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Populismo e buonismo al tempo dei social. Riscoprire la netiquette

Parlare di populismo o, al contrario, di buonismo dividendo il popolo in due distinte fazioni è quanto di più sbagliato e riduttivo ci possa essere, specialmente nell’era della informazione digitale che dovrebbe dare una copertura dei fatti a 360°.

Parlando di immigrazione se io contesto l’attuale politica del Governo italiano per talune persone divento automaticamente un populista quando non razzista e xenofobo. Non importa che non sia affatto vero e che contesti tale politica argomentando in maniera dettagliata le mie osservazioni. Se al contrario non escludo una quota di immigrazione regolare e non mi schiero apertamente con chi vorrebbe sparare sui barconi per altri sono un buonista, spesso anche comunista e “zecca”. Sotto questo aspetto l’era digitale, l’età della rete non ha portato alcun beneficio all’intelligenza umana. L’overdose di informazione ha avuto anzi l’effetto opposto creando una gran massa di leoni da tastiera pronti a saltarti addosso a seconda di come esprimi le tue opinioni. Sotto certi aspetti culturalmente siamo regrediti e vince chi spara il titolo più ad effetto anche se poi scrive cazzate a ripetizione senza alcun riscontro. E’ come se la gente si fermasse al titolo e non verificasse i contenuti.

Ho preso come esempio il discorso della immigrazione perché, insieme alla politica, è quello che più subisce l’effetto al contrario prodotto della evoluzione digitale. Ma lo stesso discorso vale per tanti altri argomenti, dalla politica mediorientale a quella sudamericana, dal conflitto israelo-palestinese alla crisi in Venezuela. Internet e la digitalizzazione della informazione hanno creato migliaia di mostri che abusano della rete (alcuni consciamente, altri inconsciamente) per divulgare odio, disinformazione e tutto quello che può servire ai loro scopi ben consci che ci saranno migliaia di persone pronte a leggere solo il titolo, a mettere like e a dividere il mondo tra populismo e buonismo.

Il fenomeno, che meriterebbe di essere accuratamente studiato dai sociologi, assume particolare virulenza sui social media e diventa un mezzo incredibile di lotta politica. Il primo a scoprirne le incredibili potenzialità (almeno in Italia) fu Casaleggio il quale con un uso piuttosto disinvolto della rete è riuscito a creare quello che oggi è la seconda forza politica italiana, il Movimento 5 Stelle. Il sistema è fondamentalmente semplice, dare in pasto a milioni di arrabbiati pochi e semplici messaggi racchiusi in poche parole in grado però di diventare in breve tempo virulenti in rete. Niente spiegazioni, niente complicazioni, solo pochi caratteri per trasmettere un messaggio che possa essere assimilato senza fatica da chi non ha la voglia o la possibilità di informarsi più dettagliatamente. Un hashtag che accompagni la parola chiave e che venga ripetuto (condiviso) migliaia di volte e il gioco è fatto. Di Casaleggio ne sono poi seguiti tanti, sia in campo populista che in campo buonista. Provate a pensare per esempio a come per mesi mentre in Italia sbarcavano migliaia di migranti clandestini provenienti dall’Africa sub-sahariana per molti media si trattava di “profughi in fuga dalla Siria” arrivando a negare persino l’evidenza delle immagini.

Lo scontro di “visione” tra populismo e buonismo ha assunto dimensioni talmente virulente da escludere quella che probabilmente è la maggioranza degli utenti della rete, quelli cioè che sanno ragionare con la propria testa senza il bisogno di schierarsi con una parte o con l’altra, quelli che sanno distinguere tra una critica costruttiva e una dichiarazione xenofoba, quelli che sanno distinguere tra un pensiero intriso di umanità e il bieco buonismo. Il problema è che queste persone troppo spesso lasciano perdere, evitano di essere trascinati in sterili discussione, spesso violente e impregnate di maleducazione, tanto da far rimpiangere la famosa “netiquette” che agli albori della rete era richiesta/imposta a chi partecipava alle discussioni sui forum.

Credo veramente che sarebbe necessario riscoprire la netiquette per superare questo incivile contrasto tra populismo e buonismo, tra due forme di estremismo che stanno letteralmente rovinando un mezzo così bello come la rete e che impediscono a chi è in qualche modo ragionevole di esprimersi e di contribuire attivamente alla soluzione dei tanti problemi che affliggono la nostra società, anche rispettando l’altrui opinione e magari contrastarla argomentando in maniera compiuta, decisa ma educata. Ma credo che ormai il seme dell’estremismo buonista e populista abbia gettato le radici e sarà parecchio difficile sradicarlo.