Perché tanta attenzione mediatica sull’Egitto e quasi nulla sulla Siria?

E’ impossibile non notare la differenza di trattamento mediatico tra quello che sta avvenendo in Siria e quello che invece accade in Egitto. Della Siria, dove da mesi il regime di Assad sta letteralmente massacrando la popolazione civile, i media (soprattutto di sinistra) parlano malvolentieri, mentre in Egitto appena vola una mosca su Piazza Tahrir tutti si affrettano a darle il giusto rilievo mediatico.

C’è da chiedersi perché avvenga questo. C’è da chiedersi cosa hanno di più gli islamisti egiziani dei giovani democratici siriani. Qualcuno (sempre e soprattutto dai media di sinistra) dirà che dalla Siria non arrivano immagini o notizie confermate. Lo dicevano anche due anni fa quando a rivoltarsi alla dittatura furono i giovani iraniani, con il risultato che anche quella rivolta venne praticamente oscurata dai media italiani. Invece non è così. Dalla Siria di immagini, persino estremamente crude (vedere per credere questo video del 31 luglio 2011), ne arrivano a decine ogni giorno soprattutto attraverso Twitter e Facebook.

La verità è che per certi media, che poi contagiano anche gli altri, la rivoluzione islamista egiziana è molto più importante delle richiesta di democrazia dei giovani siriani. Eppure la differenza è evidentissima, sia in termini di numero di vittime che di obbiettivi finali. In Siria i morti sono migliaia (ufficialmente 3500/4000 ma ufficiosamente sono molti di più) mentre in Egitto si parla di vittime nell’ordine di decine (10/20 morti). In Siria si scende in piazza per la libertà da una feroce dittatura, in Egitto siamo evidentemente di fronte ad una rivoluzione islamica. Solo ieri in Siria sono stati ammazzati 25 civili e cinque disertori. A morire, nella città di Deir al-Zor,  anche una bambina di appena 12 anni. Eppure sulle TV non se ne parla e sui giornali va bene se appare un trafiletto. Di contro di quello che succede in Piazza Tahrir, al Cairo, sappiamo praticamente tutto. PERCHE’?

La verità, purtroppo, sta sempre in mezzo, inteso geograficamente. La verità si chiama Israele. Non si va contro un dittatore sanguinario come Bashar Assad semplicemente perché è uno dei maggiori nemici di Israele e amico di Ahmadinejad. Infatti, come detto, la stessa cosa avvenne con la rivolta in Iran. Di contro si cerca di portare alla massima attenzione la rivolta islamista egiziana patrocinata dalla Fratellanza Musulmana. I motivi sono gli stessi. I Fratelli Musulmani sono i padri putativi di Hamas, acerrimi nemici di Israele e contrari a qualsiasi forma di collaborazione con lo Stato ebraico. Contrari persino al trattato di pace tra Egitto e Israele che regge dal 1979 e che tanti benefici ha portato ai due Paesi. Per questo motivo l’attenzione dei media (soprattutto di certi media) è concentrata al massimo sui fatti egiziani. Se, come certi sperano, in Egitto dovessero prendere il potere i Fratelli Musulmani, verrebbe immediatamente messo in discussione il trattato di pace con Israele e verrebbero aperte le frontiere con Gaza con il risultato che Hamas potrebbe tranquillamente comprare armi senza avere tutti i problemi che ha oggi. Un vero sogno per certi “giornalisti” e “intellettuali” di sinistra. Di contro, se dovesse cadere Assad verrebbe meno uno dei peggiori nemici di Israele, alleato regionale dell’Iran e sostegno strategico sia per Teheran che per Hezbollah. Un incubo per gli stessi “giornalisti e “intellettuali” di sinistra.

Avete capito adesso perché certa stampa italiana è concentratissima sui fatti egiziani e trascura completamente quanto sta avvenendo in Siria?

Sharon Levi

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