nostro caso invece l’intelligence obamiana ha probabilmente ponderato male i vari interessi in gioco.Una seconda linea di politica estera di Obama è sicuramente quella basata su un accordo da fare con l’iran senza nessun intervento o confronto militare e per di più alleggerendo le sanzioni.Il Presidente ritiene che l’iran possa divenire un Paese non minaccioso per gli USA e quindi va bene l’accordo, anche se questo rafforza gli Ayatollah e li dota dell’atomica.Terza linea : Israele non è più un alleato strategico degli USA.Questa alleanza Obama l’ha ereditata, ma la considera indigesta e in conflitto con le prime due linee di politica estera esposte prima.Prova ne sia l’insistenza perfino fastidiosa e grottesca per arrivare attraverso un finto accordo negoziale alla creazione di uno stato terrorista da piazzare al fianco ad Israele.Queste mi sembrano le direttrici della politica obamiana , che ha però avuto il torto di sottovalutare l’incompatibilità millenaria tra sciiti e sunniti e al contempo ha sopravvalutato la sua capacità di rassicurare i sunniti allarmati dalla crescente influenza dell’Iran.Il risultato indiretto più eclatante di questa politica filomusulmana é la nascita dell’ ISI.Di fronte agli imprevisti il Presidente USA sembra davvero poco preparato ed é questo il suo maggior difetto, ma probabilmente penserà che prima o poi – come spesso accade- le cose ” si aggiusteranno”.Tanto più che gli USA grazie alle scisti bituminose hanno ormai raggiunto l’indipendenza energetica e secondo alcuni potranno divenire il più grande esportatore di petrolio nei prossimi anni.D’altro canto per tutta risposta l’Arabia Saudita ha fatto scendere il prezzo del petrolio al di sotto dei limiti di convenienza economica per l’estrazione del petrolio dalle scisti.Se Obama pensava che non avrebbe provocato delle reazioni ostative alla sua politica certamente si sbagliava.Tutto questo ginepraio ci induce anche a domandarci se esiste una politica ” giusta” da imbastire con i paesi musulmani.Se esiste, sembra però che Obama non la possa scoprire da solo. Forse dovrebbe andate a scuola a Gerusalemme, a meno che non voglia abbandonare del tutto il medio oriente.Intanto per il momento aspettiamo a vedere chi vincerà le prossime elezioni in Israele.

    • Caro Milano, una analisi come sempre puntuale sulla quale concordo in massima parte. Aggiungerei che con l’Iran Obama non cerca solo un accordo ma che abbia dato per “acquisito” che si facciano l’atomica ma che in qualche modo vadano ritardati e “limitati”. Alla lunga questo sarà l’errore più madornale perché scatenerà una corsa al riarmo in Medio Oriente da far impallidire i tempi della guerra fredda

      • Caro Londei, siamo d’accordo anche sul fatto che Obama vuole consentire l’atomica all’Iran.E penso che siamo d’accordo su un pessimismo di fondo, sia per il M.O. che per la situazione europea.Se permette vorrei allargare il discorso all’Europa per un altro aspetto, che magari sarebbe più in tema in qualche altro suo recente articolo.L’errore di base che connota il dibattito sui rischi che corriamo in un’ Europa con trentacinque milioni di musulmani deriva dall’esigenza di tranquillizzare le popolazioni europee. Si presentano all’uopo casi « esemplari « di pseudointegrazione rappresentati da ragazze spigliate e velate o da giovanotti più o meno barbuti- che si appellano ai diritti costituzionali- la cui barba avrebbe lo stesso valore simbolico della barbetta di Civati, come sembra credere lui stesso.Ma quand’anche una indagine statistica attestasse il carattere pacifico della stragrande maggioranza degli islamici europei, questa stessa indagine avrebbe un carattere prognostico pari a zero virgola qualcosa.Come si sa il carattere pacifico e tollerante di una persona si dimostra in modo più convincente nel caso in cui a questa persona qualcuno dovesse pestare i piedi o così dovesse credere lui.La domanda da farsi a questo proposito é piuttosto questa:Se cioé delle popolazioni che tendono a chiudersi in forma di comunità che pratica valori divergenti da quelli del contesto esterno – consacrati dall’uso e da una educazione affettiva primaria o ritenuti addirittura di origine divina – siano solubili e quindi assimilabili in una società liquida come la nostra, un tempo definita dall’espressione «folla solitaria».A questo proposito io non ho mai visto l’olio sciogliersi nell’acqua.Una seconda domanda concerne una previsione molto elementare:Chi potrà mai assumere la guida di queste comunità nel caso di un conflitto identitario giocato tra usanze arcaiche e leggi dello stato laico? Non è difficile prevedere che all’occorrenza l’unica leadership di rappresentanza sarebbe comunque costituita da integralisti, così come già é accaduto finora, anche per le più spicciole esigenze.Infatti, quale trasmissione culturale riferita ai simboli identitari avviene attraverso l’educazione affettiva nelle famiglie di queste persone?Chi potrà rappresentarli al meglio se non i più zelanti, quelli che secondo Papa Bergoglio sono più attaccati alla «mamma»?In fondo voler bene alla mamma é un fatto naturale e nello stesso tempo un dovere.Nessuno può fare profezie (tranne i profeti) e , come si sa , neanche la scienza fa profezie.Ma in questo caso non é necessario essere profeti e nemmeno scienziati.Speriamo bene.