Quanto è credibile l’offensiva diplomatica dell’Unione Africana in Libia?

Durante il meeting dell’Unione Africana sulla Pace e Sicurezza nel Continente, svoltasi lo scorso fine settimana ad Addis Ababa, gli Stati membri dell’Unione hanno incaricato il Presidente Ugandese Yoweri Museveni e il Presidente Sud Africano Jacob Zuma a contattare Gheddafi e le forze rivoluzionarie per iniziare dei negoziati in vista di trovare una soluzione alla crisi in Libia.

I Presidenti Museveni e Zuma lavoreranno in collaborazione con il Presidene del Congo – Brazaville: Denis Sassou Nguesso, del presidente del Mali: Amadou Toumani Touré e del Generale della giunta militare in Mauritania Mohamed Ould Abdel.

Questo team prevede di recarsi a Tripoli verso il 19 marzo per una missione di valutazione sul terreno e per incontrare tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Il Presidente Museveni e’ noto per essere stato un antico alleato di Gheddafi che finanzio’ il suo movimento di guerriglia che prese il potere in Uganda nel 1986. La collaborazione tra Museveni e Gheddafi continuo’ su buoni auspici fino agli inizi degli anni 2000, anni in cui si assistette a una seria incrinatura dei rapporti tra i due leaders.

Nonostante che gli investimenti libici in Uganda siano ancora cosistenti , Museveni ha energicamente contrastato il progetto del Leader Libico di creare gli Stati Uniti d’Africa, ritenendo piu’ opportuno sviluppare le gia’ esistenti Comunita’ Economiche nel Continente sulla falsa riga della Comunita’ Europea, come la East Africa Community che raggruppa l’Uganda, il Kenya, la Tanzania (membri fondatori) il Ruanda e il Burundi.

Per contraccambiare Gheddafi ha finanziato due regni etnici all’interno dell’Uganda: il regno dei Buganda e il regno dei Totoro, con chiari intenti di destabilizzazione . Entrambi i regni rivendicano un’indipendenza dall’Uganda. Il territorio del regno dei Buganda si trova nel cuore del paese dove vi sono le principali citta’ (la capitale Kampala compresa) e le migliori terre fertili. Il regno dei Totoro e’ ubicato nella zona nord ovest proprio dove sono stati recentemente scoperti importanti giacimenti di petrolio.

La posizione Ugandese

Il Presidente Museveni ha dichiarato che non puo’ rifiutare di portare il suo contributo alla crisi libica ricordando l’aiuto offerto dall’Uganda nelle crisi che hanno coinvolto i paesi regionali: quella del genocidio del 1994 in Ruanda e quella delle violenze post elettorali del dicembre 2007 in Kenya.

Il segretario stampa della Presidenza, Taqmale Mirundi, ha recentemente dichiarato sul quotidiano ugandese Daily Monitor: “Il Presidente e’ fermamente convinto che i problemi africani possono essere facilmente risolti dagli Africani stessi, attraverso un approccio regionale e continentale”.

Il governo Ugandese instiste che la relazione personale tra i due leader non compromettera’ il giudizio imparziale di Museveni. “Il fatto che il Presidente ha relazioni amicali con il Colonello Gheddafi non implica che e’ l’ostaggio di Gheddafi. Al contrario Museveni potra’ utilizzare la sua amicizia per risolvere il problema libico”.

Come primo atto politico l’Uganda e il Sud Africa, attraverso l’Unione Africana, hanno lanciato ai due schieramenti contrapposti (le truppe rimaste fedeli al Colonello e gli insorti) la proposta di un cessate il fuoco.

Questa proposta e’ stata rifiutata da entrambe le parti.

Il Presidente Museveni, appoggiato dalla maggioranza dei Paesi membri dell’Unione Africana, si e’ dichiarato completamente contrario ad un intervento militare esterno neppure sotto il mandato dell’ONU, compresa l’applicazione della no fly zone sullo spazio areo libico.

Il Ministro Ugandese degli Affari Esteri ha dichiarato alla stampa nazionale che: “Nonostante il rifiuto di accettare un cessate il fuoco, ogni possibilita’ per risolvere la crisi libica rimane ancora valida. La Libia e’ un paese africano. E’ nel mandato dell’Unione Africana risolvere i problemi del continente e non di lasciarli risolvere agli Europei o agli Americani”.

Sia il governo Ugandese che quello Sud Africano hanno promesso di iniziare una meticolosa inchiesta sulla presenza di mercenari in Libia di origine africana. A quanto sembra nessun mercenario ha origini ugandesi mentre vi sono forti sospetti che almeno una delle ditte di mercenari Sud Africane sia coinvolta.

L’Unione Africana e’ credibile?

Il tentativo di proporre una soluzione Continentale alla crisi libica potrebbe rappresentare un importante fattore progressista verso un’indipendenza politica dell’Africa che rifiuti le interferenze straniere da quelle Occidentali a quella Cinese.

Il problema sta nella credibilita’ della Unione Africana.

In molti stati membri i Presidenti sono al potere da vari decenni e stanno creando delle “Dinastie Africane”.

Museveni, che alle prossime elezioni previste nel 2016 puo’ vantarsi di trent’anni di potere ininterrotto, sta preparando suo figlio, il Colonello Kaneirugaba Mohoozi di 36 anni, a succedergli alla testa del partito NRM. Il Colonello Mohoozi sara’ probabilmente il candidato alle Presidenziali del 2016.

L’Uganda non e’ il solo esempio. Il potere in Swaziland, Lesotho e Marocco e’ concentrato nelle mani di monarchie di fatto. La cultura dei “regni repubblicani” e’ stata applicata dalle successioni politiche delle dinastie di Ali Bongo in Gabon e di Faure Gnassingbe in Togo, entrambi succeduti ai loro padri attraverso violente e discreditate elezioni presidenziali.

Nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) il Presidente Joseph Kabila, all’età di 28 anni, e’ stato investito d’ufficio alla carica Presidenziale da parte dei militari dopo l’assassinio di suo padre nel 2001.

In Botswana il Presidente Ian Seretse Khama, figlio del “padre fondatore della nazione” ha iniziato a dirigere il paese dopo che suo padre si e’ dimesso prima della fine del suo mandato presidenziale.

L’Unione Africana è ancora lontana da essere un organismo politico unito e indipendente.

A causa di una mancata unione d’intenti dei suoi stati membri, che spesso lascia il posto ad interessi nazionali contrastanti, l’Unione rimane estremamente debole a qualsiasi influenza straniera e non dispone di una adeguata copertura finanziaria che le permetta di mettere in pratica le risoluzioni formulate.

Per esempio la Forza di Pace dell’Unione Africana in Somalia (composta solo da truppe Ugandesi e Burundesi) e’ per la maggior parte finanziata dagli Americani e dalla Comunita’ Europea.

Il caso somalo e’ emblematico ed evidenzia l’inconsistenza politica delle varie risoluzione della U.A. Nonostante il voto unanime per autorizzare l’invio di un contingente di pace africano in Somalia la maggior parte dei Stati membri si e’ rifiutata sia di inviare le loro truppe sia di sostenere finanziariamente la missione di pace. L’unico Stato Africano che ha apportato un consistente appoggio finanziario era la Libia…

A seguito degli avvenimenti il Libia, attualmente l’Unione Africana sta chiedendo agli Stati Uniti e alla Comunita’ Europea di coprire il mancato finanziamento proveniente da Gheddafi per permettere alla missione di pace di continuare il suo mandato in Somalia.

E che dire dei fallimenti dell’Unione Africana riguardo all’attuale crisi della Costa d’Avorio? Nonostante i vari tentativi di mediazione condotti dal Presidente della Burkina Faso sotto mandato della U.A. il paese si sta avviando alla ripresa della guerra civile.

Non dimentichiamoci che la maggior parte l’Unione Africana non e’ riuscita a creare un tribunale Continentale per giudicare war lords o leaders politici che si sono macchiati di crimini contro l’umanita’ come il Presidente Sudanese Omar el-Bechir, i Presidenti Kenioti Kibaki e Odinga o il war lord congolese Pierre Bemba. In alcuni casi l’Unione Africana ha apertamente ostacolato l’operato della Corte Internazionale dei Crimini, per esempio nel caso di mandato d’arresto internazionale del Presidente Sudanese, giudicando l’operato della CIC come un’interferenza negli affari interni dei paesi sovrani.

Altri fattori non rendono credibile l’intervento della U.A. nella crisi libica.

Vi sono anche dei fattori interni alla Libia che non rendono credibile una mediazione della U.A.

La maggior parte dei mercenari che stanno combattendo al fianco delle truppe rimaste fedeli a Gheddafi sono di origine africana. Gli Stati di provenienza di questi mercenari hanno fino ad ora ignorato il problema, come se non li riguardasse.

Difficilmente le forze rivoluzionarie libiche vedranno nella Unione Africana un interlocutore credibile per risolvere la crisi interna, mentre mercenari africani si stanno macchiando di crimini contro la popolazione civile e stanno decimando le truppe ribelli.

Anche da parte del regime di Gheddafi la maggioranza degli Stati Africani e’ vista con disprezzo e l’Unione Africana e’ considerata dal dittatore come un mero strumento per il suo obiettivo di creare gli Stati Uniti d’Africa e di auto proclamarsi Presidente del Continente.

Purtroppo i tempi sono ancora lontani per una politica comune ed indipendente del Continente che sappia risolvere i problemi e le crisi dell’Africa.

Fulvio Beltrami

16 marzo 2011

Kampala Uganda.

Note

[1] Sull’impatto ecomomico della Libia in Uganda vedi articolo La fine del Re dei Re e l’impatto sull’economia ugandese pubblicato su Dillinger il 01 marzo 2011 http://www.dillinger.it/esteri-58883.html

[1] Sull’influenza libica dei regni in Uganda vedi l’articolo Tentacoli libici sull’Africa pubblicato su Dillinger il 23 settembre 2010 http://www.dillinger.it/tentacoli-libici-sullafrica-52328.html e l’articolo L’Uganda a rischio di implosione etnica pubblicato su Fabionews il 15 aprile 2010 http://www.fabionews.info/View.php?id=8589

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