Quei morti in Afghanistan dimenticati da tutti

Ieri è morto un altro militare italiano in Afghanistan, il 37esimo. Era un alpino, il tenente Massimo Ranzani, 37 anni, celibe per sua volontà, almeno questa volta non ci sarà una vedova e dei figli a piangerlo. A dire il vero la notizia è passata quasi inosservata coperta dalle solite banalità di un Premier sempre più sbroccato che catalizza l’attenzione dei media solo su di se e sulle sue amenità.

Eppure la morte di un militare italiano in missione di pace dovrebbe fare più notizia di quelle relative al bunga bunga o al fatto che Berlusconi non abbia un cellulare con il quale poter chiamare le sue ninfette. Purtroppo anche questa volta la stampa italiana (nessuno escluso) ha dimostrato di essere a livello sub-africano. Possibile che nessuno dei politici italiani discuta sul fatto che in Afghanistan c’è una guerra e che una missine nata come “di pace” si è gradualmente trasformata in una missione “di guerra” dove si spara e, come in tutte le guerre, si muore? Possibile che in uno Stato degno di questo nome nessuno inizi seriamente a chiedersi se sia meglio ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan oppure rafforzarle con nuovi mezzi più sicuri dei Lince che evitino queste sempre più numerose perdite? Il Ministro La Russa molti mesi fa aveva parlato di sostituire i Lince con i più sicuri Freccia. Che fine hanno fatto? Perché non sono già operativi?

Invece in Italia non si parla di queste cose, non si mette in discussione l’operato del Governo su temi così seri e scottanti. Si preferisce star dietro a un gruppo di puttane d’alto bordo che in una notte di bunga bunga guadagnano venti volte quello che prende un militare in missione di guerra. Credo che si sia veramente superato il limite della decenza.

Vogliamo sapere se la nostra presenza in Afghanistan sia veramente giustificata da una possibilità concreta di incidere nello sviluppo di quel Paese oppure se sia solo pertinente ad una sorta di accondiscendenza verso l’alleato americano. Vogliamo sapere, nel primo caso, come intende agire il Governo per rendere più sicure le missioni delle nostre truppe, oppure se si sta pensando (nel secondo caso) ad una strategia di uscita che permetta in pochi mesi di ritirare tutte le nostre truppe. Vorremmo che la politica si interessasse di queste cose e non solo dei problemi del premier italiano.

Infine vorremmo che la stampa italiana uscisse una volta per tutte da quell’imbuto in cui si è cacciata e che faccia informazione seria su problemi di attualità. Se il Governo è immobile su temi così importanti è anche grazie alla poca pressione esercitata dalla stampa sui suddetti temi. Intorno a noi il Mediterraneo sta esplodendo. I nostri militari sono su due fronti di guerra di primaria importanza (Libano e Afghanistan). Possibile che tutti stiano dietro a “u pilu”?

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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