Preti pedofili: prime epurazioni in Irlanda. Ma non basta

Cadono le prime teste nella chiesa irlandese dopo lo scandalo dei preti pedofili venuto a galla a seguito di due inchieste governative. La prima testa eccellente a saltare è quella del vescovo Donald Brendan Murray, dimessosi ieri.

Il vescovo Donald Brendan Murray è responsabile di aver consapevolmente e scandalosamente coperto per molti anni alcuni sacerdoti che avevano abusato di bambini. Ieri il presule ha fatto avere le sue “scuse” sia alle vittime che ai fedeli cattolici irlandesi per il suo comportamento. Con tardivo rimorso Murray ha detto di essere consapevole che le sue scuse “non possono annullare il dolore delle vittime”.

Ora c’è da chiedersi come abbia potuto la Chiesa Irlandese nascondere per tutti questi anni questi orribili reati e, soprattutto, se a Roma ne erano a conoscenza. Già a seguito dell’uscita del film-denuncia “sex crime and Vaticane” (che trovate in coda all’articolo) si era sollevato un moto di sdegno (ovunque meno che in Italia dove non se ne è parlato e il film è stato praticamente censurato) non solo per gli incredibili fatti in esso riportati quanto per il documento emesso dal Vaticano con il quale si imponeva alle diocesi di coprire i preti pedofili e i loro misfatti. Quel documento, che per quanto ne sappiamo è ancora in vigore, si chiama “crimen sollicitationis” (che potrete trovare e scaricare in versione PDF a questo indirizzo) e stabilisce le regole da seguire, secondo il Diritto canonico, nei casi di “sollicitatio ad turpia”. Nel 2001 il crimen sollicitatonis, tenuto segretissimo, veniva solo parzialmente rivisto con il “de delictis gravioribus” firmato dall’attuale Papa, allora cardinale, Joseph Ratzinger. Ambedue i documenti impongono comunque la segretezza di fronte alla legge umana preferendo ad essa il il Diritto canonico, cioè nessun tribunale avrebbe mai dovuto sapere niente dei fatti ma solo il “tribunale canonico” detto anche “congregazione per la dottrina della fede” avrebbe potuto infliggere punizioni a quei sacerdoti che si macchiavano di questi orrendi delitti, punizione che naturalmente non prevedeva l’arresto ma al massimo la scomunica.

Detto questo, è impensabile che prima dell’esplosione dello scandalo a seguito di indagini della magistratura, il Vaticano fosse all’oscuro di quanto stesse avvenendo in Irlanda, mentre ci sembra più plausibile che abbia coperto le malefatte dei preti pedofili portandoli solo di fronte al tribunale canonico. Naturalmente lungi da noi lanciare accuse gratuite, ma crediamo che la Chiesa cattolica debba non solo far luce su questi (e altri) abominevoli reati, ma deve imporsi la totale trasparenza iniziando con l’abrogare il “de delictis gravioribus” che a suo tempo prese il posto del “crimen sollicitationis”. Non servono le lettere di scuse alle vittime e ai fedeli, serve la massima trasparenza e, soprattutto, serve che la Chiesa consegni alla magistratura ordinaria tutti i preti pedofili o colpevoli di abusi di cui è venuta a conoscenza e che fino ad oggi ha coperto.

Articolo scritto da Bianca B.

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