Piano di pace Medio Oriente: le linee rosse di Israele

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John Kerry non desiste e nonostante il chiaro ennesimo fallimento dei colloqui di pace tra Israele e Arabi della Autorità Nazionale Palestinese (ANP) parla di “importanti passi avanti”. In realtà com’era più che prevedibile non ci sono stati passi avanti ma solo la presa d’atto che Israele ha ribadito una serie di linee rosse che Kerry aveva cercato furbescamente di aggirare.

La prima linea rossa è quella che riguarda la Valle del Giordano che gli arabi della ANP vorrebbero sotto controllo internazionale mentre Israele vuole mantenerne il controllo militare. La sicurezza di Israele passa per quella valle e gli israeliani non hanno alcuna intenzione di demandare la loro sicurezza ad altri. Questo è un problema serio per Kerry perché se è vero che inizialmente sembrava che nelle sue proposte ci fosse l’intenzione di lasciare che fosse l’esercito israeliano a garantire la sicurezza della Valle del Giordano, così come avviene oggi, Kerry sembra aver ceduto alle pressioni arabe che invece vorrebbero una forza internazionale (della NATO?) in quella regione. E già a questo punto i colloqui erano praticamente finiti perché Israele non lascerà mai il controllo militare della Valle del Giordano.

Ma è la seconda linea rossa posta da Israele quella più ostica da scardinare perché riguarda un obrobrio internazionale unico al mondo, quello che riguarda i finti profughi palestinesi. Il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ieri ha ribadito che Israele non accetterà il rientro di nemmeno uno dei cosiddetti profughi palestinesi, condizione invece posta dalla ANP come “non discutibile”. Kerry sa benissimo che il Senato USA si è già espresso a riguardo ai presunti profughi palestinesi che poi profughi non lo sono per le leggi internazionali, ma non vuole togliere definitivamente questa “scusa” alla ANP. Per cui tenta di mediare una cosa che però non può essere mediata. E’ un imbuto che già in passato ha contribuito a far saltare decine di colloqui di pace.

La terza linea rossa è invece semplicemente invalicabile per Kerry e per la ANP e riguarda Gerusalemme Est. Israele non intende recedere di un millimetro sul fatto che Gerusalemme è la capitale indivisibile dello Stato Ebraico di Israele. Ogni pretesa araba su una parte di Gerusalemme o una “internazionalizzazione” della capitale di Israele è improponibile.

Infine la quarta e forse meno considerata linea rossa posta dagli israeliani, anche se forse è la più importante, quella del riconoscimento da parte araba dello Stato Ebraico di Israele. Abu Mazen non intende suicidarsi politicamente riconoscendo Israele per cui usa la scusa che non intende accettare lo status di “Stato Ebraico”, una scusa per altro banale in quanto lo Stato Ebraico è stato sancito dall’Onu all’atto della nascita di Israele. Di contro Israele pone il proprio riconoscimento come base per qualsiasi accordo. Senza riconoscimento di Israele non ci sarà nessun accordo con gli arabi.

Qualche tempo fa dissi che un accordo di pace tra israeliani e palestinesi è praticamente impossibile. Ora ne sono certo più che mai anche se non manca chi invece vorrebbe fare concessioni suicide ai palestinesi o chi, come Catherine Ashton e il Presidente Obama, rema sistematicamente contro Israele. L’unica soluzione è passare oltre e interessarsi  di cose ben più importanti come per esempio il nucleare iraniano. Ma ormai sembra che i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi siano diventati una ossessione per Obama e Kerry, forse proprio per distrarre l’opinione pubblica da problemi ben più gravi.

Last modified: Dic 3, 2017