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Putin ridicolizza Obama. E Pechino ride

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Precipita la situazione in Ucraina dove la Crimea ha chiesto e ottenuto l’aiuto militare russo, ha anticipato il referendum sul suo status, in pratica una prova generale di secessione e, non ultimo, ha occupato (forse proprio con l’aiuto dei russi) tutti i posti di potere e allestito barricate di difesa.

Si apre quindi una nuova importante crisi alle porte dell’Europa, una crisi che rischia di tracimare in una sanguinosa guerra civile. E’ impossibile in questo momento non pensare a cosa è successo in Siria e come ci si è arrivati.

Lasciamo stare le ragioni che hanno portato al conflitto siriano, nettamente differenti da quelle del potenziale conflitto in Crimea, e concentriamoci sull’approccio tenuto dalle due più grandi potenze mondiali, Russia e Stati Uniti, in queste due crisi e su come il loro atteggiamento le abbia influenzate.

Prendiamo la Siria. Putin ha sempre sostenuto materialmente il regime di Damasco. Certo, lo ha fatto più per ragione strategiche che per altro (il porto siriano di Tartus per la Russia è strategicamente importantissimo), mentre Obama oltre a minacciare senza tanta convinzione un intervento armato, non ha fatto assolutamente niente. Ecco, la situazione in Crimea è molto simile. Putin interviene attivamente addirittura mandando esercito e blindati mentre Obama si limita a tremolanti moniti. Anche in questo caso la Russia ha importanti interessi geostrategici da difendere e non si fa certo scrupolo di usare la sua potenza militare.

E’ più che plausibile che anche questa volta Obama non vada oltre qualche parola mentre Putin farà attivamente i fattacci suoi.

Ora il mio pensiero va stranamente a Pechino. Perché a Pechino direte voi? Perché da quelle parti si è a un passo da un conflitto tra il Giappone e la Cina per il controllo delle isole Senkaku. Anche in quel caso Obama ha tremolantemente tuonato che se la Cina dovesse entrare in conflitto con il Giappone gli Stati Uniti non rimarrebbero inermi. Ma chi ci crede più alle parole di Obama? Che timore possono fare le sue minacce visto come si è comportato con la Siria, con l’Iran e adesso con l’Ucraina? Al Giappone gli andrebbe alla grande se si ritrovasse John Kerry a trattare con Pechino solo per la cessione delle isole Senkaku e non di tutto il distretto di Okinawa di cui fanno parte. Visti precedenti non escudo che Obama tratti per cedere tutto il Giappone ai cinesi, altro che minacce di intervento armato a cui non credono più nemmeno le mammolette.

Negli ultimi mesi Putin ha sistematicamente demolito la figura di Obama, prima in Siria, poi in Iran e infine lo sta facendo in Ucraina con la faccenda Crimea. Gli ha soffiato l’Egitto abbandonato a se stesso e probabilmente guarda a Israele. In questo contesto di cosa debbono aver paura i cinesi? Si prenderanno le isole Senkaku in un sol boccone e se saranno ancora affamti si prenderanno anche il Giappone, tanto non ci sarà nessuno a fermarli.

2 Comments

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  • Sembra proprio che la realtà stia sfuggendo sempre più dalle mani di Obama, il quale si era forse convinto che il Nobel per la Pace fosse il segno di un apprezzamento universale, con cui alimentare una politica di “dialogo”.
    E invece no.
    Gli altri vanno avanti sulla base di forti interessi tattico-strategici, mentre il Presidente USA recita sempre più la tipica parte di una carica morale.
    Una specie di Pontefice laico che si affaccia settimanalmente da un balcone per esortare e ammonire in nome di valori, che non é però tenuto né può far rispettare a trecentosessanta gradi.
    Tra l’altro,di fronte ad un simile Pontefice certamente anche un Paese come Israele farebbe bene ad usare tutti i riguardi formali, che si devono ad una carica onorifica, ma senza cedere in nulla sul fronte degli interessi.
    Non credo per niente che Obama debba rischiare dei conflitti globali – non sia mai !- ma forse gli conviene smetterla con l’ecumenismo di Oslo e puntellare le posizioni difensive reali degli interessi americani, che in questo momento facciamo tutti fatica a definire sulla base della sua politica.
    In sostanza gli altri rispettano solo coloro che dimostrano di avere una chiara nozione dei propri interessi, con relative alleanze, anche sulla base di criteri di reciprocità.
    Tale rispetto si sostanzia in forme di autolimitazione, indispensabili alla coesistenza, tra soggetti che si temono e di cui si riconoscono reciprocamente gli interessi non negoziabili.
    Questa preoccupazione costante di tutti gli statisti, mi fa venire in mente la preoccupazione che aveva Kennedy al momento della crisi dei missili: di non fare delle mosse irrevocabili che superassero dei punti di non ritorno.
    Senza per ciò stesso perdere di credibilità dissuasiva.
    In questo, nella capacità dissuasiva, Obama sembra in difficoltà, forse perché sembra più impegnato a difendere dei principi puri , piuttosto che degli interessi, regolati magari anche da criteri valoriali
    Ora , la capacità dissuasiva non deriva necessariamente da interventi militari o simili, ma dal timore e nel rispetto razionalmente elaborato che si ispira negli altri con una varietà coerente di comportamenti e atteggiamenti.
    Vale un po’ il motto caporalesco in merito al modo migliore per imporre la disciplina:
    fatti la fama e vivi da puttana.

    • a parte l’ottima analisi (come sempre, del resto) quella del pontefice laico è fantastica, rende perfettamente l’idea