Procreazione assistita: rivedere la legge 40 è una questione di Diritto e di laicità dello Stato

Ieri abbiamo appreso dalla stampa che grazie a una coppia piemontese che ha fatto ricorso al Tribunale di Firenze e alla Associazione Luca Coscioni, la famigerata “Legge 40” che regolamenta la procreazione assistita sarà rinviata alla Corte Costituzionale in quanto si ravvedono “elementi di incostituzionalità”. Era ora, perché onestamente quella legge, che sembra scritta più da estremisti cattolici che da moderni giuristi, è proprio un insulto al Diritto.

Ma cosa prevede la Legge 40 e perché secondo il Tribunale di Firenze contiene elementi di incostituzionalità? Molto sommariamente, la legge 40 consente il ricorso alla procreazione medica assistita solo “qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità”. E’ vietata in ogni caso la fecondazione eterologa (art. 4), cioè con un donatore esterno alla coppia. Ed è proprio su questo punto che il Tribunale di Firenze solleva i dubbi di incostituzionalità in quanto, secondo i giudici fiorentini, l’art.4 che vieta il ricorso alla fecondazione eterologa priva la coppia dei suoi fondamentali Diritti e costringe migliaia di coppie italiane a rivolgersi a strutture estere generando un vero e proprio “turismo della fecondazione”. A dire il vero ci sarebbero altri punti contestabili della legge che oltretutto è in palese contraddizione con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Tra questi uno dei più controversi è quello che vieta “qualsiasi sperimentazione sull’embrione, nonché qualsiasi forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti” fatto questo che ha generato negli anni scorsi una forte polemica sulla diagnosi genetica di pre- impianto, di fatto vietata anche alle coppie con motivi concreti di timore per eventuali tare genetiche ereditarie, per il semplice motivo che, a prescindere dall’esito dell’esame, l’embrione non è selezionabile. Tra i passaggi più contestati, contenuti nel capitolo “Misure a tutela dell’embrione”, quello che prevede la creazione di embrioni finalizzata “ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque non superiore a tre”. In sostanza, si possono produrre un massimo di tre embrioni, cifra ritenuta da molti esperti troppo bassa, e per di più tutti e tre da impiantare insieme, il che può aver contribuito all’incremento di parti trigemellari nel nostro paese (fonte AGI).

Come si vede e si può facilmente dedurre il tema del contendere non è solo il divieto di impiantare nell’utero femminile embrioni provenienti da donatori esterni alla coppia, ma riguarda proprio il concetto stesso di embrione, il che riporta alla infinita querelle tra laici e cattolici sull’utilizzo degli embrioni anche nella ricerca medica e nella cura di malattie genetiche. Non solo, il fatto stesso che per accedere alla fecondazione assistita si debba essere “una coppia” proibisce e vieta di fatto la gravidanza a quelle donne che, per varie ragioni, vogliono un figlio ma non un uomo (per esempio le lesbiche). Tutti questi divieti non solo rendono il nostro Paese il più arretrato in Europa sul tema della medicina genetica, ma violano diversi articoli della Dichiarazione Fondamentale dei Diritti Umani e della Carta dei Diritti Europea, ambedue firmate dall’Italia. A questo possiamo aggiungere che violano palesemente il concetto di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione in quanto buona parte dei divieti sono apposti esclusivamente per motivazioni chiaramente riferibili alla religione cattolica, che di fatto viene imposta a tutti, laici e non cattolici compresi.

E’ evidente quindi che la Legge 40 non solo è incostituzionale ma è chiaramente discriminante in quanto vieta la gravidanza (quindi un Diritto fondamentale) a determinate categorie di persone. Su questa legge è chiaro come il sole (inutile negarlo) il peso del cattolicesimo e del Vaticano ed è paradossale che nel 2010, anno in cui viene conferito il Premio Nobel per la Medicina a Robert Edward, pioniere della fecondazione assistita, in Italia vi siano leggi così chiaramente arretrate e lesive dei Diritti fondamentali. Per questo motivo crediamo che il rinvio della Legge 40 alla Corte Costituzionale non solo sia una azione corretta ma che sia un atto dovuto. Ora, dalla Corte Costituzionale, ci aspettiamo un rapido verdetto che metta fine finalmente a questo sopruso che non solo costringe ogni anno migliaia di coppie e/o singoli italiani a intraprendere la tortuosa, costosa e rischiosa strada del “turismo della fecondazione”, ma che costringe l’Italia e gli italiani a subire ancora l’ennesimo diktat della Chiesa cattolica, in palese contraddizione con la laicità dello Stato sancita dalla Costituzione.

Secondo Protocollo

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